giovedì 28 novembre 2019

Un paese ci vuole

'Un paese ci vuole' è il titolo della nuova mostra che il Castello Campori di Soliera (a metà strada tra Modena e Carpi) ospita dal 30 novembre 2019 all’8 marzo 2020.

Promossa dal Comune di Soliera, dalla Fondazione Campori e dal Centro Studi Storici Solieresi, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, la mostra, che prende il nome da una citazione da “La luna e i falò” di Cesare Pavese, s’inaugura sabato 30 novembre, alle ore 18.

Confrontandosi idealmente con il celebre lavoro che Cesare Zavattini e Paul Strand dedicarono a Luzzara negli anni ‘50, “Un paese ci vuole. Fotografie tra luoghi e persone del nostro territorio” identifica una collettiva di circa 100 fotografie realizzate da dieci giovani artisti, selezionati da TerraProject, con il coordinamento di Simone Donati e Rocco Rorandelli.

Gli autori sono Samantha Azzani, Cosimo Calabrese, Alessandra Carosi, Umberto Coa, Nicola Dipierro, Karim El Maktafi, Simone Mizzotti, Mattia Panunzio, Luana Rigolli e Irene Tondelli.

I dieci giovani fotografi – ognuno con un proprio bagaglio di interessi e visioni, dal paesaggio urbano al ritratto, alla fotografia documentaria, a quella astratta – hanno vissuto un’intera settimana a Soliera nel settembre 2018, indagandone in modo errante e intensivo il tessuto sociale e fisico.

Una nuova ricognizione geografica e sociale di un territorio specifico, per dar vita a una narrazione frammentaria e “laterale”. “Dieci storie e dieci modi di raccontare”, scrive Giovanna Calvenzi, “e dalla somma delle esperienze dei singoli autori, nasce un nuovo possibile paese”.

La mostra sarà visitabile presso il Castello Campori (piazza Fratelli Sassi) di sabato e domenica con orario 9-13 e 15-19.30. Ingresso libero.

Info: +39.059.568580, info@fondazionecampori.it,
www.solieracastelloarte.it




martedì 26 novembre 2019

Antonio Cutino e la Palermo del ‘900. Nel segno della tradizione

Dal 26 novembre 2019 al 19 gennaio 2020 presso Villa Malfitano Whitaker (Palermo, Via Dante, 167) si terrà la mostra dedicata all’opera di Antonio Cutino, pittore palermitano d’elezione, che dalla tradizione tardo-ottocentesca italiana, troppo spesso dimenticata, ha tratto tecnica, ideali e ispirazione. Curata da Giacomo Fanale, " Antonio Cutino e la Palermo del ‘900. Nel segno della tradizione" verrà inaugurata quest'oggi, alle ore 11:30

Vividi sguardi in sorridenti volti di giovani donne apparentemente solari, figure femminili in immagini di genere di umana familiarità, squarci di paesaggi verdeggianti di ville mediterranee, vedute di scogli emergenti tra onde increspate di luce riflessa, visioni marine di pescatori sotto cieli nuvolosi, nature morte in semplici interni con luminosi drappeggi. 

Sono questi i soggetti più frequenti che accolgono nella sede espositiva di Villa Malfitano il visitatore della mostra dedicata all’opera, protrattasi nel tempo per lunghi decenni del Novecento, di Antonio Cutino, pittore palermitano d’elezione, che dalla tradizione tardo-ottocentesca italiana, troppo spesso dimenticata, ha tratto tecnica, ideali e ispirazione. 

Il quadro multiforme di un mondo vero che emerge con evidenza dalla sua opera pittorica è il risultato di un’osservazione attenta e coinvolta di un’umanità e di una natura spiate con curiosità sempre viva nella normalità della vita quotidiana. La mostra di Villa Malfitano è una testimonianza, forte ma sommessa e discreta, dell’evoluzione, assai particolare, della società comune palermitana verso la modernità in decenni cruciali nella storia del suo sviluppo.


Antonio Cutino e la Palermo del ‘900. Nel segno della tradizione
Dal 26 novembre 2019 al 19 gennaio 2020

VILLA MALFITANO WHITAKER
Palermo, Via Dante, 167
Orario di apertura
Dal lunedì al sabato: 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00 Domenica e festivi: 10.00 – 13.00 (pomeriggio chiuso) Giorni di chiusura: 24, 25, 26 dicembre 2019 e 1 gennaio 2020 Aperture straordinarie: 8 dicembre 2019 e 6 gennaio 2020 (con orario festivo, 10.00 – 13.00)





venerdì 22 novembre 2019

Guglielmo Sansoni in arte Tato

Tato in un'elaborazione grafica di Leonardo Basile
A Guglielmo Sansoni in arte Tato, esponente del movimento futurista e tra i protagonisti dell'aeropittura, è dedicata la pagina odierna del sito web 'Arte & leonardo basile'.

Tato, nacque a  Bologna nel 1896 e si spense a Roma nel 1974; è stato un artista futurista italiano tra i protagonisti dell'aeropittura.

La sua adesione al movimento futurista avvenne nel 1920 con un gesto eclatante: organizzò un finto funerale per far 'morire'  Guglielmo Sansoni e farlo rinascere come Tato futurista.
Conobbe F.T. Marinetti a Bologna nel 1922, diventandone da subito stretto amico. Nel 1929 assieme ad altri futuristi pubblicò sulla Gazzetta del Popolo il Manifesto dell'Aeropittura e nel settembre 1930 insieme a Marinetti organizzarono il primo concorso fotografico nazionale, e fra quell'anno e quello successivo proposero il Manifesto della fotografia futurista. Ha scritto diversi saggi e libri, tra i quali si menziona l'autobiografia 'Tato Raccontato da Tato' scritta nel 1941.

Ha scritto Aurelio T. Prete in una pubblicazione del 1963 edita da ERS Roma : " Sfogliando le innumeri pagine dedicate al movimento futurista nelle enciclopedie, nei molteplici libri che trattano dello scapigliato movimento italiano dell'ante e dopo guerra 1915-18, in riviste qualificate come in giornali, il nome di Tato appare stagliato quale gemma che - seppur a volte in tono minore al confronto dei maggiori artefici della corrente - possiede indubbiamente la sua splendente e chiara luce.

Scatenato da quei geniali vulcani che furono Filippo Tomaso Marinetti, Remo Chiti, Luciano Folgore, Paolo Buzzi, Aldo Palazzeschi e tanti altri (chi non fu futurista in quell'epoca? chi ancora - uomo d'ingegno come d'arte non restò attratto e conquiso dal rivoluzionario evento?) il 'movimento' ebbe artefici principali anche degli scrittori-poeti-pittori quali in primissimo piano Ardegno Soffici fino a Francesco Cangiullo, ad artisti plastici che con Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Severini, ed i giovani Depero, Prampolini, Dottori e Tato furono convinti e geniali assertori dell'idea nuova. Ed il nome di Tato correva di bocca in bocca, varcando d'apprima i confini regionali e poi quelli nazionali. Lo stesso volume 'Tato racconTato da Tato' nella sua seppur girandola d'avvenimenti, rappresenta una valida testimonianza a tutto) dette - per anni fedelissimo - al futurismo.

Nell'arroventato clima del prima e dopo-guerra, nella decadenza delle arti, nello stantìo senso passatista che dominava pittura e scultura, ogni geniale artefice non poteva restare sordo all'appello scatetano da F.T. Marinetti attraverso i suoi ormai storici manifesti. E non si sottovaluti questo italianissimo movimento poichè esso sta a reazione contro un passatismo decadentista ed a spinta verso un sagace e quanto mai utile aggiornamento delle arti più ancora che della letteratura. E seguaci del futurismo si ebbero in Germania, Francia, Russia, Giappone, ecc.

Gluglielmo Sansoni (Tato) aveva iniziato a dipingere sin dall'adolescenza. Più tardi, durante la guerra del 15-18 s'incontrò con Boccioni e prese maggiori contatti con le correnti allora alla moda. Inutile qui ripetere il suo battesimo futurista, quel funerale che mostra, con l'audacia, la spregiudicatezza dell'Artista. Inutile ancora rifarsi ai lusinghieri giudizi di Marinetti (che lo ebbe assai caro) ed alle glorie pittoriche futuriste che videro Tato piazzato in un posto tra i primi sia per l'estro compositivo che per la tecnica. Libero nella tematica, originale nella stesura, Tato è oggi l'unico vessillifero superstite di quella corrente che - impossibile negarlo - seppe dare un calcio al retrivo post-ottocentismo per far nascere il novecento in prima e le correnti tutte d'oggidì, poi.
E questo Maestro va considerato analiticamente sotto i diversi aspetti del futurista del neo-impressionista dell'espressionista del pittore di figura come di composizioni, di nature vive (come giustamente usa chiamarle lui) e di paesaggi, ed in materia di tecniche: di olio come di tempera, di sassopittura come di ceramica, ecc...

Impossibile, quindi, inquadrare in questa od in quell'altra tendenza Tato che, al di sopra d'ogni regola, resta un maestro qualificatissimo ma inqualificabile, siccome pochi altri nostri contemporanei. Dinanzi ad opere futuriste, di aeropittura (peculiare vanto dell'Artista), di sassopittura, di scultura, di tematica paesistica come di lavori sacri non si può negare di trovarci dinanzi ad uno dei più significativi artisti dei nostri giorni.(..)  continua 

Tre opere di Tato




martedì 19 novembre 2019

Per la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne

Diventa sempre più forte la voce che reclama uno stop all’emergenza sociale dei femminicidi e, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, si rinnovano in diverse città italiane gli eventi collegati al Wall of Dolls, l’installazione artistica creata dalla cantante Jo Squillo a Milano, cinque anni fa e divenuta simbolo contro i femminicidi e la violenza di genere.



Quest’anno gli eventi sono stati realizzati in collaborazione con Fondazione ANDI Onlus, che rappresenta le attività sociali dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, da tempo vicina all’universo femminile, occupandosi di progetti volti alla salvaguardia e alla prevenzione in tutte le possibili declinazioni; come il “Dentista sentinella”, un’iniziativa di formazione e di informazione degli Odontoiatri contro la violenza di genere e sui minori, finalizzata a favorire, sia il riconoscimento della violenza subita, che la richiesta di aiuto.

L’appuntamento è fissato per domenica 24 novembre alle ore 11,30, presso il Teatro di Tordinona, in via degli Acquasparta 16 a Roma. Deus ex Machina dell’evento Michele Baldi, impegnato in una battaglia che lo vede coinvolto nel duplice ruolo di padre e di uomo e che lo ha portato a promuovere i diritti delle donne in diversi momenti nel corso degli anni, dando vita al Muro delle Bambole di Roma. 

L’iniziativa vedrà la partecipazione del Presidente Nazionale ANDI Carlo Ghirlanda, del regista teatrale Renato Giordano e degli studenti RUFA, la prestigiosa Rome University of Fine Arts. Madrina dell’evento Claudia Gerini, una delle attrici più amate  dal pubblico e che ha ricevuto dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, l’Alta onorificenza di Ufficiale della Repubblica italiana per i meriti nel lavoro e per il suo impegno nel sociale.

Proprio a fianco dell’ingresso del Teatro, noto come il Teatro di Pirandello, dal 2017, ha trovato collocazione il Muro delle Bambole romano, ospitato sulla parete dell’edificio ATER di Roma. Nella giornata precedente l’evento, nuove bambole verranno aggiunte a quelle già presenti dagli studenti di Arti visive, con la supervisione del docente RUFA Emiliano Coletta.  Elemento caratterizzante sarà dunque l’arte, nelle sue varie forme. Nel corso della mattinata è anche prevista l’esecuzione di una performance, dal titolo “Scusa/Grazie” che vedrà un’azione curata dagli studenti di Arti visive RUFA Silvia Bottero e Amedeo Longo.

Nel foyer del Teatro, dal 18 al 25 novembre avranno luogo le mostre “Toys”, composta da tre dipinti realizzati della studentessa RUFA Antonella Romano e “Donne”, gli scatti fotografici della raccolta di Barbara Fiorenzola. L’intera manifestazione conferma l’impronta a sostegno di chi cerca di uscire dalla spirale della violenza subita. L’obiettivo è sensibilizzare il pubblico sul tema del dolore e della cura, della compartecipazione e della condivisione reciproca.

La partecipazione all’evento e alle mostre è ad ingresso libero. Maggiori informazioni QUI

Ufficio Stampa Fondazione ANDI Onlus:
Elisa Braccia +39 346 3951050

Paolo Angelini +39 349 2394438



RUFA External Relations & Press Office
Ernesto Pastore

+39 3893425668



domenica 17 novembre 2019

Alle origini dell'arte contemporanea: bluff o rivoluzione?

Alle ore 16:00 di quest'oggi presso l' Aula Consiliare del Comune di Basiglio, Johan & Levi con UNITRE e Biblioteca "Il Mulino di Vione" terranno un incontro culturale dal tema ' Alle origini dell'arte contemporanea: bluff o rivoluzione?' con Luigi Bonfante e Mauro Zanchi.

Spunto per l'incontro il volume di Luigi Bonfante Catastrofi d'arte, un saggio che ripercorre le profezie più clamorose del Novecento attraverso le vicende di opere e artisti che hanno inaugurato un nuovo paradigma.


Aula Consiliare
Piazza Leonardo da Vinci 1 | Basiglio



venerdì 15 novembre 2019

Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento

Venerdì 22 novembre 2019, alle ore 17.00, a Vibo Valentia, presso il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, nell’accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino dal titolo Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento (Editrice Aurora).
Interverranno all’iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia e l’autore del volume.

<<L’iniziativa – come precisa la dottoressa Bonofiglio - ha lo scopo di far riscoprire la passione per l’arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell’opera - continua la Bonofiglio - si descrive l’evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l’autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell’arte calabrese fino all’Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro – conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione>>. 

Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.  
Il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è afferente al Polo museale della Calabria, guidato dallo scorso gennaio dalla dottoressa Antonella Cucciniello.



Presentazione volume
Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia
Vibo Valentia
22 novembre 2019 – Ore 17.00

Polo museale della Calabria
Direttore: Antonella Cucciniello
Ufficio stampa: Silvio Rubens Vivone (responsabile) 
Tel.:  0984 795639 fax  0984 71246 
pm-cal.ufficiostampa@beniculturali.it





lunedì 11 novembre 2019

U.MANO - Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà

" U.MANO - Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà" è la nuova mostra di Fondazione Golinelli curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi.

Il percorso espositivo, aperto al pubblico dal 20 novembre 2019 al 9 aprile 2020 al Centro Arti e Scienze Golinelli, è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.

La mano è l’elemento di raccordo tra la dimensione del fare e quella del pensare ed è quindi fortemente rappresentativa della prospettiva di azione di Fondazione Golinelli nel recuperare il segno di un legame oggi perduto: quello tra arte e scienza, che proprio nella cultura italiana ha raggiunto il suo culmine.

In mostra i maestri del passato dialogano con il presente attraverso installazioni, esperienze di realtà aumentata, rimaterializzazioni, innovazioni robotiche applicate e postazioni interattive. Da Caravaggio a Guercino, da Carracci al Pistoletto, i visitatori compiono un viaggio unico e irripetibile tra passato, presente e futuro. La riflessione sul tema della mano consente così di indagare il ruolo dell’uomo in un presente dominato dalla tecnologia. 



Per informazioni: www.mostraumano.it
© 2019 Fondazione Golinelli
Opificio Golinelli - Via Paolo Nanni Costa 14, 40133 Bologna

mercoledì 6 novembre 2019

Presentazione delle opere Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David

La Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna, associazione formalizzata nel 2002 per sostenere le attività della Pinacoteca e incrementarne le collezioni, annuncia che mercoledì 20 novembre, alle ore 17.00, presso la sede della Pinacoteca (via Belle Arti, 56), saranno presentate al pubblico due importanti tele: Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David di Andrea Donducci detto IL MASTELLETTA (Bologna, 1575 – 1655), donate al museo per lascito testamentario dello storico dell’arte Eugenio Busmanti, Socio e Consigliere della Società di Santa Cecilia. I dipinti fanno ora parte del percorso espositivo, e vanno ad integrare il fondo di opere dell’artista già presenti in collezione, provenienti, come ricorda Elena Rossoni, dalle soppressioni napoleoniche e dalla donazione Zambeccari.


A sinistra, Sansone e Dalila; a destra, L’offerta di Abigail a David

Accanto alla soddisfazione di vedere qui queste due opere, capitali nella produzione del Mastelletta” nota la Presidente Maria Pace Marzocchi, “c’è un’emozione in più ed insieme il ricordo e il rimpianto di Eugenio Busmanti, raffinato storico dell’arte ad ampio raggio, conoscitore di quelle che in passato chiamavamo le ‘arti maggiori’ e ad un tempo e con lo stesso acume delle ‘arti applicate’ ”, che come destinazione finale per le due tele ha scelto la Pinacoteca, dove sono state collocate nel “luogo, possiamo pensare, che lui stesso avrebbe desiderato”. “Tra i miei beni artistici”, annotava infatti lo studioso, “saranno da scorporare i due grandi dipinti di Andrea Donducci detto il Mastelletta che lascio in eredità alla Pinacoteca Nazionale, con l’auspicio che voglia e possa esporli”. Come ricorda il critico Vittorio Sgarbi: “Eugenio apparteneva a quella rara specie di uomini che ci stupiscono, che ci fanno credere al valore della diversità. Se ne incontrano pochi nella vita, e non sempre sono amici. Più spesso sono la coscienza inquieta, critica, del mondo, stravaganti, ribelli anche se entro un codice di regole riconosciute”.

I due grandi dipinti con storie bibliche, Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David, di straordinaria qualità e in esemplare stato di conservazione, vantano un’origine illustre: compaiono nell’inventario (1638) della collezione romana del marchese/banchiere Vincenzo Giustiniani (che annoverava nove opere dell’artista) e sono pressoché coevi delle due tele che il pittore realizzò per la Cappella dell’Arca nella Basilica di San Domenico, subito dopo il suo rientro a Bologna (un’importante commissione probabilmente determinata dai lusinghieri giudizi sulla sua opera del cardinale Benedetto Giustiniani, fratello di Vincenzo, Legato Pontificio a Bologna dal 1606 al 1611). Databili tra il 1612 e il 1613, le due tele sono ritenute “cruciali” nella carriera dell’artista. La studiosa Anna Coliva osserva che sono da considerarsi “molto impegnative per il giovane pittore sia dal punto di vista dimensionale che narrativo; sono quadri "di storia" che hanno la loro più forte determinante nel racconto e che si distaccano vistosamente dai risultati di acceso misticismo che Mastelletta aveva raggiunto nelle opere religiose databili in un momento immediatamente precedente, ad esempio nelle Storie di Santi (Bologna, Pinacoteca Nazionale) di violenta e mistica visionarietà di stampo quasi controriformista…” Qui invece la scena comincia a distendersi in un ritmo narrativo simile a quello dei giovanili Paesaggi romani, coniugato ad “un impasto cromatico così ricco, con una così nervosa increspatura nella stesura dei panneggi, da rivelare nel pittore la raggiunta padronanza dei propri mezzi espressivi”.

In occasione dell’appuntamento di mercoledì 20 novembre insieme ai dipinti verrà anche presentata una pubblicazione dedicata al lascito di Eugenio Busmanti, con testi di Anna Coliva, Maria Pace Marzocchi, Elena Rossoni, una testimonianza di Vittorio Sgarbi e due scritti dello stesso Busmanti. Presentazione di Mario Scalini, Direttore del Polo Museale.

La Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna, formalizzata giuridicamente nel 2002, opera in stretta connessione con la Pinacoteca e con il Polo Museale regionale, sostenendo le attività del museo, diffondendo la conoscenza delle sue collezioni, e, quando possibile, incrementandole. Nata per iniziativa dello storico dell’arte Andrea Emiliani e di un ristretto gruppo di simpatizzanti, che iniziarono a sostenere la Pinacoteca di Bologna già intorno al 1990, prende il nome dal celebre capolavoro bolognese di Raffaello. Ancor prima della sua costituzione giuridica, l’Associazione accompagnò la prestigiosa donazione che Sir Denis Mahon, illustre Socio Fondatore e soprattutto grande studioso della pittura bolognese ed emiliana, volle fare al museo bolognese, dimostrando in modo tangibile il suo amore per l’arte e la cultura della città. Grazie a questo lascito i sette capolavori donati, Annibale Carracci, Guercino (due tele fra cui la famosa Madonna del passero), Domenichino, Benedetto Gennari, Guido Reni, sono ora parte integrante della sezione del Seicento.

Nel tempo, numerose donazioni di Soci e Sostenitori si sono susseguite andando ad integrare la collezione: dipinti di Bartolomeo Cesi, Ludovico Carracci, Francesco Albani, Angelo Crescimbeni.

La stessa Società di Santa Cecilia si è impegnata nel reperimento sul mercato di opere significative per la storia dell’arte cittadina, poi donate alla Pinacoteca: tra queste, il bozzetto di Antonio Balestra per la pala, perduta, della chiesa di Sant’Ignazio nel complesso gesuitico ora sede di Accademia e Pinacoteca; dipinti di Ludovico, Annibale e Antonio Carracci, la paletta d’altare Cristo nell’orto degli ulivi del Guercino già nel convento di Santa Margherita, il Cristo coronato di spine di Guido Reni, acquisito con il contributo di UniCredit Banca, la memoria realizzata da Felice Giani di una delle sue decorazioni in Palazzo Milzetti a Faenza e altri importanti disegni di autori bolognesi confluiti nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

L’obiettivo principale dell’Associazione è quello di accrescere e mantenere vivo nei bolognesi l’interesse per la Pinacoteca Nazionale, nella consapevolezza che l’amore per l’arte e la cultura hanno, in ogni tempo e in ogni luogo, rafforzato il senso di appartenenza alla comunità.

Persegue tale scopo diffondendo la conoscenza del suo patrimonio, donando opere, contribuendo a restauri, sostenendo ricerche e studi, patrocinando manifestazioni espositive e in generale fornendo supporto alle iniziative della Pinacoteca.



Presentazione delle opere Sansone e Dalila e L’offerta di Abigail a David di Andrea Donducci detto il MASTELLETTA
Mercoledì 20 novembre, ore 17.00
Aula Gnudi | Pinacoteca Nazionale di Bologna
via delle Belle Arti, 56
Ingresso fino a esaurimento posti



Per informazioni:
Società di Santa Cecilia – Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna
Via delle Belle Arti 56, Bologna
santacecilia.bo@libero.it
www.societasantacecilia.it



Ufficio stampa
Sara Zolla
press@sarazolla.it | T. 346 8457982




martedì 5 novembre 2019

I Comignoli di Matteo di Ciommo in mostra alla Galleria Fatto ad Arte

La Galleria Fatto ad Arte, punto di riferimento per la promozione e valorizzazione del patrimonio artistico italiano legato alle arti applicate da oltre vent’anni, presenta dal 19 al 28 novembre la mostra personale di Matteo di Ciommo, artista emergente romano che presenta il progetto Comignoli, sculture dove la progettualità si lega indissolubilmente al saper fare.

La Galleria Fatto ad Arte si occupa da sempre del connubio tra arte e artigianato, dalle ricerche svolte con Ugo La Pietra alla scoperta dei territori omogenei, quei Genius Loci così carichi di pathos e storia, fino alle esperienze più contemporanee volte alla scoperta di realtà dove il 'Fare' artigiano si mescola a istanze artistiche e comunicative.

È in questo panorama variegato, ricco ed emozionante che la galleria ospita, con l’obiettivo di dare spazio a giovani talenti, la mostra Comignoli, una collezione progettata, disegnata e realizzata da Matteo di Ciommo.

Di formazione designer, Di Ciommo è da sempre attratto dal lato più concreto dell’architettura, non solo il progetto, ma anche la sua realizzazione fisica. Tra i suoi modelli d’ispirazione ci sono Alessandro Mendini, Ugo La Pietra e Michele De Lucchi - con cui ora collabora - designers che si sono confrontati con l’autoproduzione e che hanno fondato le basi del design italiano contemporaneo.

Il progetto esposto in mostra nasce durante una passeggiata sui monti di Varallo Sesia, quando Di Ciommo rimane affascinato da alcuni comignoli che vede spuntare sulle case, vere e proprie costruzioni in miniatura che si stagliano contro il cielo sopra le “vere” abitazioni. “È strano pensare che su un tetto, difficile da vedere e comunque lontano dallo sguardo, ci sia tanta cura per una componente architettonica che di fatto serve solo a far fuoriuscire il fumo” racconta l’artista.

Questa scoperta lo affascina al punto da mettersi alla ricerca di altri comignoli da ammirare e questa collezione nasce proprio cosi, con la volontà di far scoprire e far vedere da vicino delle affascinanti strutture di cui normalmente non ci accorgiamo, per donare loro la rilevanza che meritano.

L’artista così riassume il suo lavoro: “I miei comignoli sono sculture che si possono vedere da vicino, ho azzerato la distanza visiva e mi sono messo a studiarne i dettagli e a replicarli proprio per dire ‘Fermatevi ogni tanto e guardate in alto sui tetti…guardate il comignolo con che cura è stato studiato’”.

Milano, Pavia, Varallo Sesia, Bergamo, Verona: questi sono i luoghi che hanno ispirato Di Ciommo e che l’hanno portato a realizzare un itinerario ideale nell’Italia settentrionale, soffermandosi su questi piccoli dettagli inesplorati dai più.

La collezione si compone di dodici pezzi unici realizzati a mano dallo stesso artista, usando legno massello. Ed è proprio questa la peculiarità di Matteo Di Ciommo, non solo quella di ideare l’opera, ma di scolpire il legno manualmente e quindi di realizzarla con le proprie mani, intervenendo in prima persona in ogni fase del progetto. Un’affascinante sintesi di creazione artistica e progettuale insieme e saper fare manuale.

Matteo Di Ciommo alla domanda su come vede sé stesso e il suo lavoro risponde così: “Molti mi definiscono come “quello che fa cose belle con il legno”, o “quello che lavora il legno” che a me, a dire il vero, non piace molto perché è un po’ riduttivo. Mi definirei più un “ricercatore di Bellezza”, oppure – non in termini filosofici – un progettista o auto-produttore”.



Comignoli di Matteo di Ciommo 
Galleria Fatto ad Arte
19 – 28 novembre 2019
Inaugurazione 18 novembre 2019 dalle 18.30

Via Moscova 60 - Milano



domenica 3 novembre 2019

Naturalismo astratto e cromie dello spirito

Mostra personale di Lila Lungulescu " Naturalismo astratto e cromie dello spirito" al Gutenberg al Colosseo ( Roma, Via Di San Giovanni In Laterano, 110-112) dal 03 al 16 novembre 2019, a cura di Matteo Maglia.

Da testo critico: “Chi osserva le opere di Lila Lungulescu  avverte subito una straordinaria passione che promana dalle forme e dalla timbrica dei colori. Si percepisce la vocazione dell’Artista a rappresentare, con intensa partecipazione emozionale, ciò che non si vede in natura ma di cui l’anima è consapevole”.

Patrocinata dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma la mostra verrà inaugurata domenica 3 novembre alle ore 18.00