martedì 18 aprile 2017

E.F.C.A. Estacion flotante de Contemplacion Activa /Stazione galleggiante di contemplazione attiva

Francisco Fernandez Taka, artista nato a Città del Messico nel 1956, ha realizzato numerose mostre in Messico ma anche negli U.S.A., in Europa a Parigi, Londra, in Spagna, Svezia, Norvegia, Cile, Colombia…

A Muggia porta una mostra dal titolo complicato e molto significativo - E.F.C.A. Estacion flotante de Contemplacion Activa /Stazione galleggiante di contemplazione attiva - che racchiude tutto il senso della sua attuale ricerca.

 Parte da un particolare dispositivo, da lui creato, che consiste in una strutture galleggiante dotata di più piani, una sorta di torre leggera sopra un natante appoggiato su cilindri vuoti, da cui, salendo, l’artista osserva ciò che lo circonda, l’acqua soprattutto, traducendo le visioni che gli sorgono, in pittura e disegni. La curiosa imbarcazione è luogo di osservazione, di contemplazione – ispirandosi al pensiero taoista relazionato aI Ching - di studio ed analisi dunque e nel contempo atelier di lavoro. La “contemplazione” diviene attiva e produce una serie di immagini il cui tema è il “paesaggio“ in senso lato. Questo tema fa parte della tradizione pittorica messicana e da sempre ha comportato attenta osservazione, un rapporto empatico con l’ambiente preso in esame, ma Taka vi aggiunge altre componenti, come quella sociale, il rapporto dell’uomo con l’habitat e ciò che vi ha impresso nell’arco del tempo e l’aspetto ecologico, la trasformazione del paesaggio stesso nel suo ciclo naturale e sotto la spinta, spesso deleteria, dell’uomo. L’artista intende inoltre sollecitare nell’osservatore una consapevolezza di queste problematiche che caratterizzano e sommuovono il nostro tempo.

Francisco Fernandez Taka intende infatti il paesaggio come un ricettacolo documentativo del trascorrere del tempo, sia da un punto di vista ecologico che umano, ritenendolo un protagonista attivo della storia.

Taka fa dunque proprio il paesaggio contemplandolo in una full-immersion cielo/mare/vegetazione avendo scelto come sito privilegiato di contemplazione l’habitat delle mangrovie, caratteristico dei climi tropicali. Un mondo unico e fascinoso dove barriere di piante nascono dall’incrocio di acque marine e di acque dolci sollevandosi sul groviglio intricato di miriadi di radici.

E divengono pitture di diversi formati, anche molto estesi, e disegni, visualizzazione di quanto le acque, e tutto il circondario, disvelano all’artista.
Una fantasmagoria multiforme e magica paragonabile all’introspezione dell’inconscio. Sulla visione si sovrappongono segni, simboli, retaggi di altre esperienze e conoscenze, intensificando il messaggio visivo che ne scaturisce.

Si intravedono i filamenti assiepati delle mangrovie, espanse in dilatazioni ambientali e atmosferiche. O grafie simboliche galleggianti su profondità abissali in un connubio di visioni naturalistiche alternate a letture astratte e rarefatte, o a racconti dove vita e morte coesistono