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venerdì 23 ottobre 2026

Novecento a Cremona. Fotografie di architettura

Il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona presenta “Novecento a Cremona. Fotografie di architettura”, una mostra che attraverso sessanta fotografie di Andrea Tirindelli propone una rilettura della stagione architettonica cremonese compresa fra le due guerre mondiali.

Il progetto nasce dall’incontro fra la storia dell’architettura e lo sguardo personale del fotografo, che non si limita a documentare gli edifici, né a restituirne una semplice registrazione visiva. Attraverso inquadrature, prospettive, rapporti fra luce e materia, pieni e vuoti, dettagli e visioni d’insieme, la fotografia diventa uno strumento critico capace di interpretare l’architettura e restituirne la presenza nello spazio contemporaneo.

La mostra si configura così come un doppio percorso: da una parte la vicenda della trasformazione architettonica e urbanistica di Cremona nel periodo tra le due guerre; dall’altra la lettura che di quella stessa vicenda propone oggi lo sguardo fotografico. Gli edifici diventano pertanto soggetti, ma anche forme da interrogare: volumi, superfici, geometrie e proporzioni attraverso i quali la città racconta la propria storia.

Il percorso prende avvio dalle architetture degli anni Venti, ancora legate a una pluralità di riferimenti e caratterizzate soprattutto da linguaggi eclettici e storicisti, per approdare agli interventi degli anni Trenta, quando la città fu interessata da un processo di più radicale trasformazione.


In questa fase le architetture si intrecciano strettamente con le grandi operazioni urbanistiche e con le demolizioni del centro storico, che modificarono l’immagine di Cremona e introdussero nuovi rapporti tra edifici, strade e spazi pubblici. Si afferma progressivamente un classicismo monumentale semplificato, riconducibile alla cultura architettonica del regime e alle esperienze di Marcello Piacentini: un linguaggio nel quale la tradizione classica viene reinterpretata attraverso la semplificazione dei volumi, la chiarezza geometrica e una concezione rappresentativa dell’architettura, in dialogo – e talvolta in tensione – con le istanze razionaliste e novecentiste che percorrevano l’Europa e l’Italia.

È una stagione nella quale l’architettura assume anche un evidente valore di rappresentazione pubblica. Gli edifici, le piazze e i nuovi assi urbani diventano parte di una precisa costruzione dell’immagine della città e testimoniano il rapporto tra architettura, potere e ideologia.

Tra i protagonisti di questa vicenda emergono soprattutto gli ingegneri, figure alle quali fu affidata una parte importante della trasformazione edilizia della città. Tra questi Nino Mori, interprete delle istanze rappresentative dell’epoca e autore di numerosi interventi, insieme ad Aldo Ranzi e Carlo Gaudenzi, le cui opere contribuiscono a delineare il volto della Cremona fra le due guerre.

Accanto a questa produzione si collocano esperienze di particolare interesse per la ricerca di una nuova identità dell’architettura italiana. È il caso di Carlo Cocchia e Giovanni Muzio, le cui figure si distinguono per la qualità progettuale e per la capacità di confrontarsi con il tema della modernità attraverso linguaggi personali, sospesi fra tradizione e innovazione.

È proprio nella compresenza di orientamenti differenti che la mostra individua uno degli aspetti più interessanti della stagione architettonica cremonese: non un’immagine univoca del Novecento, ma un campo di sperimentazione nel quale convivono storicismo, monumentalità, cultura novecentista, razionalismo e ricerca di nuovi rapporti tra architettura e città.

Lo sguardo di Andrea Tirindelli si inserisce in questa complessità con una propria cifra interpretativa. La macchina fotografica seleziona, isola, ricompone. Un edificio conosciuto può apparire improvvisamente diverso quando viene osservato attraverso una determinata prospettiva; un particolare costruttivo può assumere la forza di un’immagine autonoma; una facciata può trasformarsi in una composizione astratta di piani, ombre e geometrie.

La fotografia diventa quindi un secondo progetto sull’architettura: non modifica l’edificio, ma modifica il modo di guardarlo. In questo senso le sessanta immagini della mostra costituiscono una sorta di atlante visivo del Novecento cremonese, nel quale la dimensione documentaria convive con quella interpretativa e poetica.

“Novecento a Cremona. Fotografie di architettura” invita dunque a riscoprire una parte significativa del patrimonio architettonico della città attraverso una duplice prospettiva: quella dello storico, che riconosce nelle forme le vicende culturali, politiche e urbanistiche di un’epoca, e quella del fotografo, che nel presente torna a interrogare quelle stesse forme, restituendo loro una nuova possibilità di essere viste.

 

Titolo mostra: “Novecento a Cremona. Fotografie di architettura”

Fotografie di: Andrea Tirindelli

A cura di: Nayla Renzi, Daniele Renzi, Giovanni Ripa

Sede: Museo Civico Ala Ponzone, Via Ugolani Dati 4, 26100 Cremona - Sala delle Mostre Temporanee

Inaugurazione: venerdì 13 novembre 2026 ore 17

Periodo: 13 novembre 2026 - 5 gennaio 2027

Giorni e orari di apertura: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 17

Giorni di chiusura: tutti i lunedì, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio

Ingresso: gratuito

Con il patrocinio di: Comune di Cremona, Cremona 29 Città candidata Capitale italiana della Cultura

Con il contributo di: Fondazione Arvedi Buschini, TOTO Costruzioni Generali

Per informazioni: www.musei.comune.cremona.it

Contatti: 0372.407770, 331.1401559, museoalaponzone.biglietteria@comune.cremona.it

Comunicazione della mostra a cura di: MADE4ART, Milano

Contatti per la stampa: Vittorio Schieroni, Elena Amodeo - www.made4art.it, press@made4art.it 

lunedì 19 ottobre 2026

Metamorfosi Passeggere - Forme, materie e linguaggi in transito

Presentato nell'ambito della Rome Art Week, il progetto espositivo ‘Metamorfosi Passeggere’ (Forme, materie e linguaggi in transito) riflette sull'instabilità del mondo contemporaneo e sulla natura mutevole delle forme che lo abitano.

Al centro di questa ricerca si colloca il paradosso stesso della trasformazione: ciò che muta lascia sempre una traccia dentro e attorno a noi, eppure ogni forma risultante è destinata a rimanere transitoria, sospesa in un divenire costante. La mostra riunisce le voci di artisti dai linguaggi e dalle tecniche differenti, chiamati a confrontarsi con i concetti di equilibrio precario, memoria e impermanenza.


L'opera di Vethan Sautour (Origami Gone – MooreanViviparous Tree Snail) funge da perno concettuale della narrazione. Attraverso un'indagine essenziale sulla carta, l'artista costruisce geometrie minimali che evocano forme organiche perdute, ponendo al centro dell'opera la tensione sottile tra presenza visibile e dissoluzione.

In immediata risonanza con questa ricerca si pongono i contributi delle altre opere in mostra, espressione di una varietà di linguaggi che genera un continuo cortocircuito visivo. 

Intorno a questo fulcro, il percorso espositivo si estende attraverso un dialogo aperto e corale tra differenti attitudini creative, generando un costante cortocircuito visivo e formale. L'indagine sulla transitorietà si adatta così alla pluralità delle tecniche presenti in mostra: dalla materia scultorea alla pittura, dagli elementi installativi e cartacei alla superficie fotografica. Ogni opera diventa un tassello autonomo di una riflessione comune sulla trasformazione del reale, in cui la densità della materia si alterna alla leggerezza di elementi effimeri, e l'immediatezza della figurazione incontra le suggestioni dell'astrazione.

Spaziando tra fisicità ed evocazione, le differenti opere in esposizione compongono così la mappa fluida di un mondo in costante movimento, dove la sola e vera costante rimane la capacità dell'arte di cogliere il cambiamento nell'istante preciso in cui avviene.

(Cristina Madini)


In mostra: Giorgio Binda, Jean-Marc Bregeault, Isabel Carafi, Ioana Cobzaru, Ana María Cortés Mencía, Małgorzata Czerniawska, Riccardo Dametti, Monica De Marinis, John Down, Faten Khalil, Jayde Kim, Rebeccah Klodt, Fiona Livingstone, Ewa Martens, Nicole Martinelli, Sabrina Puppin, Vethan Sautour, Lisa Yachia


Metamorfosi Passeggere

Forme, materie e linguaggi in transito

19 – 25 Ottobre 2026

Roma

Rossocinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

Artist Reception: 24 Ottobre ore 18:00 – 20:00

https://rossocinabro.com/rome-art-week-2026/


mercoledì 7 ottobre 2026

Pathos - Mostra internazionale d’arte contemporanea

Dal 17 al 25 ottobre 2026, Palazzo Velli Expo di Roma ospiterà “PATHOS”, la nuova mostra internazionale d’arte contemporanea a cura di Anna Isopo e Martina Scavone, parte integrante dell’XI edizione della Rome Art Week. 


PATHOSnasce dall'incontro di linguaggi, generazioni e sensibilità differenti, riuniti attorno ad una riflessione comune sul ruolo dell'emozione nell'esperienza artistica. La mostra esplora il PATHOS non come semplice manifestazione sentimentale, ma come forza generatrice capace di plasmare l'intensità interiore in immagine, materia e gesto.

Nella cultura greca il pathos simboleggiava la dimensione più profonda e irrazionale dell'essere umano, la quale sfugge al dominio della ragione e proprio per questo custodisce un potente potenziale creativo. Ancora oggi il termine rimanda a una tensione emotiva capace di coinvolgere lo spettatore, suscitando partecipazione, empatia e commozione. Nell'arte, tuttavia, il pathos non si limita ad essere raffigurato: diventa una “presenza” che attraversa l'opera, si deposita nella materia e lascia tracce visibili dell'esperienza vissuta.

Le opere in mostra testimoniano modi differenti di interpretare tale "presenza”. Pittura, scultura e fotografia instaurano un dialogo in cui ogni ricerca mantiene la propria identità, contribuendo al tempo stesso a una narrazione corale. Ne emerge un percorso in cui la componente emotiva si traduce in tensione formale, memoria e trasformazione, rivelando come il fare artistico sia il luogo in cui la dimensione individuale si apre a una prospettiva universale.

Artisti partecipanti: Ezgi Atay, Leon Amemiya Ph.D, Beate Batiajew, Lesley Bunch, Francesco Calia, Antonio Carbone, Gianfranco Cattani, Paola Ceci, Luigi De Leonibus, Daniela Duccini, Antonio Esposito, Carme Fageda, Marion Förster, Waltraud Gemein, Katharina Goldyn, Monika Hartl, Elke Hubmann-Kniely, Ulrich Kälberer, Ivan Kanchev, Haya Kim, Jana Kreft, Monika Kropshofer, Karen Kucharski, Silvana Landolfi, Lola Llinares, Andréa Lobel, Fabrizio Mancinelli, Rita Mele, Giuseppe Nubila, Maria Pacheco Cibils, Ada Pasta, Luciano Puzzo, Rebie Ramoso, Jean Marie Renault, Albina Rolsing, Luana Romano, Camelia Sadovei, Joakim Sederholm, Klára Sedlo, Yaroslav Seleznev, Przemko Stachowski, Maria Stamati, Ulli Ströbitzer, Anna Tonelli, Holger Triltsch, Véronique Vallet, Annibale Vanetti, Mònica Vilert.


Info:

PATHOS

Mostra internazionale d’arte contemporanea

A cura di Anna Isopo e Martina Scavone

Palazzo Velli Expo - Piazza di Sant’Egidio, 10 (Roma)

Dal 17 al 25 ottobre 2025

Opening: sabato 17 ottobre ore 17:00

Ingresso libero

Orari: dal lunedì alla domenica ore 12.00 - 19.00

Info: info@arteborgo.it | + 39 345.22.28.110 

venerdì 2 ottobre 2026

Il cerchio e le geometrie: l’occhio di PANFILO su Mantova e i suoi antichi mestieri

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sala di via Cappello 17, Sabato 3 ottobre alle ore 17.30, inaugura la mostra retrospettiva del M° Panfilo intitolata “Il cerchio e le geometrie: l’occhio di PANFILO su Mantova e i suoi antichi mestieri”.

L’esposizione è organizzata dai figli; curata da Arianna Sartori, presenta una selezione di opere di grafica (acqueforti e serigrafie) affiancate da alcuni dipinti che riprendono gli stessi soggetti.

La mostra rimane aperta al pubblico fino al 22 ottobre 2026 con orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, Domenica chiuso.



Per informazioni: 

ARIANNA SARTORI ARTE & OBJECT DESIGN

Mantova - Via Cappello, 17 - Tel. 0376 324260

https://www.archiviosartori.it/

https://dizionariodartesartori.it/

tel. 0376.324260, info@ariannasartori.eu

venerdì 25 settembre 2026

Claudio Verna. La luce è un luogo

Dal 25 settembre al 25 ottobre 2026 la sede storica di Villa delle Rose del Settore Musei Civici del Comune di Bologna ospiterà la mostra Claudio Verna. La luce è un luogo, dedicata a uno dei maestri e assoluti protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento.


Il progetto, a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli e realizzato in collaborazione con LABS Contemporary Art, non si configura come una semplice antologica ma come un percorso espositivo rigoroso e calibrato, pensato per restituire il ritmo, la tensione dinamica e la vitalità che attraversano oltre sessant'anni di ricerca artistica.

Grazie a un’attenta selezione di opere, l’esposizione - il cui titolo è tratto da una frase del poeta inglese Dylan Thomas - mette in luce come i diversi periodi della produzione di Claudio Verna non si succedano in modo rigido, ma tendano a richiamarsi, rilanciarsi e collassare l’uno nell’altro, rivelando una profonda coerenza di visione.

L’itinerario prende il via dal 1967, anno che segna l'avvio della celebre stagione analitica dell’artista, per proseguire con una selezione di capolavori degli anni Settanta. Al piano superiore saranno visibili opere degli anni Ottanta e Novanta, fino ad approdare alla produzione più recente e contemporanea.

Al centro dell’indagine, il dialogo pulsante tra geometria e colore, inteso quest’ultimo come esperienza fisica, sensoriale ed emotiva capace di generare spazio e luce. All'artista è inoltre dedicato il nuovo Catalogo Ragionato dell’opera di Claudio Verna (2010-2025), a cura di Alberto Mugnaini, edito nel 2026 da Dario Cimorelli Editore.


Claudio Verna nasce a Guardiagrele, in provincia di Chieti, nel 1937. Trasferitosi a Roma nel 1961 dopo la formazione universitaria a Firenze, Verna sviluppa a partire dalla fine degli anni Sessanta una riflessione radicale sul fare pittura. Inizia la stagione della Pittura Analitica di cui è uno dei maggiori rappresentanti.

Nel corso dei decenni la sua indagine si concentra sempre più sul colore, inteso come esperienza fisica e percettiva, capace di generare tensione e coinvolgimento emotivo. La capacità del colore di esplorare la superficie in tutte le sue parti, al centro così come nei margini, organizzandosi in bande e linee che seguono o contrastano con il perimetro e la forma del dipinto, costituisce la prassi di Verna.

«Queste opere di oggettivazione della pittura» non prevedono nessuna lettura trasversale e nessun riferimento altro, se non l’esperienza del colore, della geometria, delle tracce pittoriche e della luce.



Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Villa delle Rose

Claudio Verna. La luce è un luogo

A cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

25 settembre - 25 ottobre 2026

Conferenza stampa: mercoledì 23 settembre 2026 ore 12.00

Opening: 24 settembre 2026 ore 17.00-20.00

Orari di apertura a partire dal 25 settembre 2026:

venerdì ore 15.00 - 18.00; sabato e domenica ore 11.00 - 18.00


Ingresso libero

lunedì 14 settembre 2026

Hermann Nitsch: Azione e Pensiero

Per l’autunno inverno del 2026, La Crescentina - Laboratorio per l’Arte che sorge nelle campagne del Monferrato in provincia di Alessandria, presenta la mostra Hermann Nitsch: Azione e Pensiero dedicata a uno dei padri fondatori dell’Azionismo Viennese, che ha trasformato l’arte in un’esperienza viscerale e totalizzante, superando il concetto tradizionale di rappresentazione per approdare a un rito di liberazione collettiva. L’esposizione che apre al pubblico il 27 settembre 2026 fino al 10 gennaio 2027, è curata da Marzia Capannolo, con il contributo critico di Lóránd Hegyi e realizzata in collaborazione con la Galleria Umberto Benappi di Torino.

Hermann Nitsch_Schuttbild_1997_cm_Collezione privata_torino_Courtesy Galleria Umberto Benappi(0)

Hermann Nitsch ha posto al centro della sua ricerca il Teatro delle Orge e dei Misteri, un'opera d'arte totale in cui il pubblico cessa di essere spettatore e diventa partecipante attivo di una liturgia laica. Attraverso l'uso simbolico e materico del sangue, della carne e del colore, l’artista fonde la memoria dei miti dionisiaci, il sacrificio cristiano e la catarsi psicanalitica in una celebrazione primordiale della vita e della morte. I suoi celebri Schüttbilder – i dipinti realizzati versando e spalmando il pigmento rosso sulla tela, da superfici cromatiche divengono relitti tangibili di un'azione sacrale. Questa estetica dell'eccesso e del sacro si traduce in un assalto sensoriale e sinestetico, dove l'atto della pittura dialoga con la musica, il cibo e il corpo, risvegliando l'uomo moderno dal torpore borghese. Più che una provocazione, l'opera di Nitsch si configura come una profonda, viscerale riconnessione con la linfa vitale e spirituale della terra.

Il percorso espositivo riunisce circa venti opere tra grandi tele, opere su carta e una tunica rituale del 1973 (Chorhemd aus der 41. Aktion, Prinzendorf), arricchite da un nucleo di fotografie storiche scattate da Fabrizio Garghetti durante le celebri azioni performative dell’artista come testimonianza visiva della genesi del rito. L'esposizione si focalizza sulla dimensione prettamente pittorica e cromatica del maestro austriaco. La tunica, testimonianza diretta e reliquia dell'azione sacrale, funge da cerniera concettuale: su di essa la traccia ematica si fa sostanza visiva primordiale, segnando la genesi del linguaggio visivo di Nitsch. A questa si affiancano due imponenti teleri in mostra, la Pittura dell'Orgien Mysterien Theater del 1984 e lo Schüttbild del 1997 (entrambi di tre metri di larghezza), nei quali l'urgenza performativa cede il passo all'architettura del colore e alla monumentalità della stesura gestuale. Emblematica della maturità pittorica dell'artista è poi la tela Senza titolo del 2002, in cui l'impasto denso di verde scuro e rosso ematico, lavorato a piene mani direttamente sulla superficie, testimonia la trasmutazione del gesto ritmico in una profonda, quasi scultorea, meditazione pittorica.

Un ruolo centrale è affidato anche ai lavori su carta, nei quali il gesto di versare e spalmare il pigmento acquista una straordinaria immediatezza espressiva. Tra le carte più rappresentative spicca Senza titolo del 2007 (acrilico su carta intelata, cm 100 x 212), monumentale orizzonte cromatico in cui blu, verdi, gialli e rossi si fondono in una turbolenza cosmica e primordiale; a questo fa da contrappunto lo Schüttbild auf Papier del 2002 (olio su carta, cm 100 x 122), dove l'impatto frontale della colata di rosso squillante dialoga con la trasparenza del fondo, rivelando una sensibilità raffinata nell'articolazione tra densità materica, luce e stesura pittorica.

La mostra Hermann Nitsch: Azione e Pensiero suggerisce inoltre un dialogo tra l'eredità dell’artista e la potenza tellurica delle pieghe argillose del Monferrato. L’esposizione evidenzia infatti una sovrapposizione cromatica e spirituale tra il rosso liturgico dell'Azionismo Viennese con le tonalità brune, le marne calcaree e i sedimenti ferrosi delle colline che circondano La Crescentina, un territorio che è un punto di passaggio figlio di una metamorfosi millenaria dovuta a una complessa stratificazione di argille, limo e calcari che conferisce al terreno e alle rocce sedimentarie del luogo il caratteristico e suggestivo colore grigio-azzurro. Nitsch, che in queste terre ha frequentato e riconosciuto gli echi della sua ricerca primordiale, viene celebrato attraverso il concetto di materia vitale, trovando ne La Crescentina l'altare laico per la sua arte.

In questo contesto, il celebre Teatro delle Orge e dei Misteri abbandona la sua dimensione puramente performativa per farsi paesaggio. Se per l'artista il corpo umano è il luogo d'elezione del rito, per il Monferrato il "corpo" è la terra stessa, ciclicamente ferita e rigenerata dal lavoro dell'uomo. Le tele e le carte esposte diventano così mappe di un’esperienza sensoriale totale, capaci di unire il sacro del gesto estetico al profano della cultura contadina. In questa sinergia tra luogo e opera, la "terrosità" di Nitsch si rivela non come assenza di spirito, ma come sua massima espressione: una celebrazione dionisiaca della vita che sorge dal fango e dal sangue per farsi bellezza eterna.


Con questa ultima mostra, La Crescentina invita lo spettatore a riscoprire una comune, profonda e feconda appartenenza alla materia, laddove l’arte, in riferimento alla natura, ne diventa la sua voce più profonda e radicale.


La Crescentina – Laboratorio per l’Arte

La Crescentina è l’Associazione culturale nata nel 2021 grazie all’iniziativa dei collezionisti Fiorella Miraglio e Alessandro Monteforte, con l'obiettivo di sostenere l’Arte e la cultura attraverso la produzione di mostre, in collaborazione con enti privati, fondazioni, archivi e istituzioni, di pubblicazioni, e di eventi culturali tutti gratuiti e aperti al pubblico. La storia de La Crescentina inizia però da più lontano: dai rapporti che Alessandro Monteforte ha intrattenuto tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Duemila con i protagonisti dell’arte contemporanea e che, dagli anni ’80, ha accolto in questo grande fabbricato agricolo acquistato e da lui stesso recuperato. Un vero e proprio cenacolo diventato oggi La Crescentina, dove si può ammirare anche la Collezione Monteforte-Miraglio, curata da Marzia Capannolo e composta da circa duecento opere tra dipinti, sculture, fotografie, oggetti e arredi di design.



HERMANN NITSCH: AZIONE E PENSIERO


A cura di Marzia Capannolo

Con il contributo critico di Lóránd Hegyi

In collaborazione con la Galleria Umberto Benappi - Torino



27 settembre 2026 - 10 gennaio 2027

La Crescentina – Laboratorio per l’Arte

Fubine Monferrato (AL)


 

Inaugurazione 27 settembre 2026 ore 16 


Maria Chiara Salvanelli | Press Office & Communication

Maria Chiara Salvanelli | mariachiara@salvanelli.it - Cell + 39 3334580190

Anna Chiara d'Aloja | annachiara@salvanelli.it - Cell +39 329 3961225

sabato 12 settembre 2026

Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione


Dopo aver registrato uno straordinario successo di pubblico e critica nelle principali città italiane - Firenze, Napoli, Padova, Torino, Genova e Cagliari - arriva a Bologna la mostra dedicata al faraone più famoso di tutti i tempi: Tutankhamon.

A partire da sabato 3 ottobre, la prestigiosa location di Palazzo Belloni aprirà le porte all'esposizione “Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione”.

Un'occasione imperdibile per conoscere le origini del "Faraone Bambino" e rivivere, passo dopo passo, la più grande scoperta archeologica del XX secolo, avvenuta nel 1922 grazie alla tenacia dell'archeologo Howard Carter.


IL PERCORSO ESPOSITIVO E LE SUE SEZIONI

L'esposizione offre un viaggio immersivo e suggestivo, supportato da spettacolari scenografie, che stimola la curiosità dei visitatori di tutte le età:

Riproduzioni Ufficiali: Oltre 100 fedeli riproduzioni dei reperti più importanti del tesoro della Tomba, certificate direttamente dal Ministero delle Antichità Egizie del Cairo.

Sezioni tematiche: approfondimento dedicato alle complesse tecniche di mummificazione e all’imbalsamazione in uso nell'antico Egitto.

Realtà Virtuale (VR): Indossando un visore, il visitatore potrà “abbattere il muro” dietro il quale si nascondeva il tesoro di Tutankhamon ed esplorare virtualmente la tomba, osservando in prima persona le "cose meravigliose" scoperte da Carter.

Famiglie e Bambini: Un percorso appositamente ideato per i più piccoli, con didascalie facilitate e supporti visivi mirati.

Scuole: Visite dedicate con guide qualificate, progettate per stimolare l’approfondimento e la curiosità degli studenti verso la storia dell’antico Egitto.

EVENTO SPECIALE DI INAUGURAZIONE

In occasione dell'apertura della mostra, sabato 3 ottobre si terrà un evento eccezionale con uno dei massimi esperti mondiali di egittologia, Zahi Hawass.

Lectio Magistralis: a cura del grande archeologo Zahi Hawass.

L'incontro si terrà alle ore 10 presso il Centro San Domenico, Piazza San Domenico 13, Bologna. L'ingresso è libero previa prenotazione. 

Firmacopie: A seguire, dalle ore 15:00 presso la mostra a Palazzo Belloni, Zahi Hawass firmerà le copie del suo nuovo libro “L'uomo con il cappello” (il libro può anche essere acquistato al bookshop della mostra).

 


INFORMAZIONI UTILI:

MOSTRA: "TUTANKHAMON: LA TOMBA, IL TESORO, LA MALEDIZIONE"

DOVE: Bologna | Palazzo Belloni | Via de’ Gombruti 13

PERIODO APERTURA MOSTRA: Dal 3 ottobre 2026 al 2 maggio 2027

ORARI: Tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00)


LECTIO MAGISTRALIS ZAHI HAWASS:

Sabato 3 ottobre - ore 10 | Centro San Domenico | Piazza San Domenico 13, Bologna

Ingresso gratuito previa prenotazione al link

https://www.mostratutankhamon.com/conferenza-zahi-hawass/

 

FIRMA COPIE DEL NUOVO LIBRO DI ZAHI HAWASS “L’UOMO CON IL CAPPELLO”:

Sabato 3 ottobre ore 15:00 | Palazzo Belloni | Sede della mostra


CONFERENZA STAMPA: Venerdì 2 ottobre alle ore 11.30 Bologna | Palazzo Belloni


INFO E PRENOTAZIONI:

www.tutankhamoninmostra.com

info@mostratutankhamon.com

Tel: +39 337 300086

ORGANIZZAZIONE: @spaziomostre per StoricaLab

domenica 30 agosto 2026

Labyrinth in Blue

In Labyrinth in Blue Leonardo Basile costruisce lo spazio pittorico attraverso una fitta sovrapposizione di segni, campiture e strutture geometriche, trasformando la superficie della faesite in una sorta di territorio stratificato. Il blu, dominante assoluto, non è uniforme: varia continuamente d’intensità e si apre a velature, abrasioni, tracce materiche e improvvise emersioni del fondo.

La composizione sembra organizzarsi secondo una successione di rettangoli e linee che si incastrano, si interrompono e si sovrappongono, suggerendo l’idea del labirinto senza però descriverlo in maniera figurativa. È proprio questa ambiguità a dare forza al dipinto: l’occhio cerca un percorso, ma viene continuamente ricondotto dentro la trama dell’immagine.

Tecnicamente, l’opera rivela un procedimento fatto di accumulo e sottrazione: la materia viene depositata, velata, graffiata e in parte rimossa, lasciando affiorare bianchi e tonalità più profonde. Ne deriva una superficie vibrante, quasi consumata dal tempo, nella quale la geometria perde la sua rigidità per diventare gesto.

Un lavoro del 1993 in cui Basile affronta dunque il rapporto tra ordine e disordine, struttura e materia, affidando al blu il compito di tenere insieme una realtà pittorica inquieta e profondamente immersiva. (liberamente copiato dalla fonte http://www.leonardobasile.it/works-with-review/labyrinth-in-blue.html )

L'opera pittorica Labyrinth in Blue



giovedì 13 agosto 2026

Sul futuro del corpo

Dal 5 settembre al 4 ottobre 2026, la Galleria Civica Cavour a Padova ospita la mostra “Sul futuro del corpo”, curata da Barbara Codogno. L’esposizione riunisce oltre 50 dipinti e sculture di grande rilevanza e molti di grandi dimensioni di 17 tra i più autorevoli protagonisti della nuova figurazione internazionale che interrogano il corpo tra identità, memoria, controllo e trasformazione.

Julio Larra, “The Exiled", 2018, olio su tela,
cm 182,9x152,4.
Collezione Fondazione Alberto Peruzzo


Tra i sostenitori della mostra, la Fondazione Alberto Peruzzo, anch’essa realtà padovana, partecipa attivamente con un prestito di due dipinti dell’artista cubano Julio Larraz: “A Video Show in the War Room” e “The Exiled” – esposti al pubblico per la prima volta dopo la loro recente acquisizione.

In riferimento a Larraz, la curatrice Barbara Codogno spiega: “Nelle opere di Julio Larraz la dimensione personale dei protagonisti si intreccia con la storia, la geopolitica e l'economia. Le figure che abitano i suoi dipinti sembrano muoversi in interni silenziosi e rarefatti dove mappe, arredi e oggetti assumono un valore simbolico pari a quello dei personaggi. Larraz suggerisce che ogni riflessione sull'identità individuale resta inseparabile dai sistemi economici e geopolitici che determinano mobilità, appartenenza e accesso alle risorse.”

Gli altri artisti in mostra sono: Radu Belcin, Enrica Berselli, Luca Bidoli, Greta Bisandola, Angelo Brugnera, Chiara Calore, Fabbio Copercini, Chandra Fanti, Angelo Giordano, Alfio Giurato, Maurizio L'Altrella, Nunzio Paci, Flavia Pitiș, Stefano Reolon, Nicola Samorì, Markus Schinwald.

Le loro opere illustrano come il corpo sia tornato al centro della ricerca artistica non come semplice soggetto iconografico ma come luogo critico attraverso cui leggere le trasformazioni culturali e sociali del presente.

“La pittura e la scultura diventano così strumenti di resistenza – spiega Codogno – la materia, il gesto, il tempo dell'esecuzione e persino l'errore restituiscono al corpo la sua irriducibile presenza. Le opere condividono la stessa condizione della carne: la sua fragilità, la sua impermanenza, la sua capacità di trasformarsi. Pur nella diversità dei linguaggi, gli artisti condividono una medesima consapevolezza: il corpo è il luogo in cui si manifestano le grandi tensioni del nostro tempo. Identità, controllo, memoria, desiderio, appartenenza, tecnologia, sacro diventano dimensioni inseparabili di una riflessione che attraversa l'intero percorso espositivo”.

“Sul futuro del corpo” nasce, quindi, da una riflessione sul destino dell’umano nell'epoca della sua progressiva smaterializzazione. Lontana dalle retoriche della tecnologia e dalle narrazioni post-umane, la mostra assume il corpo come archivio vivente, spazio simbolico e politico, luogo in cui continuano a inscriversi memoria, desiderio, trasformazione e rapporti di potere.

La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Padova – Assessorato alla Cultura e con la partecipazione di Fondazione Alberto Peruzzo e Fondazione Coppola.


 

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: “Sul futuro del corpo”

DOVE: Galleria Civica Cavour – Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 35122, Padova

QUAnDO: dal 5 settembre al 4 ottobre 2026

VERNISSAGE: venerdì 4 settembre ore 18.00

INGRESSO: GRATUITO

SOCIAL MEDIA:


INSTAGRAM: https://www.instagram.com/sulfuturodelcorpo/

FACEBOOK: https://www.facebook.com/profile.php?id=61591629372316

Organizzazione della mostra: Barbara Codogno, Monica Andreosi e Bruna Laura Filippini.


L’esposizione è stata realizzata con il sostegno di:

Greenplast srl; SportFelix e Poliambulatorio Valentini, Cleup, Le Colture e Duomo Copy.

Catalogo: CLEUP – Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova.

venerdì 3 luglio 2026

Il peso dell'empatia

L'empatia, da qualità essenziale delle relazioni umane, sembra oggi trasformarsi sempre più in una condizione difficile da sostenere. La capacità di immedesimarsi nella sofferenza degli altri – che si tratti di una persona fragile, di un animale ferito o di tragedie lontane – può generare un senso di impotenza e frustrazione, soprattutto quando non trova sbocchi concreti.

Allo stesso tempo, il contesto contemporaneo sembra favorire un progressivo indebolimento di questa sensibilità. Da un lato, il linguaggio politico e pubblico ha spesso sostituito la solidarietà con la retorica della forza, della competizione e della contrapposizione, facendo apparire l'empatia come un segno di debolezza anziché una risorsa collettiva. Dall'altro, la continua esposizione, attraverso i social media, a immagini di guerra, violenza e sofferenza produce un inevitabile processo di assuefazione: per difendersi dall'eccesso di dolore, le persone finiscono per desensibilizzarsi.

A questo si aggiungono altri fattori tipici della società contemporanea: l'individualismo alimentato dalla competizione, la progressiva sostituzione dei legami reali con quelli virtuali, lo stress quotidiano e un modello economico che privilegia il successo individuale rispetto alla cooperazione. Il risultato è una società sempre più diffidente, incline a vedere nell'altro un rivale o un nemico anziché una persona con cui condividere esperienze, responsabilità e destino.