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domenica 9 aprile 2023

The Last Lamentation

The Last Lamentation è il progetto artistico di Valentina Medda realizzato grazie al sostegno di Italian Council (XI edizione, 2022), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, attraverso cui l’artista indaga la tradizione del pianto rituale funebre nel Mediterraneo collocandola al centro della riflessione contemporanea.

Il progetto, presentato da ZEIT, MAN Museo d’arte della Provincia di Nuoro, Teatro di Sardegna in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission e sostenuto da ARS - Arte Condivisa in Sardegna per la Fondazione di Sardegna, è strutturato in varie fasi (ricerche sul campo, presentazioni, talk, residenze artistiche e workshop in Italia e all’estero) e porterà alla costruzione di un’opera performativa e video che verrà presentata a Bologna, città in cui l’artista vive e lavora (gennaio 2024), al MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, istituzione che acquisirà l’opera in via definitiva, e al MAN Museo d’arte della Provincia di Nuoro (febbraio 2024), dove verrà realizzata la mostra finale.

Valentina Medda, S'ultimu Attittu, 2018, studio per performance. Courtesy l'artista

Il progetto è inoltre reso possibile da un partenariato internazionale con Arts Centre 404 / VierNulVier (Ghent, BE) e Flux Factory (New York) ed è curato da Maria Paola Zedda, esperta di arti performative, danza e arti visive, che dichiara: “l’idea si articola intorno alla questione delle migrazioni e delle diaspore dai Sud del mondo che vedono trasformare il Mediterraneo in un luogo di attesa, sospensione, trapasso, in uno spazio solido di incarnazione dell’assenza. Il farsi corpo del mare si concretizza attraverso la messa in scena di un rituale che si ispira ai pianti funebri del bacino del Mediterraneo”.

Crocevia delle diaspore attuali, il mare è qui concepito come luogo di accoglienza e di deposito dei corpi ma anche come corpo in sé, che raccoglie le lamentazioni funebri antiche e contemporanee attraverso un grande rito corale che vede il coinvolgimento di donne locali e migranti. A questo proposito è stata indetta un call per partecipare al Workshop Audizione, in collaborazione con Sardegna Teatro, che sceglierà venti donne che parteciperanno al progetto in qualità di performer e protagoniste del video. Le audizioni si svolgeranno a Cagliari dal 15 al 17 aprile e sono aperte a donne di ogni età, provenienza e background. Per partecipare è necessario compilare entro il 13 aprile il form online disponibile a questo link: https://forms.gle/mnGewBN1Emqu4c449

Condurrà il workshop la cantante, compositrice e vocal coach, Claudia Ciceroni.


L’opera The Last Lamentation, concepita sia come live performance che video, si strutturerà attraverso una raccolta di materiali e una ricerca legata ai saperi femminili della collettivizzazione del lutto e del dolore. La fase di lavorazione, al momento in corso, si articolerà principalmente in Sardegna, terra d’origine dell’artista, dove alcune delle forme tradizionali citate ancora sopravvivono seppur in una fase prossima all’estinzione, cercando di ricostruirne la memoria. Essenziale al progetto sarà quindi la ricerca sulle lamentazioni rituali, durante la quale verranno registrate le tracce sonore andando così a costituire un piccolo fondo in collaborazione con la Cineteca Sarda. L’artista e la curatrice incontreranno i testimoni delle ultime lamentazioni e ricercheranno le forme in cui la lamentazione si è evoluta. Incontreranno inoltre le artigiane locali per immaginare ipotesi di collaborazione per la realizzazione di costumi e oggetti di scena. L’opera viaggerà poi in altri paesi, sia come video che come evento performativo, coinvolgendo in ogni tappa le donne dei luoghi che si affiancheranno al nucleo stabile del cast artistico.

The Last Lamentation ricostruisce un’azione rituale in cui un gruppo di donne vestite di nero si rivolge al mare, come in atto di preghiera, eseguendo una partitura sonora e coreografica ripetitiva e ipnotica, rielaborando in forme contemporanee e astratte i codici rituali. Semplici gesti e suoni collegheranno il lamento sardo con quello dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dando vita a un pianto condiviso che, attraverso il corpo e la voce, racconta le tragedie del mare. Le riprese video seguiranno il movimento di corpi che, come ombre e presenze scure, punteggeranno il paesaggio, costruendo un segno calligrafico che ricorda il volo di uno stormo. La partitura dei gesti utilizzerà i codici della danza ibridata di segni provenienti dal patrimonio archeologico ed etnografico, secondo un percorso di ripetizioni e crescendo che, in un loop mai identico, sfocerà in un momento di climax.

Il lavoro è concepito come un rituale funebre per il mare” – dichiara l’artista Valentina Medda – “una performance partecipativa ispirata alla tradizione delle lamentazioni funebri in cui un gruppo di 20 donne vestite di nero dà vita a un grido condiviso, un rito che guarda al coro come all’unico linguaggio possibile per raccontare una tragedia contemporanea. Nel piangere per il Mediterraneo e i suoi morti – continua l’artista – tento di ridare dignità, attraverso un’azione poetica e politica, a quelle vite considerate sacrificabili, quelle che non meritano nemmeno il lutto, come afferma la filosofa Judith Butler. In questo lavoro, infine, mi interrogo anche sulla natura del corpo da una prospettiva postfemminista, suggerendo la possibilità di un corpo liquido da un lato e di una creatura acquea dall’altro. La domanda su dove finisca il corpo e dove inizi lo spazio ha plasmato, di fatto, tutta la mia ricerca degli ultimi 10 anni, attraverso linguaggi diversi e in modi diversi, mettendo in discussione la distinzione tra la fisicità dell'individuo e la materialità esterna nel tentativo di creare una geografia incarnata e immaginare nuovi corpi ibridi, trovando il filo che lega tutte le materie vibranti, viventi e non”.

L’antropologo Ernesto De Martino, nel suo saggio Morte e pianto rituale, descrive il lamento funebre come un’azione rituale circoscritta da un orizzonte mitico.

Il lamento funebre è un rituale che aiuta la persona in lutto a superare il dolore della propria perdita attraverso il sostegno della comunità. Esistente fin dall’antico Egitto, è comune a quasi tutti i paesi del Mediterraneo e in alcuni di essi ancora sporadicamente in uso. Praticato da donne anziane, talvolta pagate per partecipare al funerale, consiste in un pianto forte e teatrale accompagnato da gesti ripetitivi e da litanie codificate, testi epici che ricordano e celebrano l’individuo scomparso. Il saper piangere delle donne, delegate a farsi carico di un dolore che talvolta non gli appartiene, deve scongiurare l’inebetimento della persona colpita dal lutto, la possibilità della perdita del senno. Nel prostrarsi per qualcuno a loro distante, le donne rinnovano però anche la memoria per i propri cari, riconnettendosi con il loro dolore e dandogli nuovo spazio.

L’opera sarà promossa attraverso presentazioni e mostre presso Arts Centre 404 / VierNulVier (Ghent, BE), Flux Factory (New York), Bunker (Lubiana) e presentata a Milano grazie alla partnership culturale di Careof, a Bari al BIG Bari International Gender Festival, in Puglia presso RAMDOM, Sa Manifattura ed Exmà a Cagliari. L’artista è supportata dalla rete di larga scala Stronger Peripheries – A Southern Coalition.


Valentina Medda è un’artista interdisciplinare sarda che vive a Bologna. La sua pratica artistica si snoda tra immagine, performance e interventi site-specific, indagando la relazione tra pubblico e privato, corpo e architettura, città e appartenenza sociale. Il suo lavoro è stato esposto e gira in contesti artistici e performativi nazionali e internazionali da Bologna, Milano, Cagliari a Parigi, New York, Beirut, Bruxelles e Amsterdam.


È stata artista in residenza presso VOORUIT di Gent, BAR di Beirut, Cité des Arts, Parigi, Flux Factory, NY, Les bains connective, Bruxelles, MaisonVentidue, Bologna. Nel 2019 è stata invitata al Grand Tour d’Italie, progetto di networking internazionale della Direzione Generale Contemporanea del Ministero della Cultura. Ha ricevuto, tra gli altri, il Fondo Cimetta per la mobilità artistica, Movin up della Regione Emilia Romagna, IAP Mentorship della NYFA - New York Foundation for Arts e Tina Art PRIZE. Il suo progetto Cities by Night Across Borders, è stato selezionato tra i 19 vincitori del programma europeo “Perform Europe”.  


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