domenica 28 maggio 2017

MYTH: da Andy Warhol all'Harley Davidson

Cos'hanno in comune Andy Warhol, Capitan America, l'Harley Davidson e Marilyn Monroe? E' l'interrogativo che si pone la mostra Myth, che aprirà il prossimo 28 maggio 2017 a Villa Pisani di Monselice. 

Organizzata dall'Assessorato alla Cultura e curata da Matteo Vanzan e Alessia Prearo in collaborazione con l'agenzia MV Eventi di Vicenza e con la sponsorizzazione di TMB di Monselice l'esposizione vuole indagare le ragioni della nascita di un impero economico e consumistico che, dagli anni '50, ha invaso le coscienze collettive rivolgendo l'attenzione globale ad una poetica fondata sulla celebrità e sulla comunicazione, sull'eroe contemporaneo e di un american way of life che ha contagiato tutte le sfere sociali. 

Attraverso le opere d'arte di Andy Warhol, la proiezione di filmati, l'esposizione di fotografie dell'epoca e documentazione storica, i miti americani vengono descritti nel loro “scopo” sociale, quello di renderci e farci sentire protetti, liberi e soprattutto artefici del nostro destino come lo stesso motto del mito a due ruote recita attraverso le note degli Steppenwolf in Easy Rider: born to be wild.

Con questa grande mostra dedicata ai miti americani” commenta Gianni Mamprin, Assessore alla Cultura del Comune di Monselice “si inaugura la serie di straordinarie esposizioni che avranno come sede villa Pisani, prestigioso edificio monumentale della metà del Cinquecento restituito da qualche anno alla fruizione del pubblico dopo un attento restauro sia interno che esterno. La gestione della villa è stata di recente assegnata all'associazione culturale Euganea Movie Movement, che allestirà all'interno della villa un importante centro documentario di cinematografia e ospiterà le grandi mostre messe in calendario dall'Amministrazione, a partire da MYTH, dove i grandi miti americani si troveranno a “dialogare” con gli incantevoli affreschi che decorano le pareti della villa. Colgo l'occasione per esprimere il più sentito ringraziamento alla TMB, azienda all'avanguardia della famiglia Betto, che da tempo è molto attenta e sensibile alla cultura monselicense sponsorizzando importanti iniziative ed eventi, tra cui Myth.

Un'esposizione fatta di opere d'arte, racconti, filmati e quant'altro” afferma il curatore Matteo Vanzan “per capire le motivazioni per cui l'idea stessa di America era un'idea rivoluzionaria: perchè dietro l'immagine della Statua della Libertà v'era un'immaginaria possibilità di salvezza. Una mostra che suona più come un'indagine sociale nella nuova veste della MV Eventi, finalizzata a far interagire il pubblico più su un concetto che sull'esposizione di opere d'arte, permettendo un'analisi approfondita sulle dinamiche e le motivazioni che hanno portato all'affermazione della società dei consumi che stiamo tutt'ora vivendo. Gli studi storici, politici e sociologici che sono apparsi in questi ultimi anni concordando nel giudicare il XX secolo come il “secolo americano”, un secolo largamente influenzato, se non proprio dominato, dalla presenza e di un modello di vita che promuoveva la libertà e la possibilità di tornare a sognare un futuro migliore dopo l'incubo della guerra”.

È però indiscutibile che il mito dell'America fosse prepotentemente presente, minacciosamente democratico, potenzialmente destabilizzante gli assetti di una società profondamente diseguale. Se le classi povere recepivano un'immagine dell'american way of life come strumento di liberazione da una vita di sofferenza e di privazioni, le classi colte conservavano un atteggiamento di sufficienza e di disprezzo verso una cultura e d'un modello di vita considerati rozzi e spesso disumani. Un atteggiamento che connoterà intellettuali e classi abbienti per molto tempo. Il modello americano dunque si dimostrerà un modello popolare, democratico per vaste masse di italiani poveri.

MYTH racconta dunque la storia intensa di un mondo fatto di comunicazione e genialità, business e consumismo celebrando icone storiche che sono entrate di prepotenza nel nostro immaginario collettivo amando le loro ricerche artistiche le dinamiche del loro successo dalla Factory di un Andy Warhol che rappresentava il fulcro dell'arte mondiale passando per l'American Freedom Machine di Milwaukee inneggiando al massimo ideale di libertà fino ad un Presidente che mostrava la stessa giovinezza dell'America e del mondo intero.

Dal 28 maggio a 27 agosto 2017 presso Villa Pisani
Orari: giovedì e venerdì 16.00-19.00; sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 e 16.00-19.00
Ingresso: Euro 5,00

Villa Pisani Riv. Belzoni 22
Linea diretta: www.mveventi.com info@mveventi.com




venerdì 26 maggio 2017

La città dentro di Luca Matti

Prosegue fino al 25 giugno “La città dentro” personale di Luca Matti presso la galleria ZetaEffe Arte Contemporanea in via Maggio 47 /r a Firenze.

“L’opera di Luca Matti definisce un perimetro visivo all’interno del quale una realtà composta viene osservata dall’alto, come da uno sguardo distante. Una intera teoria di palazzi si moltiplicano ai nostri occhi, seguendo traiettorie caotiche di una crescita incondizionata, di uno sviluppo abnorme in cui i legami e gli equilibri con la natura, con le determinazioni vitali dell’ambiente e con gli altri esseri viventi appaiono completamente negate. Una corsa proliferante di edifici, completamente simili tra loro, delinea uno sviluppo incontrollato, la cui ambizione alla crescita è proporzionale al progressivo buio prodotto dalla loro ombra sulla terra. L’unica idea di vita è data dal chiarore elettrico delle luci che illuminano le serrate, piccole e consecutive finestre che si susseguono nei palazzi, come a definire dei piccoli sistemi solari artificiali a cui è affidato il compito di sostituire il naturale bagliore della luce del sole ormai assente, perso in un cielo lattiginoso.

Luca Matti nasce nel 1964 a Firenze dove vive e lavora. Si occupa a lungo di fumetto, illustrazione e grafica, collaborando con riviste e case editrici. Si dedica alla scultura dal 1988 creando opere in camera d'aria e materiali poveri. Dalla metà degli anni Novanta inizia un'intensa attività espositiva, tra cui ricordiamo le mostre personali al Centro d'arte Spaziotempo di Firenze e alla Galleria Massimo Carasi di Mantova nel 1995; al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 1998, al Teatro Romano di Fiesole nel 1999, alla Fondazione Mudima di Milano nel 2001, con Mark Kostabi ai Magazzini del Sale di Cervia nel 2004, alla Galleria Frittelli di Firenze nel 2007, all'Istituto Italiano di Cultura di Bratislava nel 2012 . Nel 2013 la mostra “Nuovimondi”, al CAMeC - Centro Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia. Nel 2016 espone con Lucio Pozzi alla Galleria alleArtBludenz in Austria e nello stesso anno inaugura una personale presso Cappelleschi Art Gallery di Knokke.



Info:

orario galleria: dal lunedì al sabato 15.30 – 19.30
info: www.galleriazetaeffe.com∙ tel. 055 264345 ∙info@galleriazetaeffe.com

giovedì 25 maggio 2017

Hype - A project by Marco Mendeni

Secondo Bostrom una civiltà avanzata, che disporrebbe di grande potenza di calcolo, potrebbe aver lanciato una simulazione – la nostra realtà – per esaminare i propri antenati – noi stessi. 
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.  - Richard Buckminster Fuller 

La mostra presenta una serie di progetti realizzati dal 2013 ad oggi che indagano ed esplorano nuove realtà e situazioni generate dall’apparato tecnologico, in particolare guarda al complesso rapporto, mutevolmente in atto, tra uomo e tecnologia. 
La vita reale e quella sullo schermo si stanno fondendo, il nostro rapporto con la macchina sta poco a poco cambiando il nostro modo di pensare e relazionarci col mondo. Queste le tematiche che hanno dato vita al processo di produzione delle opere. 
Opere che in modo stratificato fondono elementi e media apparentemente molto distanti tra loro come immagini create da reti neurali artificiali che incontrano la fisicità del cemento o la tradizione della pittura ad olio su tavola, suggerendoci che non è più l’uomo a rappresentare il mondo ma la macchina stessa. 

E noi, stiamo a guardare. 

In particolare i lavori nascono e prendono forma da media digitali come i videogame e mutano in oggetti fisici per investigare la relazione tra reale e digitale, simulazione e dissimulazione. 
La poetica di Hype è quella del virtuale vs il materiale, della presenza vs l’assenza, la tradizione contrapposta all’innovazione. 

Ma anche e soprattutto dell’aspettativa che si genera rispetto alla novità che preclude come in un appuntamento amoroso a una mancanza. 


Credits: 
a project by Marco Mendeni 
Robotics / Fabrication: Gordon Marmi, WeMake Milano 
Custom Software: WeMake Milano 

Hype 
di Anna D’Ambrosio 
L’economia nell’attesa 
«L’attesa del piacere è essa stessa piacere» diceva il filosofo Lessing e, più recentemente, una nota pubblicità. Lo sanno bene i videogiocatori, che a partire dai primi criptici annunci di un gioco particolarmente atteso, sono vittime di una serie di reazioni chimico/fisiche, probabilmente localizzate nel cervello ma ancora non ben studiate, che rientrano sotto il nome di hype. L’hype –  da hyperbole, iperbole – è come una bestia parassitaria che ha una fame insaziabile di immagini, dichiarazioni, anteprime, rumor, trailer e date d’uscita: ognuno di questi elementi (promotori dell’impossibile). […] 

LA VISIONE MULTIDISCIPLINARE 
Marco Mendeni 
artista il cui linguaggio multidisciplinare, esito di un approccio ibrido, libero ed estremamente personale, genera una visione in continua evoluzione. Attingendo da ambiti differenti – dalla scienza alla musica, dall’archeologia ai new media – Mendeni, infatti, nelle sue opere predispone sempre lo spettatore a riformulare i codici narrativi e conoscitivi abituali che, tra finzione e ricordo, fantasia e memoria, evocano quelle suggestioni che, tramite i suoi vari interventi, dalle video-installazioni alle performance, dalla fotografia al disegno, alla pittura, riportano l’uomo ad interessarsi di un mondo invisibile. 








Opening 29/5 h. 18.30 
29/05_17/06 2017 
lun_ven 10.00/13.00_16.00/19.00 
sab e dom su appuntamento al +39. 02.654872 

AMY D Arte Spazio 
Via Lovanio 6, Milano 
MM2 Moscova 
+39.02.654872 
info@amyd.it 
www.amyd.it 

PRESS e Comunicazione 
Vittorio Schieroni 
+39.339.2202749 
vittoschiero@tin.it 


lunedì 22 maggio 2017

La Collezione Peggy Guggenheim più grande grazia alla Campagna Capitale


Sono giunti al termine i lavori di ristrutturazione e ampliamento degli spazi della Collezione Peggy Guggenheim, avviati nel 2015 grazie alla Campagna Capitale intrapresa dal museo dal 2014 per 3 anni. Ad orchestrare l’importante operazione di raccolta fondi il direttore Philip Rylands, affiancato da un Comitato preposto, costituito da alcuni rappresentanti del Comitato Consultivo del museo: Alberto Vitale (chair), Barbara Maccaferri (co-chair), Marco Carbonari, Stefano Del Vecchio, Giovanna Forlanelli Rovati, David Gallagher, Leon Koffler, Benjamin B. Rauch, Miles Rubin e James B. Sherwood. 



L’acquisizione di nuovi spazi, dove è stata creata una nuova caffetteria un giardino per le sculture, la nascita di due nuove sale espositive e la conversione di una veranda in spazio espositivo per sculture zona relax con WiFi per i visitatori, un Education Center per laboratori workshop per adulti e bambini. È questo il ragguardevole traguardo raggiunto grazie alla Campagna Capitale sostenuta in primis dai soci dell’Advisory Board della Collezione, che dal 1980 ricopre un ruolo consultivo a fianco del direttore e storicamente è intervenuto in tutte le fasi di crescita del museo, e dalla Fondazione Araldi Guinetti Vaduz. A questo si uniscono numerosi altri sostenitori, soci della Collezione, membri degli International Patrons e Guggenheim Circle, appassionati filantropi, donatori che hanno preferito rimanere anonimi, a cui il museo è oggi grato.  

Al fianco dei privati si sono unite prestigiose realtà aziendali nazionali e internazionali, il cui contributo è stato di fondamentale importanza: EnelLavazza, Aermec, Manifatture Sigaro Toscano e Swatch, che hanno finanziato la campagna. A queste si aggiunge  il contributo di molte aziende del gruppo Guggenheim Intrapresæ: di nuovo Aermec, insieme a ArclineaFlorim, Arper, Mapei, Reggiani Illuminazione, Hangar Design Group, Istituto Europeo di Design

Nell’area recentemente acquisita, adiacente il museo, è stato aperto, lo scorso settembre, il nuovo Peggy Guggenheim Cafè: uno spazio luminoso, dotato di un’ampia veranda e giardino, in cui i visitatori possono rilassarsi tra le sculture della Collezione, sorseggiando un caffè o pranzando, scegliendo dal ricco menù a loro disposizione. Indispensabili in questo ambito i contributi di Arclinea, che ha progettato la zona bar, Arper, che firma gli arredi, Florim, protagonista per i rivestimenti ceramici, Reggiani Illuminazione, che ha lavorato con alcuni light designer sull’illuminazione, Mapei, che ha fornito prodotti edilizi di ultima generazione, Hangar Design Group ha contribuito alla fase progettuale. La cucina professionale è Electrolux

All’apertura della caffetteria-ristorante, è seguita quella delle Project Rooms, inaugurate lo scorso 25 febbraio in occasione dell’apertura al pubblico della mostra Rita Kernn-Larsen. Dipinti surrealisti, a cura di Gražina Subelytė. Le due nuove sale nascono come spazi destinati ad accogliere progetti espositivi raccolti e mirati, finalizzati ad approfondire il lavoro di un artista, o specifiche tematiche legate alla produzione artistica di un determinato interprete del XX secolo, legato alla collezione di Peggy. All’omaggio all’artista danese Rita Kernn-Larsen, scoperta ed esposta dalla mecenate americana nella galleria londinese Guggenheim Jeune nel 1938, seguirà la mostra in focus Picasso sulla spiagga, a cura di Luca Massimo Barbero, in apertura il 26 agosto, giorno del compleanno di Peggy. Una selezione di 11 opere, tra disegni e dipinti, realizzati tra febbraio e dicembre del 1937, che ruotano intorno al capolavoro picassiano Sulla spiaggia (1937), proprietà del museo veneziano, legate al tema della spiaggia. 

Infine, ciliegina sulla torta di questa significativa operazione di ampliamento, la creazione, terminata a fine marzo, dell’Education Center: una nuova area dedicata alle attività educative del museo, ideata come spazio flessibile, funzionale ai diversi utilizzi, come luogo preposto allo svolgimento dei laboratori didattici per i più piccoli e, al contempo, come sala per l’incontro, il confronto e la formazione per gli adulti, nonché luogo per gli appuntamenti di “Doppio Senso”, il progetto di accessibilità inclusivo per non vedenti e ipovedenti. Indispensabile nella realizzazione è stata la donazione di Mary e Howard S. Frank, soci del Comitato Consultivo, mentre il prezioso pavimento e le pareti a mosaico sono il risultato del generoso contributo di Orsoni, storicamente celebre per i mosaici veneziani. Alla fase progettuale ha partecipato con entusiasmo un gruppo di studenti dello IED Venezia, Istituto Europeo di Design. Sia Orsoni che IED sono soci di Guggenheim Intrapresae. 

Tutti i lavori sono stati sovrintesi dallo studio di architetti TheMa, di Giacomo di Thiene


domenica 21 maggio 2017

Elio De Luca - Donna, Elogio delle virtù

Le antiche sale di Palazzo Pretorio a Certaldo ospitano le opere di pittura e scultura dell'artista toscano Elio De Luca, in una mostra interamente dedicata alla donna.

"Elio De Luca è uno dei più originali, brillanti e coinvolgenti artisti contemporanei in Toscana e in Italia – ha detto il presidente Giani –. Ha uno stile inconfondibile, una coloritura personale e una tecnica dalle reminescenze naif, una sensibilità straordinaria che suscitano emozioni profonde. Ed è significativo che questa mostra sia dedicata a celebrare la donna e le sue virtù, in un momento in cui la cronaca racconta purtroppo di continue violenze di genere". Enrico Sostegni ha espresso soddisfazione "per il fatto che, di nuovo, il palazzo pretorio di Certaldo ospiti una mostra di arte contemporanea di questo livello". "Si tratta di un palazzo bellissimo, restaurato anche grazie ai contributi regionali – ha proseguito Sostegni – ed è giusto che tanta bellezza sia fatta vivere e possa essere fruita dai cittadini. La personale di De Luca risponde a questa esigenza".

L'esposizione, organizzata dal comune di Certaldo, con il patrocinio di Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Unione dei Comuni Circondario dell'Empolese Valdelsa, aprirà i battenti domenica prossima 21 maggio alle 17 e resterà aperta fino al 23 luglio.


Elio De Luca, nato in Calabria nel 1950, si è trasferito in Toscana giovanissimo. Vive e lavora a Prato. Diplomato alla scuola d'arte Leonardo da Vinci, negli anni ha collaborato con molteplici gallerie italiane ed estere. Sue opere sono entrate a far parte di prestigiose collezioni pubbliche e private.


Elio De Luca - Donna, Elogio delle virtù
PALAZZO PRETORIO
Certaldo (FI) - dal 21 maggio al 23 luglio 2017
Via Giovanni Boccaccio (50052)
+39 0571661219 , +39 0571656721
www.comune.certaldo.fi.it

sabato 20 maggio 2017

Dal Macro al Micro - Rassegna Internazionale Libri d’Artista

L’Archivio Libri d’Artista di Fernanda Fedi e Gino Gini festeggia il 34° Anniversario (1983/2017) con una mostra internazionale di libri d’artista: “dal Macro al Micro”. Inaugurazione: giovedì 25 maggio alle h.18

25 maggio/4 giugno 2017
Archivio Libri d’Artista
Palazzo Galloni
Alzaia Naviglio Grande 66
20144 Milano
Tel. +39 348 0357695

Aperto tutti i giorni dalle 16 alle 19 - domenica dalle 10 alle 18

ARTISTI IN MOSTRA

ABBOZZO Edgardo, ACCATTINO Adriano, ACCAME Vincenzo, AGUIAR Fernando (Portugal), AIELLO Carmine, ALBANI Paolo, ALHAMZA Khaled (Jordan), ALLSEBROOK Janet (U.K.), ALVARO, ANDRÁS Voith (Hungary), ANTON José Emilio (Spain), ARGNANI Davide, ARPAD Toth (Hungary), BAAKE Frans (The Netherlands), BADIN Georges (France), BARABÁS Márton (Hungary), BARBA Calogero, BARONI Vittore, BARUCHELLO Gianfranco, BATOOL Showghi (Iran/U.K.), BECCA Giuseppe, BELLINI Giuliana, BELLOLI Carlo, BELTRAMETTI Franco, BENEDINI Gabriella, BENON Jean (Belgium), BENTIVOGLIO Mirella, BERGAMINI Luisa, BERTOLA Carla, BINGA Tomaso, BJÖRK Alf (Sweden), BLANK Irma, BLACKMORE Ros (U.K.), BLAINE Julien (France), BODMAN Sarah (U.K.), BOGLIACINO Mariella, BORIOLI Adalberto, BORY Jean-François (France), BOSCHI Anna, BOUTIBONNES Philippe (France), BOVE Antonino, BRAVI Giannetto, BUTAK András (Hungary), BUTLER Angie (U.K.), BUTTINONI Piera, CAIRNS Phyllis (USA), CALZAVACCA Claudio, CAPONE Vito, CAPPANERA Loretta, CARUSO Luciano, CASTANO Loriana, CATALDI Francesca, CENA Sergio, CESARI Andrea, CHAMPOLLION Véronique (France), CHICK t.Jack (USA), CIAM Giorgio, CIBALDI Silvia, CILIO Gino, CLARKE Aaron (France), COLOMBO Angela, COOPER-WILLIS Anwyl (U.K.), CORDRIE Cédric(France), COSTA Claudio, DANGELO Sergio, DANON Betty, DE BERNARDI Franco, DE JONGE Ko (Holland), DE PALMA Teo, DIAMANTINI Chiara, DIANA Pietro, DI GIULIO Mario, DIOTALLEVI Marcello, EBALGINELLI Liliana, EMILY Joe, FANNA, RONCORONI Maria Pia, FAVA Vittorio, FAIETTI Alberto, FEDI Fernanda, FERRANDO Mavi, FERRI Gio, FIERENS Luc (Belgium), FIGUEREDO Cesar (Portugal), FONTANA Giovanni, FONTICOLI Paola, FOSCHI Rosa, FORSTER Rebecca, FRANCESCHI Kiki, FRIEDERICHS Friederum (Germany), GALANTAI Gyorgy (Hungary), GANGAI Gianni, GARBIN Ornella, GASC Didier (France), GIATTI Remo, GINI Gino, GOLDSTEIN Monica (Argentina), GOMEZ Antonio (Spain), GORNI Meri, GRAINGER Hazel (U.K.), GROH Klaus (Germany), GUERRIERI Francesco, GUT Elisabetta, HALL Charlotte (U.K.), HAYNES Ric (USA), HERNANDEZ Luis Alberto (Venezuela), HILL Andrea (U.K.), HIGGINS Dick (USA), JOHNSON Russ (USA), JOINUL Pierre (France), KORF Kumi (USA), LAMBO Michele, LA ROSA Giovanni, LAURENT Jean J. (France), LAW Andrew (U.K.), LENTINI Alfonso, LEONARDI Silvana, LIA Pino, LIUZZI Oronzo, LORA TOTINO Arrigo, LORO Mariella, MACCARONI Henry (Francia), MAGGI Ruggero, MAGGIORA Olga, MAGNABOSCO Nadia, MAGNI Marilde, MAGRINI Marco, MAGRO Franco, MALATO Paola, MARCUCCI Lucia, MARTIN Miguel (France), MARTINI Gianni, MARTINI Stelio Maria, MENETTI Nanni, MICCINI Eugenio, MIGLIETTA Vincenzo, MILES, MITRANO Annalisa, MONTÀ Fernando, MORANDI Emilio, MUNARI Bruno, NACHT Irmari (USA), NENCIULESCU Daniela, NICCOLAI Giulia, OBERTO Anna, OBERTO Martino, PARENTELA Mario, PARTEZANA Max (France), PATELLA Luca, PENNACCHI Walter, PERFETTI Michele, PERNECZKY Geza (Germany), PERSIANI Gloria, PESCADOR Lucia, PETASZ Pavel (Poland)PIGNOTTI Lamberto, PISANO G. Maria (USA), POGARSKY Mikhail (Russia), POLLIDORI Teresa, PROTA GIURLEO Antonella, QUINTINI Rosella, RASTELLO Martine (Francia), RIVES Meda and Veda (USA), ROBSON Andy (U.K.), ROFFI Gian Paolo, ROPIECKI Waclaw (Poland), ROTH Dieter (Germany), SANSEVRINO Sergio, SARENCO, SAVOI Alba, SCHATZ Evelina (Russia), SCHUSTER Davis Tennille (USA), SODDU Stefano, SECOL Mariuccia, SPENA Franco, SPINOCCIA Pippo, SPOERRI (France), SQUATRITI Fausta, STANLEY J. Charles (USA), STILLER Max (USA), STOLTZ Ulrike (Germany), THAMES Angela (U.K.), TOPYLABRIS, TULUMELLO Agostino, TYLER Ann (USA), VALENTINI Walter, VARALE Nanni, VERDIRAME Armanda, VILLA Emilio, VITACCHIO Alberto, VITONE Rodolfo, WOOD Philippa (U.K.), XERRA William. 

venerdì 19 maggio 2017

Salvatore Nocera – Un decennio di ritardo

L’esposizione, nata da un’idea di Mario Giorgi, autore che ha conosciuto l'artista in vita, e realizzata grazie a Eva Picardi e alla madre Felicia Muscianesi, eredi testamentarie di Nocera, è promossa nell'ambito delle attività dell'associazione culturale Bologna per le Arti con il patrocinio del Comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna.

Nato a Bologna nel 1928 e trasferitosi a Parigi dalla fine degli anni Cinquanta, Salvatore Nocera non esporrà mai in città, tranne che in alcune mostre collettive giovanili. Di indole riservata, lascia ben poche tracce del suo percorso, talvolta arrivando a distruggere le sue stesse opere. Vorace conoscitore, tanto da mettere insieme una biblioteca di oltre 8000 volumi, prediligeva il dialogo con pochi intimi amici. 

A quasi dieci anni dalla morte dell’artista, avvenuta nel 2008, sulla base della scarsa documentazione che si è rinvenuta e attingendo alle opere conservate in alcune collezioni private, la mostra Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo propone dunque, attraverso una selezione finale di 40 tele, 24 disegni e alcuni scritti, un processo di riscoperta di una carriera artistica sfuggente durata quattro decenni, dalla fine degli anni Quaranta all'inizio degli anni Novanta, nell'intento primario di restituire alla città un patrimonio pittorico e librario fino a oggi nascosto. 

La preziosa biblioteca di Salvatore Nocera sarà infatti donata dalle eredi alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, mentre il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna e il Museo MAGI'900 di Pieve di Cento acquisiranno in collezione alcuni dei lavori. 

Il titolo scelto per la mostra - "Un decennio di ritardo" -  rimanda a una frase dei suoi diari, in parte anch'essi esposti in mostra: Sono sempre stato in ritardo, come minimo, di un decennio, nella quale si condensa lo stato d'animo di una figura inquieta, sempre alla prese col tentativo di afferrare il passato e di confrontarsi con una sua presunta inadeguatezza al presente. La lucidità di mano e vedute, oltre che il talento e la spontaneità che lo hanno fatto dipingere ogni giorno della sua lunga vita, fanno del suo percorso oggi quanto meno un caso che vale la pena portare alla luce. 

Accompagna la mostra un catalogo, il primo che ripercorre l'evoluzione della ricerca di Salvatore Nocera restituendone un percorso critico e la dovuta legittimità anche grazie al testo critico di Graziano Campanini e alla presentazione della curatrice Elisa Del Prete. 

Nel corso della durata dell'esposizione avrà luogo un ciclo di conferenze che, a partire dalla presentazione dell'artista svilupperanno, grazie alla partecipazione di critici, artisti, autori e ospiti d'eccezione, una discussione sul contesto e il periodo storico in cui Salvatore Nocera si è trovato a operare. 

La mostra sarà aperta al pubblico dal 21 maggio al 23 luglio 2017 ed è visitabile gratuitamente martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18.30, venerdì dalle ore 15 alle 18.30.

giovedì 18 maggio 2017

Pintoricchio pittore dei Borgia

Organizzata da MetaMorfosi con Zetema e curata da Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati, con la collaborazione di Franco Ivan Nucciarelli, 'Pintoricchio pittore dei Borgia' è la mostra - fino al 10/9 ai Musei Capitolini  - che espone due capolavori di Pintoricchio, dei quali uno mai esposto al pubblico, e che svela dopo secoli un mistero legato agli affreschi eseguiti dal maestro umbro negli appartamenti di papa Borgia.

Il Gesù Bambino benedicente, detto 'delle mani', e il volto intenso e soave di una Madonna farebbero parte del dipinto che secondo le voci del tempo raffigurava in realtà Giulia Farnese, amante di Alessandro VI, con il pontefice adorante alle sue ginocchia e per questo, in piena Controriforma, rimosso, smembrato e disperso. L'affiancamento delle due opere sembra ora smentire la maldicenza che aveva nuociuto anche all'arte di Pintoricchio.




mercoledì 17 maggio 2017

Il Piccolo festival della parola

Segni, disegni e parole: la mostra NO TAG, del poeta e sassofonista Vittorino Curci è l'anteprima della seconda edizione del Piccolo festival della parola che si terrà a Noci dall'8 all'11 giugno (l'anno scorso la manifestazione era stata ospitata da Otranto, Ostuni e Trani). 

Sabato 20 maggio alle 19 Curci inaugurerà SPAAACE (via Aldo Moro, 22), una nuova galleria d'arte contemporanea nella città dove l'artista è nato e vive, con una mostra che già nel titolo racchiude l’ambivalenza ironica della sua ricerca fresca, eclettica e scanzonata (fino all'11 giugno, dalle 18 alle 20.30, info: piccolofestivaldellaparola.it). 

Il Piccolo festival della parola è promosso dalla Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio regionale della Puglia e dall’Amministrazione comunale di Noci, e organizzato da Fluid, con la partecipazione operativa del Teatro Pubblico Pugliese. 

Venerdì 19 alle 15 la manifestazione verrà presentata al Salone del libro di Torino, nello spazio espositivo della Regione Puglia, dalla Dirigente di Teca del Mediterraneo, Daniela Daloiso e Giusy Santomanco di Fluid.

La tag – scrive Antonella Marino nel testo di presentazione della mostra - normalmente fornisce informazioni su un oggetto, rendendone possibile la classificazione. Al tempo stesso “tag” è anche il nome in codice che i writer adottano per distinguersi. Sono due indizi ambigui, utili ad approcciarsi al rutilante mondo creativo dell’artista, più noto forse per il suo parallelo talento di poeta e musicista, ma con una formazione e militanza artistica di lunga data”. 

Quello di Vittorino Curciè un mondo allegro e giocoso, popolato da sintetici e stilizzati personaggi, tratteggiati a pennarello o acrilici con linee essenziali e colori piatti e vivaci. Figurine, cose o animali fluttuanti nello spazio, impegnati in situazioni che traggono spunto dalla vita di ogni giorno, ma anche dalla sfera dell’arte e musicale. Un microuniverso vignettistico - continua Marino  che spesso fa ricorso alla parola: mescolando senza imbarazzi espressioni gergali, scritte in inglese e in dialetto locale, espressioni onomatopeiche o frasi poetiche. 

L’allestimento per Vittorino Curci assume un valore quasi performativo, che richiama il carattere di variazione improvvisata di molte sue azioni musicali. I quadretti si dispongono come un puzzle aperto e vitalistico, che sottolinea e amplifica l’energia di ciascun elemento. C’è in queste opere un richiamo alla libertà e alla spontaneità espressiva. L’apparente ingenuità tradisce però il legame con una precisa linea dell’arte contemporanea. Una linea che – da Picasso a Klee, Kandinsky, Mirò, passando per l’Art Brut di Dubuffet o il primitivismo grottesco del gruppo Cobra, fino alle sfrangiate declinazioni della Street art o di un’estetica post pop – vede nel ricorso alla creatività infantile la possibilità di sottrarsi al sistema di regole e convezioni imposte, mantenere intatta quella capacita di creare e ricreare il mondo propria dei bambini, di guardarlo con occhi non condizionati, con la voglia di cambiare e immaginare un futuro. 

Diceva Picasso: “Tutti i bambini sono degli artisti nati: il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi”. Accanto alla mostra di Curci, Noci ospita in questi giorni altre due iniziative, dedicate ai ragazzi delle scuole, che parteciperanno da protagonisti al festival. La prima è il laboratorio di scrittura creativa condotto da Alessandra Minervini e dedicato ai ragazzi delle medie. Il secondo appuntamento e il laboratorio di lettura ad alta voce “Ti spunta un fiore in bocca”, a cura di Silvana Kuhtz (Poesia in azione) con gli studenti del Liceo scientifico.

Ufficio Stampa a cura della Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia - Giulia Murolo, 349/5283664 – murolo.giulia@consiglio.puglia.it
Ufficio stampa Fluid - Ignazio Minerva, 335/255240 - ignazio.minerva@gmail.com


Dott.ssa Giulia Murolo
P.O Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia
Sezione Biblioteca e  Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia
080.540.27.73 – 349.5283664
murolo.giulia@consiglio.puglia.it
www.consiglio.puglia.it – http://biblioteca.consiglio.puglia.it

martedì 16 maggio 2017

Lillo Dellino, il pittore, il designer e il fotografo, classe 1943.

Firma questo articolo pubblicato sul n° 9 di Pentagrammi - Rivista di Cultura , Musica, Arte, Ambiente e Società - il noto pittore barese Manlio Chieppa.

Il suo logo era un cavallo alato col passo gagliardo: quel mitologico Pegaso con Bellerofonte, rappresentato nelle sue solite «trasparenze» epidermiche, come fosse tatuato sul corpo del destriero, sulla base di una penna a sfera. A distinguerne eloquentemente le espressioni grafiche, nell’irruenza di ispirazioni artistiche sempre più avvolgenti; a lungo meditate, in una impostazione elegante, di una precisione maniacale che non dava adito a sbavature di sorta. Lillo Dellino il pittore, il designer e il fotografo, classe 1943. Mancato d’improvviso a Parigi nell’ottobre del 2013, in un viaggio che avrebbe unito, ad un traguardo esistenziale, i suoi contatti professionali. Ora ritornano esposte le sue opere; quasi revival o piuttosto doveroso «omaggio» per ricordarlo. Esclusivamente per quella forza inestinguibile della famiglia. 

In una Bari arida e blasfema verso i suoi artisti epocali, ormai nel novero degli estinti. Giacché quanti si susseguono ad amministrarla, in una deriva inarrestabile – non avendo cognizioni culturali dei suoi beni artistici, né conoscenza storica di quanti hanno scritto pagine esaltanti in un Novecento irripetibile – rincorrono la spettacolarizzazione dell’effimero. Il presenzialismo grottesco, la passerella dello star system extramoenia; a succhiarci tutte le risorse sul Capitolo «cultura», di una Regione, che – a differenza di quanto avviene altrove – non valorizza e promuove la propria identità, la storia delle Arti Visive, rappresentata ovunque dai suoi artisti!

Dislocata in tre ambiti cittadini, «Colonnato» dell’ex Provincia (si fa per dire, giacché l’esposizione è stata interrotta più volte, svendendo l’eleganza storico-architettonica del luogo a esecrabile gozzoviglio di parvenu! Lo avevamo anticipa- to: ormai in mano alla sciatteria metropolitana!), «Spazio Giovani» e Museo Nicolaiano. In un «percorso ragionato», con le opere realizzate dall’Artista. Studi, progetti, disegni a pastello, inchiostri, oli e tecniche fotografiche, che hanno spa- ziato dalla memoria storica e celebrativa, con particolare riferimento al culto Nicolaiano, già dal IX Centenario della Tra- slazione del 1987 (in simbiosi con la sua compagna ed artista Carmela Boccasile), a quelli per il Centro Ecumenico O Odigos e relativa impostazione grafica, e tal’altri Organismi Ecclesiali, per riviste, periodici e collane editoriali, sino alla grafica pubblicitaria e committenza promozionale. 

Una sequenza creativa, che ci ha riportato quasi la «presenza» della sua figura, amica e stimata, dal sorriso sornione e una modestia esemplare. Un artista dai modi pacati e sereni, impegnato in molteplici interessi e dalla fervida verve ispirativa. Metodico e pur straordinariamente vulcanico d’idee e scenari, che sapeva ricercare lontano nella storia, rivivendo epoche distanti, per riproporle con la sua gestualità segnica, trascinante. Immerse in atmosfere e teatri iconografici di grande impatto cromatico, a costruire emozioni smarrite. Rinascimentale o barocco, per la sontuosità e l’eleganza avvolgente di un «segno» nitido, morbido e pastoso, a delineare contorni ed immagini favolistiche, di partecipata liricità. 

Con l’aura ridondante di leggende smarrite e riagguantate, nella dissolvenza di neb- bie e crepuscoli; aurore, pregne di brina mattutina al primo raggio di sole ad illuminare l’assunto. I merletti e le pietre bianche di castelli e cattedrali, di una Puglia incarnata. Disegnata in fastose velature in chiaro-scuro, nel gioco di sovrapposizioni, unico ed originale. Com’è stata tutta la sua produzione, costellata da insiemi di tessere colorate, come tanti puzzle o schegge di caleidoscopio, a comporre e scomporre una infinità di allegorie.

Il suo lavoro ha trovato la giusta eredità nel figlio Dario (classe’74, saggistaescrittore), che ha fondato Segni&Disegni, con una vasta gamma di servizi editoriali. Presentando per l’occasione la Monografia dedicata a Lillo: prima opera per la Collana Editoriale «Non ti scordar di me» – Ed. Così&Così. Cui auspichiamo – stante i presupposti del titolo – possa segnare un incentivo ad una rinascita cultural-artistica in questa regione asfittica, risvegliando le coscienze imbelli, per il futuro delle nuove generazioni.

lunedì 15 maggio 2017

Facce da Librai al Milano Photo Festival

Anche Kasa dei Libri partecipa alla 12a edizione di Milano Photo Festival e non poteva farlo che con "Facce da Librai" , una mostra fotografica dedicata  ai  libri,  o  meglio  ai  librai  indipendenti  milanesi e  alle loro storie che sono stati fotografati a partire dal 2014 da Stefania Ciocca, dando vita al progetto Facce da Librai che è ancora in divenire.

Milano è lo sfondo di questa ricerca, natacon l’intento flâneuristico di scoprire e conoscere meglio i luoghi (indipendenti) del libro e in un certo senso riscoprire la città di Milano alla ricerca di piccole  librerie,  dei  veri  e  propri  tesori  che non  sempre  si  trovano  in  zone  trafficate, ma  vanno cercate  econosciute, oppure a  volte scoperte per  puro  caso,  deviando  dalle  rotte  di  passaggio consuete.

La  Kasa  dei  libri  è da  sempre  un  luogo  di  incontro  e  scambio  che  accoglie  tutti  coloro  che condividono la passione per i libri senza barriere e confini, a cominciare dal padrone di casa Andrea Kerbakerche ha aperto fisicamente e idealmente le porte della Kasa alla mostra di Stefania Ciocca, curata  da Roberto  Mutti,  critico  fotografico,  giornalista  di  Repubblica  Milano,  docente  di  storia della fotografia e curatore.

L’obiettivo  della  fotografa  si  concentra  sulla figura  del  libraio  indipendenteche rappresenta, in mostra ma ancor piùnella realtà, una sorta di ‘eroe’ moderno. Sempre più oggi essere o scegliere la professione del librario è una scommessa, è un mestiere di confine che richiede intuizione, sacrificio e tanta passione che diventa, come raccontano le foto di Stefania Ciocca, una simbiosi tra spazio e persona, una corrispondenza tra il libraio e il luogo magico della libreria.

In  esposizione  una  selezionedi  25  fotografieche  diventano non  tantomezzo  espressivo, mastrumento  di  conoscenza  e  compongono  un  racconto  con  tante  trame  che  spesso  si  intrecciano,  tra fili  che  annodano  alcuni  librai  ad  altri,  esperienze  comuni  e  condivise,  in  un ritratto  collettivo  in cui emerge come fondante il rapporto umano, tra libraio-libraio e ovviamente cliente-libraio.

I  librari in  questo  progetto ci mettono  letteralmente  la  faccia e attraverso  questa  rassegna  è possibile conoscere  le  loro  storie da  quello  che  sognava  di  fare  questo  lavoro  fin  dai  tempi  del liceo  a  chi  ha  avuto  una  vita  precedente  e ha  cambiato  i  suoi  programmi in  divenire – scoprire  le loro  personalità  e quindi  i  loro  interessi  letterari - quasi  come  se  si  consultassero  le  sezioni  di  una biblioteca – o ancora rilevare la ‘bibliodensità’di Milano per scoprire come alcune zone della città siano ad alta concentrazione “libraria” e al contrario le librerie di periferia siano straordinariamente rare.

La  mostra Facce da  Librai racconta  avventure  che  sanno  di  epica  e quotidianità,  in  cui la vita del libraio scorre parallela a quella del commercio, tra sfide, sogni realizzati e rivolgimenti del destino, tra librerie chiuse, trasferite e nuove che aprono ogni giorno 

Un progetto che parla di luoghi affascinanti, di passioni, di peculiarità, di quello che oggi si scrive ‘bibliodiversità’ ma si chiama personalità.


FACCE DA LIBRAI
di Stefania Ciocca

a cura di Roberto Mutti

INAUGURAZIONE 18 MAGGIO ORE 18:00

19 Maggio - 1 Giugno 2017

KASA DEI LIBRI

L.go De Benedetti, 4 Milano



domenica 14 maggio 2017

Galleggiamento - Hidetoshi Nagasawa

Il 17 Maggio 2017, alle ore 19, a Bagheria, presso la Galleria Adalberto Catanzaro, sarà aperta al pubblico la mostra personale “Galleggiamento” dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, curata da Bruno Corà. 

La mostra, oltre all’esposizione di lavori in rame dell’artista, avrà il suo nucleo centrale in tre grandi sculture marmoree inedite prodotte, rispettivamente, in Libeccio Antico, Perlato di Sicilia e Nerello di Custonaci; tutte tipologie di marmo siciliano. La scelta da parte di Nagasawa di realizzare in Sicilia tali opere è espressamente legata alla volontà di produrle utilizzando proprio questa qualità di pietra marmorea. 

La realizzazione dell’evento avverrà con la collaborazione e il supporto di Santoro Marmi di Custonaci e Palumbo Marmi. 

L’idea della sospensione, il galleggiamento, è stato, negli anni, il nucleo centrale delle sue ricerche con la concezione di opere “antigravitazionali”. Il fatto che le radici formali e di pensiero di Hidetoshi Nagasawa affondino in due differenti culture: quella orientale di provenienza dell’artista e quella occidentale di adozione, fa si che esse richiedano all’osservatore una particolare attenzione. Si può sicuramente affermare che Nagasawa ha costituito in questi decenni un ideale ponte, a doppio senso, tra Oriente e Occidente. 

Attraverso le sue inedite formalizzazioni e nelle non comuni visioni proposte dall’artista come stimolanti riflessioni sulla storia e sulla poetica scultorea, Nagasawa ha realizzato un percorso che ha portato a una fusione, al punto che risulta difficile e inutile, provare a definire i confini di appartenenza delle sue opere all’una o all’altra cultura. 

Grazie a questo processo le sue opere offrono all’osservatore occidentale la possibilità di acquisire nuovi modi, e nuovi mondi, fatti di attenzioni e diversi tempi di contemplazione, patrimoni che sono propri del pensiero orientale e che consentono all’osservatore occidentale di affinare e arricchire il suo sguardo, stimolandolo a essere più attento al particolare, sganciato da sguardi precostituiti, profondo e analitico, non solo sulla “cronaca” dell’uomo, ma anche sulla sua storia. Le opere di Hidetoshi Nagasawa impongono una specifica riflessione sulle proprietà fisiche della materia, esaltando le sue qualità “antigravitazionali”, nelle quali le tensioni, i pesi e le masse trovano nuove opportunità di costruzione all’insegna della levità. 

Nel lavoro dell’artista la levità è caratteristica che deriva non solo dal processo figlio dell’artificio magistrale, dal fatto tecnico della composizione, ma, soprattutto, dalla capacità di raggiungere un’idea di equilibrio, vera meta ideale inseguita da Nagasawa, attraverso regole che portano a una nuova idea di bilanciamento, simmetria, relazione spaziale tra pieno e vuoto, armonia e proporzione. Un equilibrio di galassie lontane: l’Oriente e l’Occidente. 

La presenza di un ponte ideale e reale, tra due differenti concezioni del mondo, costruito all’interno dell’opera di Nagasawa. Non risulta secondaria, tra le varie influenze, la condizione di lontananza dal suo mondo d’origine vissuta dall’artista, condizione che consente alla sua produzione di trovare un “spazio altro”equidistante dalle due dimensioni. Un spazio in equilibrio, sospeso, che galleggia dentro una galassia molto personale all’interno della quale il peso è superato dalla forma, e la levità domina. 

La scultura “deve stare in aria”, e questo proponimento, alla fine, può essere tradotto come un invito a una contemplazione che eserciti in un modo rivoluzionario lo sguardo sino al superamento della materialità apparente, teso verso un orizzonte fatto di armonia cosmica.