Blog di servizio gratuito per la comunicazione in Arte

venerdì 1 maggio 2026

“L’Italiana dal nastro blu

 Arte: Mahadeva svela una nuova serie di dipinti ispirati all’Italia

Non voglio imitare la vita o la natura, cerco umilmente di lavorare come lei.



Il pittore francese Mahadeva ha presentato una nuova serie di opere ispirata all’Italia, affermando una ricerca in cui si incontrano eredità del Rinascimento, modernità pittorica e ricerca interiore.

In questa nuova serie si trova un’espressione particolare ne “L’Italiana dal nastro blu”, ritratto in cui la figura femminile diventa al tempo stesso presenza, architettura e apparizione interiore.

Costruita per piani, linee oblique e giochi d’ombra e di luce, l’opera evoca una bellezza ideale. Attraverso questa figura, Mahadeva sembra interrogare l’eredità italiana della bellezza, tra memoria classica, sensibilità moderna e intensità silenziosa.

In questa nuova serie l’Italia si rivela con particolare forza attraverso un grande paesaggio a olio ispirato alla Toscana, di 150 × 70 cm. Colline, architetture e slanci vegetali emergono in una luce in continua trasformazione che porta in sé un’energia profonda, quella che ha nutrito lo sguardo dei grandi maestri del Rinascimento, da Leonardo da Vinci ai pittori italiani che hanno saputo cogliere il respiro del mondo. La natura vi respira, circola, si dispiega, e la pittura ne prolunga il movimento vivente.

Già esposto a Pont-à-Mousson e all’Hôtel Matignon, in particolare con l’opera La nascita del puledro, Mahadevaattira anche l’attenzione del mondo letterario: Frédérick Tristan firma un testo di prefazione per un’operadedicata ai suoi primi lavori, intorno al 1991.

Questo sguardo accompagna il crescente interesse per il suo lavoro da parte di amatori e collezionisti. Attraverso questa serie ispirata alla Toscana, Mahadeva afferma un’opera al tempo stesso intellettuale, spirituale e profondamente incarnata, inscritta nella continuità di un “Rinascimento moderno”.


Chi è Mahadeva

Nato a Giverny e formatosi all’École des Beaux-Arts di Parigi, Patrick Dumont, detto Mahadeva, sviluppaun’opera singolare al crocevia di diversi universi. Pittore, scrittore e artista erudito, inserisce la sua pratica in una tradizione in cui creazione, pensiero e conoscenza avanzano con un unico slancio. La sua attività di paesaggista nutre profondamente il suo rapporto con la natura, la struttura e il ritmo delle forme, mentre la sua conoscenza delle arti giapponesi apporta al suo lavoro un’esigenza di equilibrio e precisione.

La sua opera si costruisce in un dialogo vivo tra la figura umana, il paesaggio e le grandi tradizioni pittoriche. I corpi vi diventano architetture sensibili, sostenute da unatensione che unisce rigore e libertà.

Nelle sue composizioni, le forme si frammentano, i piani si dispiegano e il colore mette la tela in movimento. Le linee circolano, le masse vibrano, la luce attraversa la pittura, si diffonde e si trasforma. Ogni sua opera si organizza così come un flusso, una respirazione continua che trascina lo sguardo e lo inscrive in un’esperienza viva.organizza così come un flusso, una respirazione continua che trascina lo sguardo e lo inscrive in un’esperienza viva.

sabato 25 aprile 2026

STRUTTURA N.1. Dalla traccia al reperto materico


Lo spazio MADE4ART è lieto di presentare presso la propria sede in Via Ciovasso 17 nel cuore di Brera, il quartiere dell’arte nel centro di Milano, la mostra “Filippo Circelli: STRUTTURA N.1. Dalla traccia al reperto materico” a cura di Valentina Abbate e realizzata in collaborazione con PitturiAmo.

In esposizione un nucleo di opere pittoriche e scultoree realizzate dal giovane artista bresciano a partire dal 2024. La scelta dei lavori rappresenta il percorso artistico-filosofico di Filippo Circelli dalle prime fasi fino ad arrivare all’Io di oggi.

Essi sono la testimonianza concreta e oggettiva dello sviluppo del suo pensiero e della sua crescita artistica, ma non solo. Se dapprima la ricerca è nata per gioco, con il passare del tempo è diventata un meticoloso investigare circa l’universo, il mondo, l’uomo: il suo primo saggio, intitolato “La Firma come Opera d’Arte”, dunque, serve per indagare, analizzare e far comprendere tale percorso al più vasto numero di persone possibile.

Filippo Circelli, nato a Brescia nell’agosto 2006, è un esponente di rilievo dell’arte visiva concettuale. Formatosi al Liceo Foppa in “Architettura e Ambiente”, ha sviluppato una maturità tecnica alimentata sia dall’esperienza nel lavoro manuale familiare sia da una spiccata passione per la filosofia moderna. Definito un “rivoluzionario” della percezione, Circelli supera la tradizionale bidimensionalità della tela per approdare a una creazione pittorico-plastica tridimensionale, dove la materia e il colore diventano strumenti di indagine introspettiva e spaziale.

Il suo percorso artistico è strettamente connesso alla riflessione teorica, come testimoniano le sue opere letterarie, tra cui “Sofferenza” e “La triade: io giudice, io giuria, io esecutore di me stesso. Io, Filippo Circelli!”. La sua carriera, seppur giovane, vanta già prestigiosi traguardi internazionali: dal Premio Artista d’Europa 2025 a Venezia al riconoscimento come “Artista del Regno Unito” a Londra, fino a esposizioni a Firenze, Milano (Brera), Cannes, Barcellona e il traguardo del MoMA di New York.

La sua estetica fonde vigore cromatico e precisione tecnica, invitando lo spettatore a esplorare una “spazialità rovesciata”. Per la critica, Circelli è un comunicatore complesso che non si limita a ritrarre il mondo, ma lo analizza e trasforma in un palcoscenico per l’essenza universale, consolidando la sua posizione di autore eclettico capace di unire arte, sport e pensiero critico in un unico linguaggio vitale.

L’inaugurazione della mostra si terrà giovedì 7 maggio 2026 dalle ore 17 alle 19; apertura al pubblico dal 5 al 18 maggio su appuntamento consigliato negli orari di apertura della sede, il lunedì dalle ore 15 alle 18, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 18, il sabato dalle 15 alle 18.

Filippo Circelli: STRUTTURA N.1. Dalla traccia al reperto materico
a cura di Valentina Abbate

5 - 18 maggio 2026
Inaugurazione giovedì 7 maggio ore 17 - 19
Orari di apertura: lunedì ore 15 - 18, martedì - venerdì ore 10 - 18, sabato ore 15 - 18
Ingresso gratuito, consigliato appuntamento: info@made4art.it
Si invita a verificare sempre sul sito Internet e i social network di MADE4ART eventuali aggiornamenti sugli orari e le modalità di accesso allo spazio

Catalogo della Collana MADE4ART disponibile in sede in versione cartacea o scaricabile gratuitamente da www.made4art.it nella versione digitale

MADE4ART
Spazio, comunicazione e servizi per l’arte e la cultura
Via Ciovasso 17, Brera District, 20121 Milano, Italia
Fermate metropolitana Lanza, Cairoli, Montenapoleone

sabato 18 aprile 2026

Presentazione del catalogo della mostra Impulsivi riflessivi


Dopo la proroga della mostra "Impulsivi riflessivi - Acquisti, donazioni, assonanze da Luigi Varoli al contemporaneo" fino a domenica 26 aprile è in arrivo anche la pubblicazione dedicata

Giovedì 23 aprile alle 18.30 a Cotignola nel giardino di casa Varoli, in corso Sforza 24, ci sarà la presentazione del catalogo della mostra Impulsivi riflessivi - Acquisti, donazioni, assonanze da Luigi Varoli al contemporaneo.

Impulsivi riflessivi è un progetto espositivo che non attinge solo dai disegni e dalle pennellate dell'artista cotignolese per eccellenza, ma anche da scritti di amici, storici e artisti contemporanei che lo hanno conosciuto o anche solo respirato durante una loro sosta, lunga o breve che sia stata, in quel di Cotignola.

Artisti contemporanei quali Michele Buda, Daniele Casadio, Massimiliano Fabbri, Guido Guidi, Franco Pozzi, Massimo Pulini si avvicinano alle opere del maestro e fanno sentire la loro voce creando un legame tra gli esiti del passato e la ricerca di un presente che si insinua per erbari e ritratti di personaggi noti e ignoti, generando assonanze, grafismi, stesure, inquadrature, errori su pellicola.

Alla presentazione del catalogo interverranno gli artisti contemporanei coinvolti e inoltre sono previsti approfondimenti sui testi del catalogo e su alcuni quadri della collezione; intervengono, tra gli altri, Massimiliano Fabbri, Martina Fabbri Nuccitelli, Alessandro Giovanardi, Marilena Benini.

La mostra, a ingresso libero, rimarrà allestita fino al 26 aprile e sarà visitabile il venerdì dalle 16.30 alle 18.30; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30; la sera della presentazione del catalogo l'esposizione sarà visitabile fino alle 20.30.



IMPULSIVI RIFLESSIVI

Ingresso libero. Per ulteriori informazioni: 0545 908810

museovaroli@comune.cotignola.ra.it.

www.museovaroli.it 

museovaroli@comune.cotignola.ra.it

0545 908810 - 3204364316

domenica 5 aprile 2026

Vittorio Asteriti Wallpapers for your phone #12

La Mazzacana Gallery è lieta di annunciare l'inaugurazione della mostra di Vittorio Asteriti Wallpapers for your phone #12. Con il coordinamento scientifico e testo critico di Greta Alberta Tirloni.

Dalle ore 18,30 del 5 aprile sul sito di Mazzacana Gallery https://www.mazzacana.it saranno disponibili in download 6 sfondi per smartphone creati dall’artista Vittorio Asteriti, liberamente scaricabili e in galleria sarà esposta un'installazione con alcuni telefoni che presentano gli Wallpapers dell'autore.


Scrive Greta Alberta Tirloni:

Nel progetto dell'artista Asteriti, le Geometrie sono proprio dotate di sensibilità nella loro semplicità: la sua pittura geometrica di linee è davvero nell'arte contemporanea italiana e internazionale, nel solco di Mondrian e Rothko, di Sol Lewitt e Daniel Buren, artisti di opere astratte tra l’arte concettuale e il minimalismo, con utilizzo delle linee di colore come elemento fondamentale.

Le pitture di olio di Asteriti sono “Declinazioni Cromatiche”, come recitava un suo progetto espositivo, testimonianza dell'importanza del colore nell'Arte Contemporanea. Ed ancora, il colore di Asteriti porta l'osservatore “Oltre la linea”, secondo un altro suo progetto espositivo.

Nella produzione pittorica, l'artista supera le forme con le sue geometrie di linee affiancate, in cui proprio il colore con il suo alternarsi diviene protagonista, linguaggio minimale ed essenziale come le linee.

Il minimalismo è uno stile di arte, di pensiero, di vita globale: una filosofia di vita che libera l'individuo dalle complessità e lo incentra sulle qualità essenziali, su ciò che è fondamento della quotidianità. In arte, il minimalismo riflette sulla semplicità e ricchezza dello spazio assoluto, sulla ripetizione dell’oggetto in uno spazio che si dilata e in un tempo che scorre, sollecitando nell'osservatore la percezione diretta di spazio tempo ed oggetto.

Asteriti sviluppa la sua ricerca artistica minimale nella sintesi tra linea e colore, quasi tra materia e spirito, una ricerca espressa nelle alternanze di linea e colore, con anche alternanze di luminosità e intensità, che invitano l’osservatore quasi ad immergersi e perdersi nello spazio compositivo della tela, uno spazio che si dilata, come Yves Klein invitava l'osservatore ad impregnarsi nel Blu assoluto dei suoi monocromi.

Le opere Linee dunque sono un’indagine sulle ampie possibilità espressive del minimalismo geometrico della successione cromatica, priva di componenti figurative o di racconto, ma davvero ricche di significato.


La produzione di Asteriti ricorda infatti la "teoria della linea" di Platone (esposta in Repubblica, Libro VI): una rappresentazione metaforica dei gradi della conoscenza, divisa tra il mondo sensibile (il mondo della opinione/doxa) e quello intelligibile (il mondo della scienza/episteme).

La linea in Platone rappresenta una scala ascendente dal visibile al puro pensiero. La linea indica perciò il passaggio dalla conoscenza imperfetta (delle immagini, degli oggetti) alla conoscenza vera (dei concetti matematici, della dialettica).

Al Mondo Sensibile (opinione) appartengono eikasía (immaginazione/ombre) e pístis (credenza/cose sensibili).

Al Mondo Intelligibile (scienza) appartengono diánoia (ragionamento matematico) e nóesis (intellezione/dialettica).

Così quelle linee dell’arte di Asteriti indicano e conducono lungo la via della conoscenza intelligibile, matematica, astratta e universale, come lo zen del vuoto indica la via per l’assoluto.

Una fitta sequenza di linee verticali, di larghezza e colore variabile, occupano interamente lo spazio delle superfici delle tele, allineate in modo rigoroso, matematico, senza interruzione del bordo superiore o inferiore. L’osservatore è invitato a seguire il movimento verticale e l'alternanza del ritmo cromatico. La disposizione non presenta simmetrie o programmate gradazioni tonali, ma una successione casuale però con una distribuzione equilibrata di intensità, saturazione, luminosità. L’effetto ottico complessivo è quello di un tessuto policromo denso, di una simultanea leggibilità di tutte le linee. Ad una visione di dettaglio, attenta e meditata, appaiono soffici variazioni nella stesura dell’olio e un contrasto tra i colori subordinato alla regolarità formale delle linee, aggiungendo profondità per la fruizione dell'osservatore. La successione delle linee evoca l'elemento tempo, come successione di istanti. Ogni striscia si presenta come una unità di colore ed una unità temporale autonoma, in relazione alle altre. L’ assenza di un punto focale centrale o di una prospettiva sposta l’attenzione proprio su questo processo olistico di successione fisica e temporale, e sulla durata della visione unitaria e d'insieme, sottolineando la dimensione anche temporale dell’atto percettivo.

L’ opera sollecita perciò un coinvolgimento attivo dello spettatore che, da vicino o lontano modifica le condizioni di lettura cromatica. Da vicino emerge il dettaglio delle linee delle opere, da lontano si presenta la vibrazione ottica d’insieme della pittura, con l'alternarsi dei colori.

A dimostrazione della ricchezza di sollecitazioni dell'arte minimale come quella di Asteriti, come la ricchezza del vuoto Zen dell'Oriente.


Vittorio Asteriti, nato a Crotone nel 1984, frequenta l’Università della Calabria laureandosi in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo con tesi in Storia dell’ Arte Contemporanea. Oltre alla sua mostra personale “Materia” nel 2016 al MACK – Museo d’Arte Contemporanea di Crotone, ha preso parte a diverse mostre collettive in Italia e all’estero. Nel 2019 sono entrate nella collezione privata del Four Seasons Hotel di Londra 50 opere inedite. Nel 2023 è tra i 10 artisti selezionati per la collettiva “Decennale” a cura di Enzo Battarra, progetto espositivo/editoriale di CASA TURESE ArteContemporanea che ha documentato dieci anni di attività della galleria; sempre nel 2023 la collettiva presso Spazio Bedeschi a Verona, curata da Simone Azzoni. Nel 2024 è contemporaneamente protagonista di due importanti collettive, “Geometrie sensibili” il nuovo progetto espositivo di CASA TURESE ArteContemporanea e “La pittura geometrica contemporanea italiana”, presso Spazio Bedeschi. Tra le mostre più recenti, la personale “Declinazioni Cromatiche” progetto espositivo della galleria DAVIDECOFFA ArteContemporaneda a Casale Monferrato e la bipersonale “Oltre la linea” con Vincenzo Frattini a cura di Carina Leal presso la galleria Febo&Dafne di Torino.. Nella sua produzione pittorica abbandona le forme per concedere spazio al colore, protagonista assoluto, nella sua essenzialità. La sua ricerca si fonda sulla sintesi gestuale e materica che si esprime senza filtri nelle modulazioni lineari; modificando la saturazione, la luminosità e l’intensità del colore sfrutta la luce per creare orizzonti vibranti, che invitano l’osservatore ad immergersi e perdersi nello spazio compositivo.


Vittorio Asteriti - Wallpapers for your phone #12

Inaugurazione: domenica 5 aprile alle ore 18:30

Periodo espositivo: 5 aprile – 10 maggio 2026

Orari: su appuntamento da lunedì a venerdì ore 15:00 - 18:00

https://www.mazzacana.it

Mazzacana Gallery - Via Mazzacanà, 11 - 37030 S. Pietro di Lavagno, Verona.

Apertura: su appuntamento da lunedì a venerdì ore 15 - 18

mazzacanagallery@gmail.com 347 9155430

venerdì 27 marzo 2026

Cartoline per la Pace

Ieri, giovedì 26 marzo alle ore 11:00 è stata inaugurata Cartoline per la Pace, di Ciriaco Campus, presso la fermata Anagnina della Metropolitana A di Roma (linea Agnanina – Battistini), alla presenza dell'artista, di Eugenio Patanè – Assessore alla Mobilità, Massimiliano Smeriglio – Assessore alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sabrina Alfonsi – Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Paolo Aielli – Direttore Generale ATAC e Raffaella Frascarelli – curatrice del progetto.


L'iniziativa è organizzata in collaborazione con ATAC, Roma Capitale (Assessorato alla Mobilità | Assessorato alla Cultura | Assessorato all’Ambiente), e Nomas Foundation.

Il progetto vuole stimolare una riflessione sul tempo presente attraverso la realizzazione di un’installazione pubblica all’interno di un treno della Metropolitana A di Roma che percorrerà quotidianamente, fino a fine giugno 2026, la linea Anagnina – Battistini.

Si tratta di una serie di immagini di città del mondo realizzate dall’artista, stampate su pellicola adesiva, in cui affiorano sagome di missili come parte naturale del paesaggio, che rivestiranno quasi totalmente i vagoni del treno, creando un ambiente immersivo di grande impatto.

Il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare chi viaggia a riflettere sulla pace come diritto e bene comune più prezioso.

Le immagini realizzate da Campus nascono dall’omonimo ciclo pittorico su cartone del 2023, Cartoline, che ritrae alcune delle più iconiche città mondiali “colonizzate” al loro interno: presenze che percepiamo estranee, silenti e intrusive, e nel contempo inglobate nello skyline urbano.

La riflessione generale muove dal fatto che viviamo in un tempo in cui la pace - conquistata con fatica dopo due guerre mondiali - torna a mostrarsi fragile, condizionata, reversibile.

In molte parti del mondo il riarmo è tornato a occupare il centro del discorso politico, mentre la diplomazia arretra e la minaccia nucleare viene normalizzata come se fosse un male necessario all’equilibrio globale. Ma la pace non è un’idea astratta. La pace appartiene a ciascuno di noi.

Cartoline per la Pace mette quindi in scena un futuro quotidiano in cui scuole, palazzi, monumenti, stazioni e piazze - simbolo della vita collettiva - appaiono trasformate da spazi di vita a scenari di minaccia.

Il “giallo” che caratterizza le immagini è un colore che identifica lo stato di allarme. È il segno inquietante di un’assuefazione costruita attraverso la continua somministrazione di immaginari tossici diffusi da mass media, social media, videogiochi, internet, che finiscono per far percepire la guerra come finzione, spettacolo, normalità.

Il progetto invita infine a considerare il riarmo non come un destino inevitabile, ma a immaginare una nuova stagione pubblica fondata sulla cooperazione, sul dialogo e su un impegno concreto per il disarmo globale.

La pace è un diritto politico dell’umanità. È un dovere verso le generazioni presenti e future.

Ogni giorno è un’occasione per difendere la pace come responsabilità condivisa.

È il nostro bene comune più prezioso.

Durante il periodo espositivo verranno realizzati momenti di incontro sui temi del riarmo, delle guerre e della pace, rivolti in particolar modo alle scuole.


 

Biografia

Ciriaco Campus nasce a Bitti (Nuoro). Ha insegnato scultura nelle Accademie di Belle Arti di L’Aquila, Milano, Sassari, Napoli, Roma. Vive e lavora a Roma. La ricerca di Ciriaco Campus si concentra sulla rappresentazione dei temi sociali nei media, sul mondo del consumo e il suo immaginario, sulla dimensione conflittuale del presente. Il suo lavoro percorre strade poco battute, che si incrociano continuamente con l’obiettivo comune di comprendere la realtà nel suo continuo modificarsi. Tra le mostre più significative realizzate in spazi pubblici: Roma – Galleria Comunale, Castel Sant’Angelo, Palazzo Venezia, Auditorium Parco della Musica e Galleria Nazionale di Arte Moderna. Palazzo Reale di Napoli, LIV Biennale di Venezia. Sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche come la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea e la Collezione Farnesina.


INFO

Ciriaco Campus

Cartoline per la Pace

Treno della Metropolitana A di Roma

Linea Anagnina – Battistini

Inaugurazione

Fermata Anagnina (Metropolitana A)

26 marzo 2026, ore 11.00

Un’iniziativa di

Roma Capitale, ATAC e Nomas Foundation


A cura di

Raffaella Frascarelli

Ufficio stampa

Sara Zolla | Tel. +39 346 8457982 | press@sarazolla.com

Instagram 

@atacroma_@ciriacocampus_@nomasfoundation

mercoledì 18 marzo 2026

Fotografie a tre dimensioni

Giovedì 26 marzo 2026 alle ore 18, la Fondazione Sabe per l’arte presenta la conferenza Fotografie a tre dimensioni.

L’incontro è organizzato in occasione della mostra Immagini nello spazio di Nataly Maier (visitabile fino al 12 aprile) e sarà anche l’occasione per presentare il catalogo dell’esposizione. Durante la conferenza, la curatrice della mostra Cristina Casero dialogherà con l’artista e con il critico Matteo Galbiati, autore di due importanti monografie dedicate al lavoro di Nataly Maier.


La conversazione offrirà l’opportunità di approfondire la ricerca dell’artista, collocando le sue fotosculture all’interno della sua produzione. Allo stesso tempo permetterà di comprendere come le opere esposte si inseriscano in un percorso storico più ampio, avviato negli anni Settanta, legato all’uso della fotografia e del procedimento fotografico come strumenti di riflessione sull’immagine stessa.

L’evento è patrocinato dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e dal Dipartimento di Beni Culturali, Campus di Ravenna, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

L’incontro sarà trasmesso anche in streaming tramite il canale YouTube della Fondazione.

Cristina Casero insegna Teorie e tecniche della Fotografia e Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Parma, dove è professoressa associata. Dal 2022 al 2025 dirige il CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione. I suoi studi si sono dapprima concentrati sulla cultura figurativa italiana del secondo dopoguerra e sulla scultura ottocentesca italiana, con particolare interesse per i legami della produzione visiva con le questioni politiche, sociali e civili dell'Italia del tempo. Su questa linea sono anche le indagini sugli ultimi quaranta anni del Novecento, dedicate soprattutto all'immagine fotografica, con affondi intorno alle ricerche di marca concettuale.

Matteo Galbiati (Monza, 1974) è critico e curatore d’arte. È stato membro della giuria di diversi premi artistici nazionali e internazionali. Ha collaborato con l’Archivio Mauro Staccioli e l’Archivio Mario Nigro. Dal 2008 ha iniziato un lavoro sinergico con il gruppo di artisti Nuovi Lirici. Dal 2021, anno della sua costituzione, è membro del comitato scientifico dell’Archivio Claudio Olivieri. Dal 2022 cura l’Archivio di Manuela Bedeschi. Dal 2010 collabora come docente con il Centro Linguistico Culturale San Clemente di Brescia e con l’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia. Scrive regolarmente articoli e recensioni per le riviste d’arte contemporanea “Titolo” (dal 2002), “Espoarte” (dal 2005, di cui diventa direttore web e digital dal 2013). Ha anche scritto articoli e servizi per le riviste d’arte contemporanea “Arte”, “Juliet”, “Segno”, “L’Urlo”. Ha pubblicato saggi critici per monografie e/o cataloghi di mostre, tra gli altri, per Silvana Editoriale, Vanillaedizioni, Skira.

Nataly Maier, nata nel 1957 a Monaco di Baviera, studia al Leibniz Kolleg di Tübingen e frequenta la Scuola di Fotografia di Monaco. Nel 1982 si trasferisce a Milano e lavora come fotografa. Dalla fine degli anni Ottanta avvia una ricerca sulla memoria del colore e adotta il formato del dittico per accostare fotografia e pittura monocroma, integrando poi il disegno e la scrittura. Parallelamente si dedica al superamento della fotografia come immagine bidimensionale, impiegando supporti tridimensionali che attribuiscano un valore plastico alla fotografia stessa. La sua prima mostra personale si tiene alla galleria L’Attico di Roma nel 1992. Ha esposto in diverse istituzioni pubbliche e private, tra le quali Goethe Loft di Lione (2000), Villa Romana di Firenze (2001), Fondazione Antonio Calderara di Vacciago (2015), Soeffker Gallery dell’Hamline University di St. Paul, nel Minnesota (2017), Ballinglen Arts Foundation di Ballycastle, in Irlanda (2018), Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2018), Villa Olmo di Como (2022), Fondazione Filiberto Menna di Roma (2023) e in numerose gallerie in Italia e Germania. Vince il Premio Michetti nel 2018 e l’Arteam Cup per la pittura nel 2022. Vive e lavora tra Milano e Starnberg.


Ingresso libero fino a esaurimento posti. 

Informazioni: info@sabeperlarte.org | www.sabeperlarte.org

Nataly Maier

Immagini nello spazio

a cura di Cristina Casero

Sede Fondazione Sabe per l’arte | via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

Periodo 24 gennaio – 12 aprile 2026

Orari giovedì, venerdì, sabato e domenica ore 16-19

Ingresso libero


Ufficio stampa

Irene Guzman | press@sabeperlarte.org | +39 349 1250956 

domenica 8 marzo 2026

Raccogliere bellezza. Opere della Collezione Centanini


È stata prorogata fino al 6 aprile 2026 la speciale mostra dedicata alla collezione dell’avvocato Pietro Centanini, "Raccogliere bellezza. Opere della Collezione Centanini", un’esposizione che, per la prima volta, permette di ammirare agli Eremitani l’intera raccolta di opere che il collezionista donò alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Pietro Centanini e la moglie Enrica coltivarono fin da giovani una grande passione per l’arte, ereditata dalla famiglia veneziana, che già custodiva quadri e oggetti di pregio. Inizialmente si dedicarono all’arte veneta contemporanea e ai dipinti antichi del Seicento e Settecento, sviluppando un gusto attento alla qualità e alla tradizione. Con il tempo la collezione si ampliò verso l’Ottocento e il Novecento, privilegiando opere capaci di unire innovazione e bellezza, scelte secondo un gusto personale.

La mostra è curata da Alessia Vedova con la collaborazione scientifica di Elisabetta Vanzelli e presenta settanta opere che raccontano cinque secoli di storia dell’arte. Tra i capolavori esposti figurano dipinti di grandi artisti italiani e internazionali come Guercino, De Nittis, Zandomeneghi, Guttuso, Chagall, Carrà, De Chirico, De Pisis e Sironi.

Il percorso espositivo è organizzato in 11 sezioni tematiche, tra cui “Guardare Venezia. Il Vedutismo tra Settecento e Novecento”, “Storie di fiori e frutti. Viaggio nella natura morta”, “Luci e ombre del realismo. I Macchiaioli”, “Artisti con la valigia. Les italiens de Paris” e “Geometrie e segni. Astrazione nel Novecento”, offrendo così una visione completa della sensibilità artistica e del gusto dei collezionisti.


Per i visitatori interessati, è possibile prenotare visite guidate.

Per informazioni su costi e prenotazioni:

email:padovadidatticamusei@gmail.com

mob. 351 4736912

www.raccoglierebellezza.it


Info:

Musei Civici di Padova

www.padovamusei.it

Fondazione Cariparo

www.fondazionecariparo.it/eventi-culturali


Uffici Stampa

Fondazione Cariparo

Ufficio Comunicazione:

dott. Roberto Fioretto

comunicazione@fondazionecariparo.it

 

Comune di Padova

Franco Tanel

tanelf@comune.padova.it

Studio ESSECI Comunicazione snc

di Roberta Barbaro e Simone Raddi

Referente: elisabetta@studioesseci.net  

+39 049663499

martedì 10 febbraio 2026

PASCALE MARTHINE TAYOU

Dal 13 febbraio al 4 aprile 2026, 21Art presenta a Treviso una mostra personale di Pascale Marthine Tayou (Nkongsamba, Camerun, 1966), una delle voci più influenti della scena artistica contemporanea internazionale.

L'esposizione segna l'inizio della collaborazione tra 21Art e Galleria Continua, da anni punto di riferimento per l'artista e per il suo lavoro, e si inserisce nella strategia di 21Art, società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell'imprenditore Davide Vanin, che punta allo sviluppo di partnership a livello nazionale e internazionale come strumento per sostenere e valorizzare la ricerca artistica contemporanea.


La mostra offre un percorso attraverso memoria, identità e geopolitica, tracciando il rapporto mutevole tra l'umanità e l'alterità che si colloca al centro della pratica di Pascale Marthine Tayou.

Attivo sin dai primi anni Novanta e internazionalmente riconosciuto per la sua partecipazione a Documenta 11 e a diverse edizioni della Biennale di Venezia, Tayou vive e lavora tra Gand e Yaoundé. La sua pratica aperta e poliedrica comprende scultura, installazione, disegno, video e arte tessile, ed è fondata su un deliberato rifiuto di qualsiasi appartenenza geografica o culturale fissa. Il lavoro di Tayou si radica nella consapevolezza che identità, potere e tradizione siano costrutti sociali e simbolici, costantemente soggetti a trasformazione. La nozione di viaggio, sia fisico sia mentale, e l'esperienza dell'incontro con l'Altro sono centrali nella sua ricerca artistica, che si confronta criticamente con le dinamiche del "villaggio globale".

All'inizio della sua carriera, Tayou ha aggiunto una "e" sia al suo nome che al secondo nome, conferendo loro una desinenza femminile come gesto giocoso volto a prendere le distanze dall'autorità artistica patriarcale e dai ruoli di genere rigidi. Questa resistenza si estende anche a qualsiasi tentativo di confinare la sua pratica a un'origine culturale o geografica specifica, posizione chiaramente illustrata dalla diversità e dalla forza dei lavori presentati presso 21Art Treviso.

La mostra riunisce una selezione significativa di opere emblematiche che spaziano attraverso un'ampia varietà di media.

Tug of War mette in scena un confronto simbolico tra due figure in bronzo, sovvertendo con ironia le dinamiche tradizionali di potere e stimolando una riflessione sulle relazioni di genere e sugli squilibri geopolitici. Con toni ironici, il titolo allude alle tensioni storiche tra le potenze occidentali e le società africane, trasformando il duello in uno spazio di riflessione sulla complementarità, sul potere e sul sottile ribaltamento delle strutture dominanti.

La serie Eseka trae origine da un evento locale, il luogo di un deragliamento ferroviario nella città di Eseka, a circa 100 chilometri da Yaoundé, per creare una metafora universale. Queste opere rappresentano spazi che allo stesso tempo accolgono e respingono, muovendosi nel fragile territorio tra desiderio, trauma e aspirazione.

A completare il percorso espositivo, Poupées Pascale e Bantu Towels introducono una dimensione più intima e narrativa. Attraverso materiali come il cristallo, i tessuti cuciti e oggetti di uso quotidiano, Tayou costruisce forme ibride che favoriscono il dialogo tra culture, memorie e simboli. L'atto del cucire e dell'assemblare pone la sfera domestica al centro del processo creativo, trasformandola in un luogo di collaborazione, trasmissione e rinnovamento.

Avviati nel 2012, i Charcoal Frescoes sono composizioni che uniscono un'estetica decorativa a una lettura critica del mondo contemporaneo. Sotto la loro apparente bellezza formale, questi lavori a carboncino funzionano come acute riflessioni politiche, affrontando temi quali l'estrazione delle risorse, le relazioni di lavoro e il consumo. Accanto a questi recenti Charcoal Frescoes, Tayou presenta anche una serie di nuovi affreschi a gesso. Gesso e carboncino sono due materiali fondamentali nella pratica di Pascale Marthine Tayou, qui messi in dialogo per sottolineare la continuità e la coerenza materica della sua ricerca artistica. La mostra include opere molto recenti di entrambe le serie, a testimonianza della loro attualità, oltre a un inedito Charcoal Fresco, presentato per la prima volta a Treviso.

Nel suo insieme, l'esposizione rivela una pratica complessa e stratificata, in cui la sperimentazione estetica è inseparabile dalla critica sociale e politica. Il lavoro di Tayou diventa uno spazio di incontro e di consapevolezza, capace di affrontare le tensioni contemporanee e di invitare a rinnovate forme di interpretazione e dialogo.

21Art Treviso (viale della Repubblica, 3, Villorba) è aperta al pubblico da martedì a venerdì con orario 10.00-13.00 e 15.00-19.00, sabato su appuntamento. 

Per informazioni: treviso@21art.it, https://twentyoneart.com/. Ingresso gratuito.


Pascale Marthine Tayou, nato a Nkongsamba, Camerun, nel 1966. Vive e lavora a Gand, in Belgio, e a Yaoundé, in Camerun. Fin dall'inizio degli anni Novanta e dalla sua partecipazione a Documenta 11 (2002) a Kassel e alla Biennale di Venezia (2005 e 2009), Pascale Marthine Tayou è conosciuto da un vasto pubblico internazionale. La sua ricerca è caratterizzata da una grande variabilità, poiché nel suo lavoro artistico non si limita né a un solo mezzo espressivo né a un insieme specifico di tematiche. Sebbene i suoi temi siano molteplici, tutti prendono come punto di partenza l'artista stesso in quanto persona. Già agli esordi della sua carriera, Pascale Marthine Tayou ha aggiunto una "e" al suo nome e al secondo nome per conferirgli una desinenza femminile, prendendo così ironicamente le distanze dall'importanza dell'autorialità artistica e dalle attribuzioni di genere maschile/femminile. Questo atteggiamento vale anche per qualsiasi riduzione a una specifica origine geografica o culturale. Le sue opere non solo mediano in questo senso tra culture diverse, o pongono l'uomo e la natura in relazioni ambivalenti, ma sono prodotte con la consapevolezza di essere costruzioni sociali, culturali o politiche. Il suo lavoro è deliberatamente mobile, sfuggente agli schemi prestabiliti, eterogeneo. È sempre strettamente legato all'idea del viaggio e dell'incontro con l'alterità, ed è così spontaneo da apparire quasi casuale. Gli oggetti, le sculture, le installazioni, i disegni e i video realizzati da Tayou presentano una caratteristica ricorrente: riflettono su un individuo che si muove nel mondo ed esplora il tema del villaggio globale. Ed è in questo contesto che Tayou negozia le proprie origini africane e le aspettative a esse connesse.

21Art è una società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell'imprenditore Davide Vanin. Le gallerie che fanno capo a 21Art sono attualmente tre e hanno sede a Roma, Padova e Treviso. È inoltre imminente l'apertura a Montecarlo e sono previste per il 2027 le inaugurazioni delle sedi Milano e Cortina d'Ampezzo. Ogni galleria crea la propria identità attraverso un intenso programma espositivo che prevede approfondimenti dedicati ad artisti emergenti e ad autori consolidati apprezzati a livello internazionale. Ad ogni sede di 21Art è affiancato un Club - 21Art Club - ovvero un'innovativa community di collezionisti, artisti e operatori di settore. La diffusione delle gallerie di 21Art sul territorio, unita alla presenza di una solida e fidelizzata community di collezionisti, consente di condividere un sostegno strutturato e duraturo agli artisti. Questo modello favorisce un dialogo virtuoso tra artista, collezionista e territorio, rafforzando nel tempo un ecosistema culturale dinamico e condiviso. Le sedi di 21Art sono state oggetto di interventi ristrutturazione o riallestimento da parte del collettivo Fosbury Architecture, curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2023.


PASCALE MARTHINE TAYOU

21Art in collaborazione con Galleria Continua


21Art Treviso

13 febbraio - 4 aprile 2026


Evento segnalato da: 

CSArt di Chiara Serri, Via Emilia Santo Stefano 54, 42121 Reggio Emilia

venerdì 16 gennaio 2026

Anila Rubiku. I’m Still Standing

Per la prima volta l’arte contemporanea entra dentro la Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna trasformando il carcere in un luogo di dialogo e di partecipazione culturale. L’iniziativa, in collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale della Dozza, inserisce il carcere nel percorso delle mostre che si svolgono in città durante ART CITY Bologna 2026 e Arte Fiera, offrendo alla cittadinanza un invito a entrare simbolicamente in uno spazio di soglia tra arte, vita e giustizia sociale. All’interno del carcere, dal 6 all’8 febbraio 2026, l’Associazione Acrobazie presenterà l’installazione L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing dell’artista italo-albanese Anila Rubiku (Durazzo, 1970), a cura di Elisa Fulco.

Il programma di ART CITY Bologna in carcere – dichiara Rosa Alba Casella, Direttrice della Casa Circondariale “Rocco D’Amato” - è un altro tassello del processo di integrazione tra carcere e città, che da alcuni anni si sta portando avanti in collaborazione con gli enti del territorio, nella consapevolezza che il carcere non è uno spazio separato, ma parte viva della città stessa. In questo processo di integrazione può essere ponte tra il dentro e il fuori e, sollecitando un modo differente di vedere e capire le cose, essere anche una sfida alle convenzioni e ai pregiudizi per la costruzione di una società inclusiva e solidale. L’arte non come lusso per pochi, ma come specchio della condizione umana e come possibilità di trasformazione.”


Continua la curatrice, Elisa Fulco: “Il progetto, che vedrà protagonista l’artista Anila Rubiku, oltre ad aprire il carcere alla città, suggerisce l’importanza di adottare stabilmente nuovi modelli di pratica artistica all’interno delle strutture detentive, con l’obiettivo di favorire la co-progettazione, la rilettura in chiave innovativa del patrimonio culturale, e l’ideazione di nuovi servizi sociali in una logica intersettoriale. L’esperienza di progettazione portata avanti con il progetto Spazio Acrobazie a Palermo, sia all’interno delle strutture detentive che in collaborazione con l’Esecuzione penale esterna, dimostra che per produrre cambiamento e innovazione occorre far dialogare cultura, sanità, educazione, giustizia, mondo profit e no profit. Ugualmente utilizzare leve estetiche, narrative ed emotive aiuta a generare coinvolgimento, e partecipazione da parte di tutti gli stakeholder, e a costruire una comunicazione valoriale in grado di fornire una rappresentazione più umana di temi divisivi come la detenzione.

Anila Rubiku presenterà quattro interventi distribuiti negli spazi dedicati ai colloqui con i familiari e i legali delle persone detenute, il cui titolo I’m Still Standing, ispirato alla canzone di Elton John del 1983, è dedicato al tema della resilienza, della speranza e delle seconde possibilità.

Gli interventi sono costituiti da una serie di disegni di uccelli, come metafora del possibile riscatto del femminile (Hope is the things with feathers, 2022); da alcuni disegni di protesi dei veterani, che mostrano le soluzioni creative adottate per restare in piedi (I’m Still Standing, 2019); da alcune le porte ricamate ispirate alle porte segrete dei palazzi milanesi come emblema delle seconde possibilità (The Inner doors, 2025); dalla serie di ritratti astratti delle detenute albanesi composti da sbarre da forzare per uscire da un sistema di giustizia dal calco maschile che penalizza le donne (Defiants’s Portrait, 2014).

L’installazione L’Arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing è la seconda tappa di un percorso nazionale, sperimentato a Palermo in occasione del progetto “Spazio Acrobazie. Laboratorio produttivo e di riqualificazione attraverso la mediazione artistica” (2022-2025), che mira a costruire una rete permanente tra arte, giustizia, cura e cittadinanza attiva all’interno delle strutture detentive.

Il primo appuntamento bolognese nasce per suggerire l’importanza di co-progettare interventi di welfare culturale con l’obiettivo di collegare il “dentro” e il “fuori”, favorendo la conoscenza delle collezioni museali e la collaborazione intersettoriale affinché l’arte diventi un motore di inclusione e rigenerazione sociale.


Si ringraziano

La galleria Ncontemporary, Milano – Venezia

Alessi SPA Società Benefit, Kartell SPA, Fondazione Ennio De Rigo ETS, la casa vinicola Conte Tasca d’Almerita società benefit.


INFO

L’arte messa alla prova: Anila Rubiku

I’m still standing


A cura di Elisa Fulco

Promosso da Associazione Acrobazie

In collaborazione con la Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna


Inaugurazione

6 febbraio ore 12 (SU INVITO)

Date

6-8 febbraio 2026

Ingresso

La mostra è aperta al pubblico con presentazione del documento di identità e autocertificazione obbligatoria all’ingresso


Orari

Venerdì 6 febbraio 15.00-19.00, sabato 7 e domenica 8 febbraio, 9.00-19.00


Sede

Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna

Via del Gomito 2, 40127 Bologna

051 320512 | cc.bologna@giustizia.it


Contatti

Associazione Acrobazie

via dei Biscottari 17, 90134 Palermo

via Giuseppe Petroni 21, 40126 Bologna

info@acrobazie.org

https://acrobazie.org/

Ufficio stampa

Sara Zolla | T. 346 8457982 | press@sarazolla.com


Anila Rubiku (Durazzo, 1970) è un’artista italiana di origine albanese formatasi all’Accademia d’Arte di Tirana (1994) e all’Accademia di Belle Arti di Brera (2000). Attualmente lavora tra Milano, Toronto e Durazzo. Il suo lavoro, intimamente connesso con questioni politiche e sociali, utilizza vari media: installazione, scultura, ricamo, incisione, pittura. Nelle sue opere, l’artista affronta con taglio poetico e ironico temi legati alla disuguaglianza di genere e all’ingiustizia sociale (Vierzon Biennale, 2022, Biennale dell’Avana, 2019, 5ª Biennale di Salonicco, 2015), che toccano temi ambientali (Biennale di Kiev, 2012; On-Site Gallery, OCAD University, Toronto, Canada. 2025) e relazionali (56th October Salon, Belgrado, 2016), riflettendo sul significato dell’essere immigrati oggi (Biennale di Venezia, 2011, Hammer Museum residence, Los Angeles, 2013) e sul rapporto tra città e democrazia (Biennale di Architettura di Venezia, 2008, Assab One Milano, 2024).


Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui: Frac Centre Val De Loire, The National Gallery of Art (Washington DC); Mint Museum (Charlotte NC, USA); Museo di Israele (Gerusalemme); National Museum of Women in the Arts (Washington DC); Deutsche Bank Collection (Londra, UK); Edition 5 Collection (Erstfeld, Svizzera). Nel 2014 è stata nominata dalla Human Rights Foundation per il suo impegno sociale ed è stata selezionata come uno dei migliori pensatori globali dalla rivista Foreign Policy.


https://anilarubiku.com/


 


 


ASSOCIAZIONE ACROBAZIE

Dal 2016 Associazione Acrobazie si occupa di innovazione sociale e di welfare culturale, adottando la cultura contemporanea come strategia di progettazione e di comunicazione per promuovere inclusione sociale, pari opportunità, sviluppo economico e responsabilità sociale d’impresa all’interno di istituzioni profit e no profit. Raccoglie l’esperienza dell’omonimo progetto artistico, curato da Elisa Fulco, svolto dal 2004 al 2011 all’interno dell’ospedale psichiatrico Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro (MI), e incentrato sul rapporto tra arte contemporanea, sanità, impresa e sociale.

Nel 2019, in qualità di partner, ha avviato il progetto “L’Arte della Libertà”, a cura di Antonio Leone ed Elisa Fulco, rivolto alle persone detenute della Casa di reclusione Calogero di Bona - Ucciardone, Palermo e al gruppo misto di operatori (penitenziari, socio-sanitari, culturali).

Nel 2021, ha vinto la X edizione del Bando Italian Council con il progetto The Swing of Ingustice dell’artista Anila Rubiku, esposto nella Biennale di arte e architettura di Vierzon (settembre 2022), e dal 2022 al 2025, è stata capofila del progetto “Spazio Acrobazie. Laboratorio produttivo e di riqualificazione attraverso la mediazione artistica”, sostenuto da Fondazione CON IL SUD e da Fondazione Sicilia.

Attraverso laboratori di arte contemporanea, lezioni di arte e di diritto, visite guidate nei luoghi culturali, e interventi di valorizzazione degli spazi comuni, Spazio Acrobazie è frutto della condivisone di intenti con differenti partner che provengono rispettivamente dal mondo della detenzione, della sanità, della cultura e della giustizia. Un modello basato sulla creazione di una rete stabile, funzionale a generare un’offerta culturale in grado di tenere insieme integrazione sociale, opportunità formative e sostenibilità nel settore culturale, creando un ponte tra il dentro e il fuori. Flavio Favelli, Genuardi-Ruta, Stefania Galegati, Paolo Gonzato e Marzia Migliora sono tra gli artisti che hanno collaborato con il progetto.


www.acrobazie.org

sabato 3 gennaio 2026

Donald Fels – Idea in calce e carta

Prima mostra personale presso la AOCF58 – GALLERIA BRUNO LISI dell'artista visivo Donald Fels a Roma, dopo una mostra personale al MAMbo di Bologna nel 1986 e un'altra in programma all'American Academy nello stesso anno.

E’ l’antica tecnica dell’affresco applicata a supporti delle stesse dimensioni di una tela. Lacerti ragionati in cui la casualità, l’accadimento della storia interviene a definire la superficie pittorica su cui si combinano apposizioni e cadute, segni e graffi, in una stratificazione che è vitale


Fels ha trascorso gli anni successivi ricercando e creando arte in tutto il mondo, esplorando una moltitudine di materiali naturali. Americano, lui e la moglie architetto Patricia Tusa Fels vivono da decenni nel Pacifico nord-occidentale, ma l’artista ha anche vissuto, creato ed esposto le sue opere in Asia meridionale, sud-orientale e centrale, in Europa e in altre regioni degli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato sostenuto da commissioni, musei, fondazioni, residenze e borse di studio, tra cui tre Fulbright per Italia, India e Uzbekistan. Le sue opere sono presenti in collezioni di tutto il mondo.

Fels ha conseguito una laurea triennale in Arte, Letteratura e Storia dell'Arte presso la Wesleyan University e una laurea magistrale presso la City University. Ha inoltre studiato presso l'Università di Washington, il San Francisco Art Institute e il Pratt Institute.

Ha esposto a Vancouver, Seattle, Tacoma, Portland, San Francisco, Los Angeles, Chicago, Boston, New York, Michigan, New Orleans, Parigi, Prato, Bologna, Trieste, Cisternino, Tashkent, Penang, Kochi, Delhi, Mumbai e Phnom Penh. Ha lavorato nel teatro, nel cinema, nella musica e nell'editoria. Nel 2024, Edizioni Esperidi ha pubblicato il bellissimo volume Unfolding, che ripercorre gli ultimi anni di lavoro di Fels in Puglia, dove l’artista lavora e trascorre con la famiglia la metà dell’anno.

Carmelo Cipriani, critico d’arte, scrive del lavoro di Fels: “La sua è l’antica tecnica dell’affresco applicata a supporti delle stesse dimensioni di una tela. Lacerti ragionati in cui la casualità, l’accadimento della storia - che in questo caso si identifica con il gesto dell’artista - interviene a definire la superficie pittorica su cui si combinano apposizioni e cadute, segni e graffi, in una stratificazione che è vitale ed esistenziale, oltre che cromatica.


Donald Fels – Idea in calce e carta

Dall'otto al 31 gennaio 2026


AOCF58 – GALLERIA BRUNO LISI

Roma, Via Flaminia, 58, (Roma)

Orario di apertura

dal martedì al venerdì ore 17,00 - 19.30 (per appuntamento, via SMS o whatsapp: 3339652149 - chiuso sabato e festivi)


Vernissage

8 Gennaio 2026, ore 18,00 – 20,30