domenica 17 marzo 2019

Le Incisioni di Manet Sala del Francia del Ca’ la Ghironda - ModernArtMuseum

Dal 17 marzo al 28 aprile 2019, nella Sala del Francia del Ca’ la Ghironda - ModernArtMuseum sarà presente la mostra “Manet - Incisioni”.

L’evento è patrocinato dalla Regione Emilia Romagna, dalla Città Metropolitana di Bologna, dal Comune di Zola Predosa (BO), dal Master Giurista e Consulente della Sicurezza Alimentare – Alma Mater Studiorum, dalla Bologna Food School, dall’IsArt – Centro Studi per l’Arte – Liceo Artistico Arcangeli, dalla Fondazione di Ca’ la Ghironda, Confesercenti Bologna, dalla Regione Autonoma della Sardegna, dal Comune di Villacidro (SU), dal Centro Culturale di Alta Formazione di Villacidro (SU), dal Museo MAGMMA di Villacidro (SU), dalla Scuola per le Arti Applicate di Villacidro (SU), dalla città di Urbino e dall’Accademia Raffaello di Urbino. 

La mostra curata da Vittorio Spampinato (Direttore del Ca’ la Ghironda - ModernArtMuseum) e Walter Marchionni (Direttore del Museo MAGMMA) è costituita da 30 incisioni realizzate da Édouard Manet (1832-1883) provenienti dalla Collezione Ceribelli di Bergamo. 

Le incisioni, precedentemente ospitate alla Casa Natale di Raffaello di Urbino (in un progetto espositivo patrocinato dall’Accademia di Belle Arti di Urbino e dalla Galleria Ceribelli di Bergamo, che ha avuto come curatori Arialdo Ceribelli e Chiara Gatti, con catalogo edito da Lubrina Editore con testo critico e schede tecniche di Chiara Gatti, Bergamo, 2016), al termine della loro permanenza verranno esposte presso il Museo MAGMMA di Villacidro, (SU) dal 4 maggio al 10 giugno 2019. 

Con questo secondo appuntamento, - a seguito anche della realizzazione della mostra Rembrandt – Incisioni a Ca’ la ghironda (febbraio- aprile 2018), che ha riscosso grande successo di critica e pubblico, - il MAGMMA di Villacidro e il Modern Art Museum di Ca’ la Ghironda – Città Metropolitana di Bologna, confermano la volontà di proseguire nel percorso già intrapreso e cioè nella presentazione di artisti di spessore internazionale che abbiano realizzato nell’incisione un loro percorso artistico significativo e storico di eccellenza. 

La consolidata collaborazione artistica e progettuale tra le due Istituzioni museali impegnate nella ricerca e nella diffusione dell’arte e della cultura e nel connubio fra l’Arte e la Natura, trova la sua massima espressione nella presentazione al pubblico delle incisioni di Manet, che testimoniano una ricerca rivoluzionaria nei soggetti e nelle vibrazioni atmosferiche presenti nelle calcografie. 

Eccoci pertanto a Édouard Manet, vissuto in pieno ‘800, in un’epoca che ha visto la rivoluzione dell’immagine e dell’arte pittorica. Ricordiamo solo l’avvento della macchina fotografica, formalmente ufficializzata nella metà di quello stesso secolo ma che nasce da evoluzioni tecnologiche che la portano a quella data ufficiale attribuibile all’opera del Talbot dopo varie sperimentazioni e applicazioni condotte in differenti ambiti e curate da diversi personaggi nell’arco comunque di oltre trent’anni. Ma certamente, al di là dell’invenzione citata e del riferimento storico si fa presto a capire che Manet si muove in un’epoca di grandi rivoluzioni sociali (i moti del ’48), oltre che di innovazioni tecniche, artistiche e pertanto culturali. 
Ricordiamo l’epoca Impressionista, a cui Manet risulta sempre volontariamente poco incline ma a cui inevitabilmente si riconduce per il suo modo, in parte, di fare pittura, e per la sua grandezza nella ricerca “tonale” delle cromie e delle profondità per le quali la grande critica ha voluto comunque riconosce che dopo Manet la pittura non sarebbe mai stata più la stessa. 

L’esposizione presenta 30 incisioni realizzate da Manet tra il 1860 e il 1882 utilizzando le tecniche dell’acquaforte, dell’acquatinta e della puntasecca. Acquistate nel 1905 da Alfred Strölin per essere tirate in 100 esemplari, le 30 lastre rappresentano una raccolta esaustiva della produzione dell’Artista. Furono, infatti, selezionate come le opere più indicative della sua ricerca sul mezzo per dar vita ad una delle tre maggiori edizioni postume dedicate all’esperienza grafica del Maestro. Nel caso di Manet, infatti, le pubblicazioni postume risultano indispensabili per lo studio della sua ricerca grafica, non essendo mai state realizzate da lui o dagli stampatori con cui all’epoca lavorava vere e proprie edizioni panoramiche della sua produzione. 

La mostra sarà il focus per la realizzazione di laboratori didattici (*) aperti alle scuole e alle famiglie dove verrà utilizzato il torchio proveniente dal laboratorio di Piero Turchetti – artista pittore/incisore. Durante i laboratori i partecipanti scopriranno tutti gli aspetti dell’incisione e del percorso artistico e storico che ha caratterizzato l’artista. 
Ai laboratori didattici parteciperanno inoltre artisti incisori, appartenenti ad ALI (Associazione Liberi Incisori), che proporranno delle performance sull’incisione calcografica e xilografica. 
Verrà inoltre allestita, nello Spazio-Atelier di Ca’ la Ghironda, la mostra “Autorappresentazioni” curata da ALI (Associazione Liberi Incisori). Saranno esposte circa 50 opere che documentano i linguaggi e le varie tecniche delle stampe originali contemporanee. 
Durante il periodo di permanenza della mostra saranno in esposizione nella Sala delle Colonne un’installazione e opere calcografiche realizzate dagli studenti dell’IsArt che, proprio quest’anno, hanno approfondito attraverso numerose visite a Ca’ la Ghironda, guidati dal Direttore Vittorio Spampinato, il tema “Arte e Natura” come spunto e ispirazione artistica. 
La mostra “Manet – Incisioni” si inserisce inoltre in un percorso espositivo legato ad imminenti artisti incisori che verranno proposti presso Ca’ la Ghironda fino al 2020. 

In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo a cura di Confine Editore. 

(*) SPECIFICAZIONE SULL’ATTIVITÀ DIDATTICA PROGETTATA IN OCCASIONE DELLA MOSTRA: 

La Sezione Didattica di Ca’ la Ghironda – ModernArtMuseum per l’occasione della mostra Manet – Incisioni ha realizzato un impianto comunicativo ed esperienziale rivolto ad un pubblico intergenerazionale comprendente le scuole di ogni ordine e grado, le famiglie e i gruppi di amanti dell’arte, ed in particolare del linguaggio incisorio. 

I laboratori didattici e dimostrativi vengono realizzati con performance sull’incisione originale calcografica e xilografica. 

A premessa della mostra, per i visitatori più piccoli dai 3 ai 10 anni (scuole e famiglie), la sezione didattica ha ideato un coinvolgente percorso di visita animato. 

Per i livelli superiori (ragazzi, studenti e adulti), in alternativa alla visita animata, è stato messo a punto un modulo di orientamento storico ed artistico, in grado di fare vivere la mostra con consapevolezza e meraviglia, in un focus didattico che approfondisce contesto storico, vita e opere del Maestro. 

I visitatori sono accolti da BERTHE MORISOT, amica e contemporanea del MAESTRO MANET. La prima donna impressionista nella storia dell'arte racconta la vita, le opere, lo stile e la tecnica del Maestro. In un susseguirsi di aneddoti divertenti e di curiosità, Berthe Morisot introduce i bambini alla tecnica incisoria, anticipando il laboratorio che, di lì a poco, i bambini andranno a vivere. 

Il pubblico, così, è pronto per realizzare con coinvolgimento e consapevolezza uno fra i due laboratori proposti: 

L'ATELIER DEI MAESTRI INCISORI 
Sperimentare la tecnica dell'incisione con bulino a puntasecca su lastra di zinco. 
Assistere all'inchiostratura e alla stampa con l'uso del torchio del proprio operato. 
L'insolita, quanto oramai rara esperienza artistica è sapientemente assistita e illustrata dagli artisti incisori di ALI (Associazione Liberi Incisori). 

L'ATELIER DELLA PITTURA EN PLEIN AIR 
Adatto a tutti è particolarmente consigliato ai bambini dell’infanzia, per l’affascinante processo empirico del fare, intrinseco di esperienza e di analisi critica. In esso è possibile sperimentare la pittura “en plein air” a stretto contatto con gli elementi naturali.

mercoledì 13 marzo 2019

Flashback sull' arte antica e moderna

Sono aperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alla settima edizione di Flashback, la manifestazione dedicata all'arte antica e moderna che ha luogo a Torino dal 31 ottobre al 3 novembre 2019 e che vanta un pubblico colto, eterogeneo e trasversale di collezionisti, critici e storici dell'arte.



Il format della manifestazione, che porta avanti il concetto di contemporaneità di tutta l'Arte agendo attraverso immagine e contenuti innovativi, è arrivato a rappresentare un originale modello, dalla riconoscibilità internazionale, al quale attingere per ridisegnare il proprio approccio alla storia dell'arte ma anche alla storia di oggi.

Questo sincretismo è ciò che ha favorito la crescita esponenziale di flashback negli anni ed è ciò che contraddistingue un progetto che, nato all'insegna di una sfida culturale, si rinnova annualmente e annualmente si ispira alla vita connettendo in profondità zone temporali diverse: l'antico, il moderno e il contemporaneo nel suo farsi.

Scadono il 31 maggio i termini per la presentazione delle domande di partecipazione a flashback 2019.



Per ulteriori informazioni contattare Giada Pucci: exhibitors@flashback.to.it

lunedì 11 marzo 2019

Planimetrie dipinte a china e acquerello.

È online " Planimetrie.net",  il portale web specializzato nei servizi di progettazione di interni e in design marketing.

Il portale è tra i primi in Italia a proporre la progettazione di interni on-line e corsi di formazione professionale a distanza,ed è specializzato nella realizzazione di planimetrie dipinte a china e acquerello, per agenti immobiliari, costruttori, strutture ricettive e studi di architettura.

A differenza delle normali planimetriecatastali, le planimetrie realizzate Planimetrie.net sono dipinte a mano ed esaltano quindi le caratteristiche della location, reale, in costruzione o in progetto, grazie alla resa estetica e cromatica superiore della china e dell’acquerello.

Il servizio è disponibile in tutto il territorio nazionale, grazie anche alla presenza sulle reti nazionali Mediaset, opera in Germania già dal 2016, e nasce dalla volontà dei due soci, Emilia Debora Marano e Gianmarco Toscano.

Dagli appartamenti ai casolari, dai negozi ai centri sportivi, ogni soggetto assume un diverso appeal perché ritratto con un approccio intimo, “a caldo”, proprio come un vero dipinto.

E non solo: le planimetrie realizzate da Planimetrie.net vengono dipinte a mano una a una secondo le esigenze del committente. Questo significa che ogni planimetria è unica, originale, arricchita con effetti su misura in base alle richieste del cliente, anche con inserimento di loghi, grafiche e simboli fedeli alla brand identity dell’agenzia immobiliare, dell’impresa edile e così via.

Ogni spazio viene analizzato, studiato e progettato nel dettaglio da professionisti ed esperti nel settore per offrire ambienti esteticamente sorprendenti e sempre funzionali, dove sentirsi, finalmente, a casa, e riflettere la propria identità.

Per maggiori informazioni sul portale si rimanda al sito internet www.planimetrie.net e alla Pagina Facebook www.facebook.com/planimetrie.net.

https://www.youtube.com/watch?v=JKw4B3e2_cw

venerdì 8 marzo 2019

Sabato al museo: Ingresso gratuito allo CSAC di Parma

Sabato 9 marzo dalle ore 10 alle 19, in contemporanea con la Settimana dei Musei 2019, allo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma il biglietto di ingresso agli spazi espositivi sarà gratuito per tutti i visitatori.

Saranno visitabili gli spazi della chiesa abbaziale, che ospitano la mostra 1968. Un Anno, e della Sala delle Colonne, dove è allestita l’esposizione Leonardo Ricci architetto. I linguaggi della rappresentazione.

1968. Un Anno è un grande racconto che si concentra, attraverso un taglio rigorosamente sincronico, su un anno chiave della storia del Novecento, restituito attraverso un’indagine all’interno dell’archivio dello CSAC, il cui primo nucleo nasce proprio nel 1968 e che oggi, a cinquant’anni di distanza, vanta una raccolta di oltre 12 milioni di materiali originali nell’ambito della comunicazione visiva e della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo.

Attraverso idee, utopie, opere, progetti e oggetti datati o correlati all'anno 1968, individuati all’interno dei diversi fondi conservati allo CSAC, questa mostra vuole far emergere le trasformazioni nel sistema della comunicazione, i mutamenti socio-antropologici (i nuovi miti e i nuovi riti), e una nuova riflessione sul corpo e sull’ambiente, che esplosero in quell’anno. Ambiti e linguaggi differenti sono così affiancati per affrontare le contaminazioni e la coesistenza di diversificate culture.

Con la mostra 1968. Un Anno – a cinquant’anni esatti dall’esposizione dedicata a Concetto Pozzati, organizzata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma, che darà inizio al primo nucleo di opere della futura Sezione Arte dello CSAC – non si vuole suggerire uno sguardo univoco, ma una serie di contraddizioni, confronti e nuove prospettive. Si intende proporre una riflessione sul tempo e sul concetto di sincronia che un grande archivio costituito da tracce di processi di ideazione, progettazione e realizzazione, è in grado di mettere in discussione.

L’ossatura della mostra all’interno del suggestivo spazio della Chiesa abbaziale di Valserena è costituita da una lunga timeline, composta da oggetti, immagini e cronache, affiancata da una sequenza di approfondimenti dedicati alla trasformazione del sistema delle immagini e delle differenti scale del progetto degli spazi e del territorio.

Leonardo Ricci, architetto, pittore, scenografo, urbanista, docente, è stato un esponente della ‘scuola fiorentina’ guidata da Giovanni Michelucci. Il suo fare progettuale è legato ad una concezione ‘esistenziale’ dell’architettura, conferendo allo spazio - dinamico, continuo, asimmetrico - il primato assoluto. Lo spazio viene difatti modellato dagli ‘atti di vita’ di chi lo abita e solo in ultimo si concretizza in forma: da qui il rifiuto dell’architetto di forme prestabilite e dettate da un particolare ‘stile’. Lo CSAC conserva l’archivio di Leonardo Ricci, costituito da 923 materiali progettuali - 173 schizzi, 609 lucidi, 27 radex, 4 radex con interventi, 98 copie, 12 copie con interventi - e la mostra vuole essere un’occasione per indagare i differenti linguaggi di rappresentazione utilizzati dall’architetto e le invarianti progettuali, attraversando le principali fasi della sua ricerca in un arco temporale compreso tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Settanta del Novecento, passando dalle influenze organicistiche di matrice wrightiana negli anni Cinquanta a quelle di natura espressionista degli anni Sessanta. Attraverso una selezione di 9 progetti realizzati e non realizzati si intende mettere in evidenza le principali caratteristiche legate al metodo progettuale, all’attenzione per alcuni temi di ricerca quali ad esempio l’aggregazione volumetrica, lo spazio centrifugo e fluido, la continuità spaziale, le traslazioni e connessioni.
Il percorso espositivo della mostra Leonardo Ricci architetto. I linguaggi della rappresentazione si sviluppa nella Sala delle Colonne della abbazia di Valserena in cui si potranno scoprire 5 progetti disposti all’interno dei classificatori e segnalati a parete da tavole individuate come rappresentative del metodo progettuale oppure della specificità del singolo progetto: il Centro Ecumenico Agape, Prali Pinerolo (1946-47), il Villaggio Monte degli Ulivi, Riesi (1962-68), il Concorso per la Fortezza da Basso, Firenze (1967), il Progetto per Palazzo per uffici, Milano (1960-70) e il Progetto per Casa Di Sopra (1972). I casi sono stati scelti all’interno delle categorie attorno alle quali si sviluppa la mostra fiorentina nel 2019, con un focus sui linguaggi della rappresentazione (Case, Edifici pubblici, Comunità, Sistemi costruttivi, Urbanistica e Macrostrutture).

Lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma iniziò a raccogliere, grazie ad Arturo Carlo Quintavalle, il suo primo nucleo di opere nel 1968, in occasione dell’esposizione dedicata a Concetto Pozzati organizzata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma. Situato oggi nell’Abbazia cistercense di Valserena, conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), Progetto (1.500.000 disegni, 800 maquettes, 2000 oggetti e circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di Moda) e Spettacolo (100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi). Lo CSAC oggi è uno spazio multifunzionale, dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. Una formula unica in Italia, che mantiene e potenzia le attività sino ad ora condotte di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria con seminari, workshop e tirocini, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi (oltre 120 dal 1969 ad oggi), e di prestito e supporto ad esposizioni in altri musei tra cui la Triennale di Milano, il MAXXI di Roma, il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Tokyo Design Center, il Design Museum di Londra, il Folkwang Museum di Essen e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

Per informazioni al pubblico
+39 0521 607791
servizimuseali@csacparma.it
www.csacparma.it

Ufficio stampa
Irene Guzman
+39 349 1250956

martedì 5 marzo 2019

L’ORA DANNATA di Carlos Amorales

In occasione di Miart 2019, dal 2 aprile all’8 luglio 2019 la Fondazione Adolfo Pini presenta la mostra L’ORA DANNATA di Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi.

Carlos Amorales si interessa al linguaggio, alle immagini e alle loro varianti e, più in generale, ai sistemi della comunicazione, al loro costante rinnovamento, alle loro potenzialità e alle loro insidie; ai meccanismi che consentono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre; e, per estensione, alla questione delle rappresentazioni dominanti, della manipolazione della comunicazione e del pensiero stesso. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale, nel nome di una consapevolezza rispetto al presente e alle sue tensioni.

Per la Fondazione Adolfo Pini, Amorales ha concepito la mostra L’ORA DANNATA incentrata sull’installazione di dimensioni ambientali Black Cloud e su diversi elementi afferenti al progetto Life in the folds. La mostra comprende inoltre silhouettes e altre opere dell’artista, in un continuo slittamento tra immagini e segni.

Con Black Cloud, uno sciame di migliaia di farfalle nere invade gli ambienti della Fondazione già a partire dallo scalone d’ingresso. 15.000 farfalle popolano gli spazi nuovi e quelli già esistenti della Fondazione. Con Life in the folds l’artista mette invece in scena il tema della violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza che alberga nel profondo e che può esplodere in modo ingiustificato. Il progetto comprende, tra l’altro, un video di animazione in cui, mentre assistiamo a una drammatica vicenda, vediamo anche le mani del burattinaio che muove i fili dei protagonisti: metafora della mistificazione a cui, che ne siamo consapevoli o meno, la storia e le nostre azioni sono sottoposte. Da questo nucleo centrale deriva una serie di trasposizioni; tra le altre: un’installazione di grandi dimensioni e una serie di ocarine, ognuna delle quali ha la forma di un segno e il cui insieme compone un linguaggio in codice che può essere sia “letto” che “suonato”; proprio il loro suono fa, tra l’altro, da colonna sonora per il video. Alcune figure appaiono alle pareti della Fondazione come se le avessero attraversate; sono sagome umane e sembrano presentare alcuni fogli su cui sono rappresentati i momenti salienti della storia. In mostra anche i fogli dello story board in cui prendono forma per la prima volta i personaggi e le vicende raccontate nel video.

Con questa mostra Amorales fa riferimento al proprio paese, il Messico; ma nello stesso tempo ci parla di discrepanze e tensioni estremamente attuali in tutto il mondo, e della necessità di identificare l’origine dei nostri fantasmi, di riconoscerne la portata, la matrice, la valenza ideologica.

Dopo aver presentato i cinque progetti site-specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci, Memory as Resistance di Nasan Tur, Labyrinth di Jimmie Durham e SUMMERISNOTOVER di Šejla Kamerić, la Fondazione Adolfo Pini prosegue con questa nuova mostra il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci.


L’ORA DANNATA
Carlos Amorales

Opening aprile 2019
Dal 2 aprile all’8 luglio 2019 

Orari 10-13 | 15 -17



Apertura straordinaria Milano Art week
da lunedì a venerdì orario prolungato dalle 10 alle 13 – dalle 15 alle 19
Sabato 6 e domenica 7 dalle 11 alle 13 dalle 15 alle 18



Informazioni

Fondazione Adolfo Pini
Corso Garibaldi 2, Milano
Tel. 02 874502
www.fondazionepini.net



Ufficio stampa Fondazione Adolfo Pini
ddl studio T +39 02 8905.2365
Alessandra de Antonellis  
E-mail: alessandra.deantonellis@ddlstudio.net T 3393637388
Laura Cometa 
E-mail: laura.cometa@ddlstudio.net  T 3271778443

domenica 3 marzo 2019

Fuori 8 alla Galleria Gallerati di Roma

Domenica 3 marzo 2019 alle ore 19.00 si inaugura alla Galleria Gallerati di Roma la mostra collettiva di fotografia Fuori 8, un progetto ideato da Carlo Gallerati, promosso dal gruppo di fotografi romani 06 e curato da Noemi Pittaluga. L’evento è inserito nel programma del Mese della Fotografia Roma (MFR). 

“Questa nuova e ottava edizione di Fuori, mostra collettiva organizzata dalla Galleria Gallerati di Roma, è un appuntamento voluto fortemente dal gallerista Carlo Gallerati per testimoniare, sia con l’esposizione sia mediante le pagine del catalogo, il fermento creativo di questo luogo. Uno spazio di ricerca e di scambio culturale ormai presente da dodici anni sulla scena italiana e internazionale, che propone artisti giovani e altri già affermati, il cui linguaggio spazia dalla fotografia al mixed media, con un’attenzione dedicata al video e alla performance. 

Fuori è inevitabilmente una tappa importante della programmazione della galleria, un evento che permette da un lato di documentare il lavoro svolto negli anni, restituendo visibilità – attraverso le immagini delle opere e delle installazioni – alle mostre personali degli artisti rappresentati, dall’altro di far conoscere autori che potrebbero esporre in futuro. 

Al gruppo 06, costituito da dieci fotografi romani affezionati alla galleria, si aggiungono altri dieci autori provenienti dall'Italia e dall’estero. Per questo ottavo appuntamento, la mostra esibisce in un unico colpo d’occhio le tematiche normalmente preferite dalla direzione artistica. Il paesaggio come proiezione di uno sguardo esistenziale (Fabrizio Ceccardi, Guido Laudani, Enrico Nicolò, Alberto Placidoli, Claudio Spoletini, Fabio Viscardi, Danilo Susi) e la riflessione sul corpo e sull’identità (Silvia Bordini, Ivana Galli, Sabrina Genovesi, Manuela Verdi) sono affiancati da considerazioni intimiste sull’animo umano e sulle sue manifestazioni (Thomas Behling, Daniele Contavalli, Giampiero Marcocci, Yasuko Oki). 

Aspetti sociologici, politici e religiosi sono indagati con sottile acutezza (Alessandro Cidda, Carlo Gallerati, Vincenzo Monticelli Cuggiò) anche attraverso fotografie di performance e azioni (Muzna Almusafer e Raiya Al Rawahi, Rita Mandolini). Punto di incontro geografico e intellettuale, Fuori è il simbolo tangibile dell’operare di Carlo Gallerati, dei suoi collaboratori e naturalmente degli artisti presentati di volta in volta nelle diverse occasioni.” (Noemi Pittaluga)


Fuori 8
A cura di Noemi Pittaluga
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)
Inaugurazione: domenica 3 marzo 2019, ore 19.00-22.00
Finissage e presentazione del catalogo: sabato 6 aprile 2019, ore 19.00-22.00
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna
(da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)
Ufficio stampa: Galleria Gallerati (ufficiostampa@galleriagallerati.it)
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.mesefotografiaroma.com

Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – info@galleriagallerati.it – www.galleriagallerati.it



giovedì 28 febbraio 2019

Barbara Giavelli, Introspezione

Le opere d’arte musiva di Barbara Giavelli in mostra, dal 16 al 24 marzo 2019, nell’Appartamento Estense della Rocca dei Boiardo a Scandiano (RE). Patrocinata dal Comune di Scandiano e realizzata in collaborazione con il circolo culturale OpenArt Scandiano, l’esposizione sarà inaugurata sabato 16 marzo, alle ore 17.30, in occasione della Fiera di San Giuseppe.

La personale s’intitola “Introspezione” in riferimento al rapporto intimo e profondo che l’artista ha con le pietre, che nel suo laboratorio sono suddivise in diversi contenitori e bottiglie trasparenti. «Le pietre – aveva scritto Pina Tromellini nella presentazione del volume “L’Arte svelata in luoghi insoliti” (Vanillaedizioni, 2016) – appartengono al mondo. Hanno bisogno di mani capaci per trasformarsi in bellezza».

Le stanze dell’Appartamento Estense ospiteranno una cinquantina di opere a mosaico, alcune delle quali con parti ad olio e foglia d’oro, realizzate dal 2002 al 2018. Se nelle prime stanze sarà esposta una cospicua selezione di lavori inediti o di recente produzione, il percorso della mostra si concluderà con un conciso
excursus attraverso le opere storiche in mosaico e micro mosaico. Particolare attenzione sarà inoltre rivolta alla parte tecnica, con la ricostruzione del tavolo di lavoro dell’artista e l’illustrazione di metodi diretti e indiretti, unitamente ad alcuni disegni a pastello e studi preparatori.

Se in passato Barbara Giavelli era interessata soprattutto alla figurazione, con mosaici iconici dedicati a Marylin Monroe e ad Alda Merini, a Giovanni Paolo II e alla musa Euterpe (tratta da Raffaello), così come ad animali reali e immaginari, la sua nuova produzione si caratterizza per la matrice prevalentemente astratta, tesa a valorizzare le linee, le forme e i colori.

La mostra sarà aperta al pubblico da lunedì a giovedì con orario 9.00-12.30 e 15.00-19.00, da venerdì a domenica ore 9.00-12.30 e 14.00-19.00. Ingresso libero. 


Barbara Giavelli nasce a Reggio Emilia nel 1970. Da sempre attratta dall’arte, in particolare dalla pittura e dal disegno, sperimenta varie tecniche. Nel 2000 inizia a frequentare i corsi di pittura tenuti da Alessandra Ariatti che, contemporaneamente, la indirizza verso l’arte musiva. In un primo tempo affronta la tecnica del mosaico in modo autonomo, successivamente si rivolge al mosaicista Gian Domenico Silvestrone per acquisire maggiore dimestichezza con la materia. Già dai primi lavori, l’artista intuisce le potenzialità del mosaico e la possibilità di esprimere con tessere in pietra, ori e smalti veneziani il proprio sentire. Dopo un primo studio dei soggetti classici, concentra la propria attenzione sulla potenza espressiva del colore, sull’effetto della luce che colpisce la materia vitrea e la pietra. Tra le recenti personali si segnalano: “La forza del colore” (Atelier del Marzocco, Pietrasanta, Lucca, 2016), “L’Arte svelata” (Villa Arnò, Albinea, Reggio Emilia, 2016), “L’arte del mosaico” (Campanile del Duomo, Pietrasanta, Lucca, 2017), “Introspezione” (Campanile del Duomo, Pietrasanta, Lucca, 2018). Tra le recenti collettive si segnalano: 2^ Biennale internazionale di Palermo (Teatro Politeama, Palermo, 2015), “Eros e Thanatos” (Teatro Nuovo, Milano, 2015), “Ecclesia” (Museo dei Cappuccini, Reggio Emilia, 2015), “La donna nell’arte”, Galleria ARTtime, Udine, 2015), “Musiwa, Contemporary Art and Mosaic”, VII^ Edizione (Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, Firenze, 2018). Nel suo atelier di Chiozza di Scandiano (RE) tiene periodicamente corsi di mosaico. Vive e lavora a Chiozza di Scandiano (RE), trascorrendo lunghi periodi di ricerca a Pietrasanta (LU).


Barbara Giavelli, Introspezione
16-24 marzo 2019
Rocca dei Boiardo, Appartamento Estense
Viale della Rocca, 42019 Scandiano (RE)
Inaugurazione: sabato 16 marzo, ore 17.30
Orari: da lunedì a giovedì ore 9.00-12.30 e 15.00-19.00, da venerdì a domenica ore 9.00-12.30 e 14.00-19.00
Ingresso libero

PER INFORMAZIONI:
Barbara Giavelli
Tel. +39 328 8978985
info@macauba.com
www.macauba.com



UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per lArte
Via Emilia Santo Stefano, 54
42121 Reggio Emilia
T. +39 0522 1715142 
info@csart.it 
www.csart.it



lunedì 25 febbraio 2019

ARTONAUTI - Il primo album di figurine dell’arte

Dal 15 marzo 2019 nelle migliori edicole italiane verrà distribuito " ARTONAUTI - Le figurine dell’arte", il primo album di figurine dell'arte in Italia e nel mondo. Un album per bambini dai 7 agli 11 anni pensato per farli divertire imparando l’arte e la storia.

Artonauti è più di un semplice album di figurine, è la storia di due bambini e un cane che compiono un fantastico viaggio nel tempo alla scoperta dei tesori dell’arte.
Le figurine compongono affreschi, dipinti, sculture, svelando ognuna un particolare di un’opera. Scambiandosi le figurine - con il classico schema «ce l’ho, ce l’ho, manca» - i bambini iniziano a memorizzare e riconoscere le opere e gli artisti che le hanno prodotte. L’arte diventa così un gioco da ragazzi!

Non ci sono solo le figurine da attaccare, ma anche giochi e indovinelli, curiosità e aneddoti che faranno avvicinare i piccoli lettori agli artisti e alle loro vite: dalle grotte di Lescaux, alle piramidi degli Egizi, passando per i templi Greci e i Romani, fino ad arrivare a Leonardo, Michelangelo, Raffaello, agli Impressionisti e a tanti altri. Seguendo le avventure di Argo, Ale e Morgana i bambini si appassionano alle avventure degli artisti come veri e propri eroi.

L’album è composto da 64 pagine che contengono un racconto introduttivo, 28 illustrazioni, 65 opere d’arte, 20 quiz e indovinelli e 2 pagine di giochi. Per completare l’album occorrono 216 figurine.
Inoltre c’è il gioco nel gioco: ogni bustina contiene 5 figurine e 1 Twin Card. Collezionando tutte le 25 coppie di Twin Card, i bambini le mischieranno coperte per divertirsi con il tipico gioco di memoria, scoprendole due a due. Ciascuna coppia di carte “gemelle” raffigura un’opera d’arte contenuta nell’album.

L’idea e il progetto di Artonauti sono stati sviluppati da Daniela Re - insegnante, mediatrice culturale ed esperta in riabilitazione cognitiva, con ampia esperienza nel mondo educativo nella scuola primaria - e Marco Tatarella, da 11 anni alla guida di una casa editrice che si occupa di libri d’arte e architettura, di periodici di musica e di servizi editoriali.
Insieme hanno fondato Wizart S.r.l.i.s., un’impresa sociale no profit, che con Artonauti ha vinto la quarta edizione del bando Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo.

Artonauti è un neologismo: una sintesi tra le parole arte, astronauti - per identificare un viaggio avventuroso - e Argonauti - per evocare personaggi epici e i loro fantastici viaggi: una perfetta sintesi tra l’aspetto ludico e quello educativo che ogni gioco dovrebbe avere.

Il progetto Artonauti infatti si basa su tre principi fondamentali: il primo è che l’arte può essere alla portata di tutti, il secondo che il gioco, in particolare quello analogico quale è un album di figurine, rappresenta lo strumento didattico più valido ed efficace per i bambini e il terzo che arte e creatività svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo evolutivo dei bambini.

Numerosi studi dimostrano infatti che l’arte contribuisce a sviluppare le capacità espressive, il ragionamento logico, matematico e linguistico. Leggendo i più importanti esperti nel campo evolutivo si scopre l’importanza di avvicinare i bambini alle opere artistiche fin dalla più tenera età. Maria Montessori pensava che la cultura fosse assorbita dal bambino attraverso esperienze individuali in un ambiente ricco di occasioni, di scoperta e di lavoro. Bruno Munari sosteneva che invece di lunghe spiegazioni è preferibile far vedere come si fa attraverso “azioni-gioco”, perché con il gioco il bambino partecipa attivamente, al contrario se ascolta si distrae. Loris Malaguzzi, ideatore del metodo Reggio Emilia, elaborò la teoria secondo la quale l’apprendimento è un processo “auto-costruttivo”, cioè il frutto dell’attività dei bambini stessi.

Un gioco sociale, educativo e accessibile: il gioco delle figurine è da sempre uno dei più diffusi e apprezzati tra i bambini e, per sua stessa natura, è accessibile a tutti, riducendo le barriere di accesso e ampliando il pubblico potenziale dell’attività educativa.
Scoperta, gioco, apprendimento auto-costruttivo, accessibilità: da queste parole chiave e attingendo dal vasto patrimonio artistico italiano ed europeo è nata l’idea di Artonauti, l’album di figurine che avvicina i bambini all’arte.

sabato 23 febbraio 2019

Interno borghese, Roma anno zero, Miracolo a Milano

Interno borghese

I dipinti e le sculture che aprono la mostra del primo piano ripropongono alcuni dei temi classici della grande tradizione pittorica della prima metà del Novecento, offrendo uno spaccato su altre stanze, quelle dipinte, che amplificano la sala abitata dal visitatore. L’allestimento è un gioco di rimandi tra un quadro e l’altro e, in particolare tra il tema del ritratto e della natura morta. Molti sono infatti i brani di still life che si nascondono nei dipinti e molti i possibili dialoghi tra le opere. I protagonisti ritratti nei dipinti di Achille Funi, Mario Tozzi, Nella Marchesini, Manlio Rho, Cagnaccio di San Pietro, Orlando Sora, Ubaldo Oppi, Ettore Olivero Pistoletto, Gianfilippo Usellini, per arrivare a Renato Guttuso accolgono il visitatore invitandolo a entrare in altri spazi rappresentati ma anche negli spazi di senso indagati nei progetti successivi.

Roma anno zero

Come ricorda Dorazio: “Il capodanno del 1950 lo trascorremmo al Mario’s Bar in via Pinciana (sotto casa di Scialoja) ballando il boogie-woogie bevendo e innamorandoci. Guttuso per denunciare la nostra decadenza, dipinse un quadro Boogie-woogie e lo espose qualche anno dopo alla Biennale di Venezia. Sullo sfondo c’era un quadro di Mondrian e i ballerini erano Manisco e Rosita, Perilli e Franca, Turcato e Oretta, Scarpitta e Clotilde. Ma cosa c’era di male? Avremmo dovuto anche noi dipingere L’occupazione delle terre?”. 
Boogie-woogie diventa il racconto di uno scontro ideologico che illumina e sintetizza un conflitto intenso seppur breve: l’anno zero di Roma, la sua ricostituzione politica dopo il Fascismo e i suoi contribuiti al rinnovato assetto culturale dell’Italia e del mondo.

La biblioteca

Insieme alle opere, il Mart custodisce anche parte della ricca raccolta libraria della Fondazione VAF costituita da alcune migliaia di volumi sull’arte italiana. Una biblioteca costruita passo a passo con il formarsi della Collezione: l’acquisto di ogni opera è sempre accompagnato da un’attenta attività di studio e ricerca. Il fondo librario VAF si inserisce tra gli altri presenti nella biblioteca del Mart appartenuti ad architetti, artisti, critici e collezionisti, e integra sezioni poco documentate come, ad esempio, quella dedicata all’arte programmata.

Miracolo a Milano

Durante gli anni Trenta, Milano cova nell’attività della galleria Il Milione e nelle continue interazioni con l’architettura un forte tessuto culturale che con la caduta del Fascismo troverà spazi di realizzazione e nuove ambizioni. Ne sono protagonisti fra gli altri Lucio Fontana, Fausto Melotti, Luciano Baldessari, Figini Pollini. Sotto la loro ala e grazie all’esplosione dell’industria editoriale, cresce una folta schiera di artisti che, fra il bar Jamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, le testate di quotidiani e riviste (Avanti!, Italia, Le Arti, Domus) e le gallerie (Gian Ferrari, Naviglio, Apollinaire, Ariete, Schwarz, etc) fa sentire la propria voce. Si chiamano Emilio Tadini, Vincenzo Agnetti, Gianni Dova, Roberto Crippa, Giuseppe Guerreschi, Rodolfo Aricò, Ettore Sordini, Arnaldo e Giò Pomodoro, Piero Manzoni, Emilio Scanavino, Valentino Vago, Dadamaino, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Gianni Colombo
La mostra prende le mosse dai primi segnali che lungo gli anni Trenta e Quaranta raccontano l’avvicinarsi di una nuova stagione artistica. In questa chiave il progetto dedica particolare attenzione alle interazioni fra arte e architettura appoggiandosi ai fondi archivistici presenti al Mart (Baldessari, Figini e Pollini). Dopo questa introduzione, l’esposizione si inoltra negli anni Cinquanta, restituendo l’eterogeneità di un linguaggio alla ricerca del proprio futuro e per questo in costante tensione. 

Pittura analitica

L’esperienza nota in Italia con la definizione di pittura analitica spiega una tendenza, nata nel corso degli anni Settanta, leggibile come reazione all’arte concettuale, che si allontanava dall’idea di rappresentazione e dall’uso della pittura come mezzo espressivo, considerato superato.
Gli “analitici” difendono la pratica pittorica come strumento privilegiato del fare artistico. Carlo Battaglia, Enzo Cacciola, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna e Gianfranco Zappettini testimoniano un approccio al fare pittorico che pone attenzione agli elementi fondanti la pittura. I suoi dispositivi, tra cui la superficie e il supporto, il colore e la composizione, la stesura più o meno controllata o neutra, il rapporto tra artista e tela, diventano il tema dell’opera con uno sguardo che – paradossalmente – si potrebbe definire anche concettuale.

Arte nucleare

Il Movimento nucleare fu fondato a Milano nel 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo, il cui manifesto (Manifeste de la Peinture Nucléaire) fu pubblicato il 1° febbraio 1952 in occasione della mostra Baj et Dangelo Peintures nucléaires (Bruxelles, Galerie Apollo, 4-17 marzo 1952). Al movimento aderirono in seguito anche altri artisti, come Joe Colombo, Mario Colucci e alcuni membri del napoletano Gruppo 58.
L’arte nucleare trae spunto dalle suggestioni dell’era atomica, dalle ricerche scientifiche legate alla materia e all’energia; ponendo al centro l’indefinibile atomico, i nuclearisti si opponevano all’arte astratta e concreta, evidenziando l’energia e il dinamismo vitale insito anche nella materia pittorica.
A corredo dei capolavori della VAF Stiftung, il Focus presenta un’accurata selezione di documenti originali legati al Movimento nucleare, come locandine, fotografie, corrispondenza, cataloghi, riviste d’artista, scritti e curiosità come il Film nucleare realizzato nel 1952 da Enrico Baj e Joe Colombo, oppure il fascicolo relativo alla causa intentata da Baj contro Salvador Dalí proprio per l’utilizzo del termine “Arte nucleare”, documenti tutti provenienti dall’archivio di Enrico Baj donato al Mart nel 2014 assieme a parte della ricca biblioteca.



Primo piano 
25 maggio – 8 settembre 2019


MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
T. 800 397760 
T.+39 0464 438887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Orari
mar-dom 10.00-18.00 
ven 10.00-21.00 
lunedì chiuso

giovedì 21 febbraio 2019

Cenere : maschere nude al Museo Civico “Baldassarre Romano” di Termini Imerese

Si inaugura alle ore 18.30 di mercoledì 27 febbraio 2019 presso il Museo Civico “Baldassarre Romano” di Termini Imerese (PA), la rassegna di Momò Calascibetta e Dario Orphée La Mendola "Cenere : maschere nude", a cura di Andrea Guastella.


Il gioco delle maschere, del nascondere per rivelare è uno dei più intriganti che l’arte sappia offrire. Maschere civettuole e ingannatrici dell’erotismo settecentesco, piccole maschere nere nei dipinti di Longhi ed enormi, inquietanti maschere bianche dei Pulcinella tiepoleschi. Non eludevano, quelle maschere, “il faccia a faccia, l’incontro di sé e dell’altro. Nel gioco degli equivoci, lasciavano passare il soffio della vita” (Jean Clair). Qui, nel mausoleo dei “grandi” dell’arte di Sicilia – Dario Orphée ne ha evocato gli spettri raccontando di una mostra nata morta, Momò Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, effigiandoli sulle lapidi di un curioso cimitero – si è nel luogo in cui le maschere cadono e ciascuno è in attesa del giudizio finale. Che arriverà, ma senza fretta. Prima della Cenere è sempre carnevale.

La rassegna, itinerante, inaugurata alla Farm di Favara lo scorso 16 giugno, e che ha già toccato il Polo Museale A. Cordici di Erice, l’ex chiesa di San Giovanni a Gela, Palazzo La Rocca a Ragusa, il Museo Mandralisca a Cefalù e Palazzo Beneventano a Lentini, toccherà i principali musei della Sicilia per poi spostarsi in Italia e in Europa.

Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura; pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità...”. I suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma conservano l’imprintingdel mito più alto; i suoi “relitti umani” divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse finale, dell’effusione amorosa, della totale consunzione carnale dell’individuo, del deliquio dei sensi nella sfrenatezza di un’avida passione. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono Comiso Park,Piazza della Vergogna, De l’amour, Labirinto Verticale: serie di opere che verranno esposte alla Fondazione Corrente, alla Fondazione Mudima, alla Galleria Jannone, alla Galleria Daverio ed in fiere internazionali come Arte Fiera di Bologna, MiArt, Artexpo New York Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid. Nel 2002 la Fondazione Mudima, a cura di Philippe Daverio, organizza una mostra-evento dal titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le sculture e i dipinti più rappresentativi di tutte le serie. La mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo, Liana Bortolon e Giovanni Quadrio Curzio. Nel 2004 è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale organizza il progetto collaterale Esserci al Padiglione Italia, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche ed arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2005 col progettoPlotart a cura di Gianluca Marziani è coinvolto in diverse gallerie d’arte in Europa (Studio Senko, Danimarca; Dot Galerie, Svizzera; Fondazione Carlo Molineris, Svizzera; Galerie Kiron, Francia; Rar Galerie, Olanda; Galerie Hartdiest, Belgio; Blanca Soto, Spagna; Galleria Arturarte, Italia; La Sala Naranja, Spagna). Data al 2007 un’antologica intorno al tema del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di Cefalù e al 2009 l’acquisizione di una sua opera al Museo Guttuso di Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, un’antologica alla Civica Raccolta Cappello a Ragusa, a cura di Andrea Guastella, e nel 2017 di un’istallazione alla Farm Cultural Park di Favara da titolo provocatorioAgrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. Cenere, l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo scrittore Dario Orphée e a cura di Andrea Guastella, lo vede presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia, Bufalino e Consolo, è profondamente radicato. E anche in questo ciclo non vengono meno i tratti del disegnatore satirico di razza evidenziati un po’ da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno seguito da vicino.

Nato ad Agrigento, Dario Orphée ha conseguito la maturità scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle Professionalità presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collabora con numerose riviste – scrivendo di critica d’arte e teatrale, estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura & Transizione” e “Balarm”. Attualmente si occupa dello studio del sentimento, di gnoseologia dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali.

INFO
Mostra: Cenere: maschere nude
Autori: Momò Calascibetta, Dario Orphée La Mendola
Curatore: Andrea Guastella
Luogo: Chiesa Maria Santissima della Misericordia, presso il Museo Civico “Baldassarre Romano”, Via Marco Tullio Cicerone, 90018 Termini Imerese (PA)
Recapito telefonico: 091 8128550
Referente per il museo Civico: Dott. Fabio Lo Bono
Inaugurazione: mercoledì 27 febbraio 2019, ore 18.30
Durata: 27 febbraio – 15 marzo 2019
Orario: da Martedì a Sabato 9.00/13.00 – 16.00/18.30. Domenica 8.00/12.30. 
Chiusura settimanale Lunedì
Ingresso: gratuito
Catalogo: in allestimento
Video: Davide Cataudella
Foto: Gerlando Sciortino e Franco Noto
Progetto grafico: Roberto Collodoro
Organizzazione tecnica: Salvo Sciortino
Ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com 
Staff Cenere: artecenere@gmail.com