sabato 31 gennaio 2015

TRAGUARDARE IL COLORE - Seconda personale di Jorrit Tornquist alla PoliArt Contemporary

La PoliArt Contemporary inaugura Traguardare il colore, seconda personale di Jorrit Tornquist (Graz, 1937) negli spazi della galleria milanese.

Sono colori in volo e il titolo dell’ultimo ciclo di opere “Colibrì”, ispirato ai minuscoli quanto rapidissimi e coloratissimi uccelli, racchiude il senso di una ricerca che procede da più di cinquantanni, fondata sulla convinzione  - e sulla scoperta - che il colore sia un problema di spazio, di creazione di spazio.

Se la ricerca degli anni Sessanta e Settanta aveva rappresentato per Tornquist – biologo di formazione – un lungo tirocinio di sperimentazioni timbriche e tonali, già dagli anni Ottanta l’artista si è allontanato da ogni speculazione sul colore, per “fenomenizzarlo” nello spazio reale, fisico e psicologico.

La profondissina conoscenza del colore, sia del colore-luce che del colore-pigmento, l’ha avviato verso una riscoperta della realtà, sulla quale l’arte è venuta sovrapponendosi modificandola. In questa direzione l’artista ha mescolato sempre più la sua inesauribile creazione di opere con gli interventi di design urbano e industriale (è a tutti noto l’inceneritore trasformato in una cangiante colonna di cielo, visibile sull’autostrada all’altezza dell’uscita Brescia Centro). Ma è questo anche il senso del ciclo delle “Ombre” (1980), dittici da allestire negli angoli delle stanze, nei quali il cambio tonale simula il differente gradiente luminoso. Le “Pieghe”, poi (dalla fine degli anni Ottanta), rivoluzionano il modo di concepire l’opera-oggetto, che si svela in un raffinato scambio di realtà e simulazione, nel quale un’imprevista cangianza cromatica arriccia la tela, spesso mostrando il telaio e il muro retrostante. In queste opere diviene chiaro come per Tornquist il colore sia divenuto lo strumento per la creazione dello spazio, in una profonda riflessione sulla natra dell’opera e sulla natura di quell’inedito luogo percettivo che l’opera produce nel suo divenire fenomeno coeso alla realtà. 

Anche nei “Tessuti” e nelle “Cartapeste” l’artista rivolge la sua attenzione alla costruzione di un’inedita relazione tra i materiali tradizionali dell’arte (la tela e la carta, in rotoli assemblati la prima e in spessi fogli reticolati la seconda) e la perczione cromatica a seconda degli angoli di incidenza dello sguardo. Nel recente ciclo dei “Riflessi”, poi, grazie al supporto del computer, Tornquist giunge a modificare il luogo di accadimento dell’immagine, sovrapponendo una superficie curva e una piana, sulle quali la percezione visiva del colore si coglie in imprevedibili modificazioni. Tuttavia è nell’ultimo ciclo “Colibrì” che il colore giunge a liberare il “quadrato” dell’arte da ogni vincolo spaziale e gravitazionale, emancipando le opere, in voli nei quali l’orizzonte è migrato all’interno delle immagini.

Questa capacità di approfondimento di Jorrit Tornquist ne ha fatto uno tra i maggiori artisti della sua generazione, sia italiana, con gli “estroflessi” Bonalumi e Castellani, i “programmati” Biasi e Colombo, il “concettuale” Paolini, il “poverista” Pistoletto e il “solitario” Ormenesesia internazionale, da Noland a Uecker a Julio Le Parc.


Al finissage della mostra, domenica 15 marzo 2015 verrà presentato il catalogo con le immagini dell’inaugurazione e si potrà assistere alla performance della danzatrice Serena Zardini con la musica di Paola Samoggia.

Milano - dal  al 

Jorrit Tornquist - Traguardare il colore

Jorrit Tornquist - Traguardare il colore

​GALLERIA POLIART

 Viale Gran Sasso 35
+39 0270636109

venerdì 30 gennaio 2015

Donatello svelato. Capolavori a confronto.


Credenti o non, sarà difficile non emozionarsi di fronte ai tre Crocefissi di Donatello che verranno posti vis a vis nella mostra “"Donatello svelatoCapolavori a confronto". Il crocifisso della chiesa dei Servi a Padova, della Basilica del Santo e di Santa Croce a Firenze” allestita al Diocesano di Padova dal 27 marzo al 26 luglio prossimi, per iniziativa della Diocesi di Padova.

Il termine “svelato” utilizzato nel titolo non è affatto casuale. Al centro dell’'esposizione sarà infatti un Donatello che va ad aggiungersi al catalogo delle opere certe del maestro fiorentino, il Crocifisso dell’'antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi.
Svelato nell’'attribuzione ma anche nella sostanza perché, sino al restauro voluto dal Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del veneto Ugo Soragni e curato dalla Soprintendenza per beni storici, artisti ed etnoantropologici per province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso nel laboratorio di Udine, la scultura lignea si presentava con le parvenze di un bronzo, per effetto di uno spesso strato di ridipinture. Affidato alle sapienti cure dei restauratori Angelo Pizzolongo e Catia Michielan, il grande Crocifisso è emerso in tutta la straordinaria finezza dell’intaglio e nella originale cromia.

La mostra ospitata nella scenografica Salone dei Vescovi sarà così l’'occasione, storica, di ammirare riuniti per la prima volta tutti e tre i Crocifissi che Donatello produsse nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08) - oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sue Vite -, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova.
Un'opportunità assolutamente unica e inedita di osservare da vicino i tre capolavori, leggendo attraverso di essi il percorso compiuto dall'artista dagli anni giovanili alla piena maturità, e di confrontarsi con il fulcro del messaggio cristiano attraverso l'interpretazione che un grande artista del Rinascimento ne ha dato nel corso della sua esistenza.

Il Crocifisso ligneo di Santa Maria dei Servi in Padova è stato attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. 

L'oblio del nome di Donatello si spiega con la particolare devozione di cui l'opera ha goduto, e tuttora gode, specialmente in seguito ai fatti miracolosi del 1512, quando l'immagine in più occasioni sudò sangue dal volto e dal costato. 

Con il passare dei secoli la memoria popolare trasferì la paternità donatelliana alla scultura gotica della Vergine conservata sempre nella chiesa, ma la speciale cura dei fedeli per il Crocifisso ne assicurò la conservazione, preservandolo dalla distruzione o dalla dispersione, sorte molto comune per questo tipo di immagini scolpite.

Se in un primo momento l'attribuzione, argomentata da Caglioti su basi stilistiche, ha suscitato qualche perplessità e un atteggiamento di prudenza all'interno della comunità scientifica, oggi i risultati del restauro condotto dalla Soprintendenza veneziana nel laboratorio di Udine, con il finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo, non lasciano più dubbi. 

La rimozione della spessa ridipintura a finto bronzo rivela ora tutta la qualità dell'intaglio e della policromia originaria, in buona parte conservatasi, restituendo a Padova un capolavoro che va ad aggiungersi alle altre opere che Donatello ha lasciato durante la sua permanenza in città (1443-1453) - la statua equestre del Gattamelata, l'altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant'Antonio - aggiungendo un ulteriore tassello nella vicenda biografica dell'artista.

Al termine del restauro, e prima di essere collocato nuovamente sull'altare dedicatogli nella chiesa dei Servi di Padova, il Crocifisso sarà esposto al Museo Diocesano di Padova, in modo da consentire al più vasto pubblico di ammirarla nelle migliori condizioni di osservazione possibili. L’opera restaurata sarà accompagnata da un’esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro e alle indagini tecniche che lo hanno preceduto, indagini per le quali un notevole contributo è stato dato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dal Centro Conservazione e Restauro 'La Venaria Reale'.

La mostra, organizzata dal Museo Diocesano, dall'’Ufficio Beni Culturali diocesano e dalla Soprintendenza per beni storici, artisti ed etnoantropologici per province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e gode del Patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana. Curata da Andrea Nante ed Elisabetta Francescutti, sarà allestita nel monumentale Salone dei Vescovi, all'interno del Palazzo Vescovile di Padova, sede del Museo Diocesano.

Museo Diocesano Padova
Piazza Duomo 12
tel. 049 8761924 / 049 652855
www.museodiocesanopadova.it



Segnalato da: 
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo. 
Tel. 049 663499; www.studioesseci.net; info@studioesseci.net

giovedì 29 gennaio 2015

Ritratti di paesi, mari e città.Proroga la mostra di vedute in esposizione alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti

Considerato il successo che sta ottenendo la mostra attualmente allestita nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti dal titolo “Ritratti di paesi, mari e città”, la Direzione della Galleria Palatina ha deciso di prorogarla fino al prossimo 1° marzo 2015. La mostra, visitabile con il biglietto d’ingresso al museo, è costituita da una selezione di opere custodite nei depositi del Palazzo, con il chiaro intento di valorizzare il grande patrimonio storico artistico della reggia fiorentina. 

In esposizione temporanea ci sono 32 opere, divise in sei sezioni, che abbracciano ben quattro secoli di storia e il cui filo conduttore è costituito dalla rappresentazione fedele della realtà circostante in alcune mappe, carte geografiche, immagini del territorio e di eventi storici quali feste e battaglie.

Il percorso espositivo si sviluppa a partire dalla trascrizione pittorica dei vari episodi della Battaglia di Scannagallo da parte del fiammingo Jan van der Straet detto Giovanni Stradano, pagina storica sulla quale s’iscrive il racconto della trionfale affermazione medicea. Sono esposte in questa sezione dedicata alla topografia della guerra, anche due straordinarie "Battaglie" di Willelm van de Velde il vecchio

Ma l’uso della prospettiva, unita alla rappresentazione fedele degli elementi vegetali del paesaggio, possono avere anche scopi diversi: ad esempio nella tavola attribuita a Biagio d’Antonio - che inaugura la sezione dedicata alla devozione per i luoghi - raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, la resa fedele del paesaggio è funzionale a sostenere il devoto durante un ideale pellegrinaggio verso la Verna. Poco più di un secolo dopo, nella Firenze medicea, la città monumentale è protagonista nelle immagini che, su tre lunette raffiguranti delle scene processionali, con la precisione di una cronaca ricordano il popolo fiorentino coralmente impegnato a ottenere l’intervento divino a sostegno della dinastia granducale. 

La veduta topografica e la cartografia moderna, nata nel secolo XV, sono qui invece evocate da una tombola seicentesca approntata dall’erudito Casimire Freschot per istruire giocosamente in geografia e nella lettura delle mappe i giovani patrizi veneziani. 

Il percorso va poi a toccare il tema della veduta tout court che prese ad affermarsi nel XVII secolo, quando la conoscenza dei luoghi storicamente cruciali, Roma in primis, diviene un elemento necessario nel bagaglio culturale di un principe europeo. In questo periodo nascono immagini come le miniature di Lievin Cruyl, disegnate con una cura lenticolare nel riprodurre tutte le caratteristiche delle vie e delle piazze della città eterna. È in questo contesto che si diffondono le vedute panoramiche, di formato oblungo e rese precise dall’uso della camera ottica, di cui sono testimonianza quelle qui esposte, realizzate da Gaspar van Wittel (Vanvitelli). In questa sezione è presente anche una serie di tavolette, la serie delle sette meraviglie del mondo antico, esemplificative di un particolare settore del vedutismo il quale parte dalla pagina scritta, e non da un monumento reale, per dare corpo alla veduta stessa. 

Nell’antico regime la veduta permise anche di fissare avvenimenti di svago e di gioco facendone poi partecipi le corti legate per parentela e amicizia. Così, attraverso un’impostazione prospettica semplificata, ma funzionale alla narrazione, le due vedute di Jacob Schlachter ci squadernano le cruente feste di caccia della corte di Mannheim mentre quella di Tommaso Gherardini ritrae il Palio dell’antenna nel porto mediceo di Livorno. 

Le più recenti vedute qui esposte, quasi alla vigilia dell’invenzione della fotografia, sono le telette con i più celebri luoghi napoletani dipinte per essere viste in controluce e per essere montate sulle finestre delle stanze private della granduchessa Maria Antonia di Borbone, all’indomani del suo arrivo a Firenze da Napoli.


Segnalato da Marco Ferri
Ufficio Comunicazione 
Opera Laboratori Fiorentini Spa - Civita Group 
tel. +39-055-2388721; cel. +39-335-7259518  
@mail: marcoferri.press@gmail.com 
Skype: marcoferri58 

mercoledì 28 gennaio 2015

Visioni contemporanee. Esperienze di confine tra realtà e immaginazione - A Spazioborgogno Artecontemporanea

La mostra Visioni contemporanee. Esperienze di confine tra realtà e immaginazione, ideata e realizzata dall’IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti Visive e curata da Alessandro Demma, è un’esposizione collettiva che vuole mettere a fuoco alcune delle esperienze più significative dell’arte italiana contemporanea. Una selezione di opere firmate da artisti che appartengono a diverse generazioni: 29 gli artisti scelti tra i venticinque e i cinquant’anni.

La mostra, già esposta a Capri (Certosa di San Giacomo, settembre-ottobre 2014), viene riproposta ora a Milano allo Spazioborgogno e proseguirà per la Cina, destinazione Shanghai (SPSI Art Museum, giugno-luglio 2015).

Il progetto presenta espressioni, forme e strutture dell’attuale scena artistica italiana, un universo multidisciplinare fatto di idee, osservazioni, visioni. Una mostra “diffusa” in cui gli artisti che lavorano con tecniche diverse e si concentrano su diversi linguaggi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video, all’installazione, riflettono sul presente e sul senso di fare arte oggi in un sistema globale, che non è chiuso, ma apertissimo e in rapido mutamento. Caratteristico di un mondo che, non a caso, il sociologo polacco Zygmunt Bauman ha definito appropriatamente “liquido”.

Nella molteplice realtà artistica di oggi, in un sistema che tutto consuma e tutto omologa con movimento ininterrotto qual è la funzione dell’arte? Quali strategie può attivare l’artista per segnalare l’unicità del suo messaggio? Il progetto Visioni contemporanee vuole riflettere sul significato di “fare arte” e, in particolare, vuole analizzare e evidenziare alcuni aspetti dell’arte italiana, intesi come spazi di riflessione culturale e pluripercettivi del contemporaneo.

Un dialogo tra generazioni, sperimentazioni e vicende che presenta opere realizzate da chi riflette sul presente e sulle possibilità future, che racchiude la storia e la critica della società odierna, i suoi principi e le sue derive, e che attiva “esperienze di confine” tra realtà e immaginazione. Visioni contemporanee è il logos fisico e concettuale dove si intrecciano differenti espressioni dell’arte italiana, la cornice ideale e reale di uno spaccato significativo della cultura artistica del nostro Paese.

Gli artisti in mostra: AfterAll; Maura Banfo; Matteo Basilè; Domenico Borrelli; Botto&Bruno; Stefano Cagol; Gianni Caravaggio; Filippo Centenari; Davide Coltro; Peter Demetz; Rocco Dubbini; Paolo Grassino; Francesco Jodice; Mariangela Levita; Nicus Lucà; Domenico Antonio Mancini; Masbedo; Marzia Migliora; Moio&Sivelli; Marina Paris; Perino&Vele; Giulia Piscitelli; Marco Nereo Rotelli; Rosy Rox; Francesco Sena; Diana Avgusta Stauer; Adrian Tranquilli; Fabio Viale; Ciro Vitale.

Comitato scientifico: Guido Curto; Roberto Lambarelli; Gianluca Marziani.

Partner ufficiale: Sisal.

Con il Patrocinio di: Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli e della Reggia di Caserta; Comune di Milano; Regione Campania; Provincia di Napoli; Città di Capri; Comune di Anacapri; GAI – Giovani Artisti Italiani.

Sponsor: Flyren.

Spazioborgogno Artecontemporanea
Ripa di Porta Ticinese 113 – Milano
Dal 29 gennaio al 21 febbraio 2015
Orari di visita: da martedì a domenica, ore 12-19; lunedì chiuso
Inaugurazione mercoledì 28 gennaio, ore 18:30


martedì 27 gennaio 2015

"Sono stata io. Diario 1900-1999" di Daniela Comani al MAMbo per suscitare una riflessione sul tema della Shoah e della memoria.

In occasione del Giorno della Memoria, che il 27 gennaio ricorda la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, il MAMbo aderisce al progetto La Shoah dell’Arte, promosso dall'Associazione ECAD e patrocinato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dall'Unione delle comunità ebraiche italiane con l'adesione del Presidente della Repubblica.



Il museo ha scelto di segnalare un lavoro della Collezione Permanente particolarmente adatto a suscitare una riflessione sul tema della Shoah e della memoria: Sono stata io. Diario 1900-1999 di Daniela Comani

Per questa speciale circostanza l'artista ha realizzato un'inedita presentazione di materiali conservati nel suo archivio personale, che in parte costituiscono le fonti di Sono stata io, poiché tale raccolta non si è interrotta con l'esecuzione dell'opera ma prosegue tuttora. La sequenza delle immagini è accompagnata dalla versione audio inglese di Sono stata io. Attraverso questo nuovo lavoro, visibile negli spazi del foyer e intitolato Archivio in progress, i visitatori e le visitatrici del MAMbo avranno la possibilità di addentrarsi, dal 27 gennaio al 1 febbraio 2015, fra le motivazioni e i processi generativi di una delle opere più apprezzate della sua Collezione Permanente. 

Sono stata io. Diario 1900-1999 è disponibile anche come App per iPhone e iPad in italiano, inglese, francese, tedesco.

lunedì 26 gennaio 2015

Ultima settimana per poter visitare la mostra "Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985".

La mostra "Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985", visitata da oltre 300.000 persone, entra nell'ultima settimana di apertura. E da mercoledì 28 gennaio a domenica 1 febbraio, la mostra prolunga eccezionalmente gli orari e sarà visitabile tutti i giorni fino a mezzanotte (ultimo ingresso ore 22.30).



Marc Chagall. Una retrospettiva 1908‐1985 è la più grande retrospettiva mai dedicata in Italia negli ultimi 50 anni a Marc Chagall, con oltre 220 opere, prevalentemente dipinti, che guideranno i visitatori lungo tutto il percorso artistico di Chagall, accostando, spesso per la prima volta, opere ancora nelle collezioni degli eredi, e talvolta inedite, a capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private che hanno generosamente collaborato.

La mostra promossa dal Comune di Milano‐Cultura, è organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, Arthemisia Group, GAmm Giunti, curata da Claudia Zevi con la collaborazione di Meret Meyer e realizzata anche grazie al contributo di M&G Investments, società internazionale di gestione di fondi, sponsor unico. 


Segnalato da: 
Ufficio Stampa Arthemisia Group 
Adele Della Sala  
ads@arthemisia.it - M +39 345 7503572
Anastasia Marsella 
am@arthemisia.it - T +39 06 69380306 
Salvatore Macaluso
press@arthemisia.it - T +39 06 69380306

domenica 25 gennaio 2015

La Vita sconnessa di Enzo Cucchi

Ve lo ricordate Quarto potere, il film del 1941 scritto, diretto e interpretato da Orson Welles?? No, sì...Welles, in quel film, narra la vita del magnate della stampa Charles Foster Kane e lo fa seguendo il cosidetto modello narrativo della "detective story" ovvero facendola raccontare (la vita) alle persone che lo avevano conosciuto, amato e/o odiato...Alla fine non c'è sintesi: è lo spettatore che "tira le somme"... Un pò come avviene leggendo "Vita sconnessa di Enzo Cucchi", biografia dell'artista Cucchi , recentemente pubblicata per i tipi Quodlibet a firma di Carlos D'Ercole.

Come qualcuno ha scritto "Questo libro è un’indagine plurale sull’identità di un artista singolare, Enzo Cucchi (..)", pittore solitario, inquadrato (prima) nel brand collettivo della Transavanguardia e poi, dagli anni 80, divenuto "non inquadrabile".

In questo libro a parlar di Cucchi e della sua arte e della sua vita non ci sono critici e storici dell’arte (pare che lo abbiano fatto in tanti e in tanto) ma galleristi, artisti, amici, ex moglie e collaboratori...persone che gli sono state vicine, tanto umanamente quanto professionalmente: "Un eterno litigioso, bugiardo dalla nascita" (Emilio Mazzoli, gallerista) ; "Pensare che Enzo sia solo Umano è un errore" (Milton Manetas) ; "Enzo ama sempre crearti un problema" (Mimmo Paladino) ; e l'ex moglie (Brunella Antomarini) "Ci fa perchè ci è"....

Quello che ne esce fuori è un ritratto, appunto, disordinato, sghembo...sconnesso. "Enzo - gli chiede nell'ultimo capitolo Carlos D'Ercole - che artista sei?"

"Sicuramente il migliore" risponde Enzo Cucchi.

Insomma: Tutto ciò che avreste voluto sapere sulla vita di Enzo Cucchi e che non avete mai osato chiedere. In questo libro, c'è.


sabato 24 gennaio 2015

Pittura & Grafica, sei mostre personali di Fausto De Marinis, Victor Ferraj, Francesco Giostrelli, Antonio Haupala, Marzia Roversi, Girolamo Battista Tregambe a Casa Museo Sartori di Castel d’Ario

La Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova) in via XX Settembre 11/13/15, dal 25 Gennaio al 22 Febbraio 2015 presenta la rassegna “Pittura & Grafica, sei mostre personali di: Fausto De Marinis, Victor Ferraj, Francesco Giostrelli, Antonio Haupala, Marzia Roversi, Girolamo Battista Tregambe".

La mostra, curata da Arianna Sartori, gode dei patrocini del Comune di Castel d’Ario e dell’Associazione Pro Loco Castel d’Ario, si inaugurerà Domenica 25 Gennaio alle ore 11.00, alla presenza degli artisti. 

Orari: Sabato 15.30-19.30 - Domenica 10.30-12.30 / 15.30-19.00. 
Ingresso libero. 
Info: tel. 0376.324260

venerdì 23 gennaio 2015

La mostra “l’Acqua brucia” della pittrice friulana Mara Fabbro - dal 23 gennaio all'otto febbraio 2015 a Palazzo Thun di Trento

La mostra “l’Acqua brucia” della pittrice friulana Mara Fabbro - dal 23 gennaio all'otto febbraio 2015 a Palazzo Thun di Trento - ci immerge nel mondo colorato dei coralli e delle creature marine, ci porta in profondità dove “fumano” i camini idrotermali ma ci fa anche percepire l’arsura della mancanza del liquido più prezioso per la vita di tutti gli esseri viventi. 

L’acqua è infatti il tema dominante della mostra che l’artista rappresenta sotto vari aspetti con quadri materici e istallazioni dove la natura è l’ispiratrice dei suoi lavori. 

Giovanni Granzotto, curatore della mostra, sostiene che "Mara Fabbro ricorda quegli artisti che negli anni 50’ e 60’ avevano un rapporto quasi fisico e vitalista con la natura, con la realtà e che cercavano non di dipingere la natura ma di rappresentarla proprio quasi fisicamente."

L’artista dedicherà una visita guidata ai soci dell’Associazione Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Il desiderio della Fabbro di coinvolgere le persone non vedenti e dare anche a loro la possibilità di “vedere e partecipare alle sue opere” è frutto di un percorso iniziato tempo fa e la tipologia della sua tecnica, in quanto materica, si presta a questa nuova proposta.

Mara Fabbro - L’Acqua brucia
PALAZZO THUN
Trento - dal 23 gennaio all'otto febbraio 2015
Via Rodolfo Belenzani 3 (38100)
+39 0461884984 , +39 0461884386 (fax)

giovedì 22 gennaio 2015

DiversaMente - Maddalena Barletta, Simona Ragazzi, Roberta Serenari e Myriam Cappelletti.

Racconto-incontro di sensibilità  parallele in dialogo tra pittura, scultura e fotografia. Quattro personalità a confronto in uno scenario atemporale, tra mura millenarie, in mostra nel cuore di Bologna. Quattro artiste, quattro "menti" insieme per parlare d’arte. La differenza come particolarita’ dell’Essere.

Maddalena Barletta – “del Sacro e dell’ Umano’’ Frammenti di sculture sacrali e umane realtà si contrappongono e narrano della classicità e della contemporaneità. E mentre nella materia si realizza il pensiero e il sentire dello scultore attraverso una lenta elaborazione progettuale, lo scatto fotografico e’ il risultato di una istintiva fulminea intuizione che blocca l’attimo irripetibile della vita in corsa.

Simona Ragazzi – “Oltre il tempo” Sculture contemporanee già erose da un tempo non vissuto, sono le opere Archeologiche “Reperti del XXI sec. d.C.” dell’artista bolognese. Riscoperte, restaurate e catalogate a testimonianza di un consumismo divorato troppo in fretta; tessono un filo diretto coi codici figurativi contemporanei e gli elementi culturali arcaici riflettendo sul rapporto tra presente, passato e futuro e fornendo suggestioni, letture e narrazioni nuove. I lavori della Ragazzi svelano un alto profilo concettuale e comunicativo, che intrecciano con sensibilità e ironia le dimensioni del tempo e dello spazio.

Roberta Serenari – Pittura, nient’ altro che pittura. Dipingere è un atto eversivo. Per me è intingere il pennello nel veleno del sottile malessere che la nostalgia della Bellezza m’impone. E’ un’aprirsi al linguaggio silenzioso di un’emozione che dall’interno proietta la sua luce su tutto, divenendo padrona del pensiero e dilatandosi poi nell’immagine dipinta che è la sua unica estensione possibile.

Myriam Cappelletti – L’abito si fa fa “vita”,cambia volto…si fa trasparente, si fa tessuto leggero, si fa materico, si fa “scrittura,perché contiene la storia scritta del proprio vivere. Diventa cattedrale di carta, frammenti di esistenza, sovrapposizioni di esperienze, di momenti, di quotidiani respiri. Il persistente fruscio del silenzio.

DiversaMente ​
COMPLESSO TORRE ALBERICI
Piazza della Mercanzia n.3/A - Bologna 
dal 22/01/2015 al 26/01/2015

mercoledì 21 gennaio 2015

Banlieue - Mostra collettiva a Palazzo delle Stelline

L’Institut français Milano e l’Associazione ArtGallery presentano la nuova mostra collettiva dal titolo Banlieue, a cura di Federica Morandi, che inaugurerà mercoledì 4 febbraio 2015 alle ore 18.30.

La mostra intende offrire uno spunto di riflessione e uno spaccato simbolico di relazioni artistico e culturali delle periferie: banlieue come luogo d’insicurezza e precarietà sociale, ma anche inno alla ricchezza insita nelle differenze e al valore della convivialità. L’evento raccoglie opere di artisti italiani e francesi contemporanei, rappresentanti delle varie discipline espressive e tecniche artistiche: a coagulare i linguaggi delle opere in esposizione è il tema delle periferie, un confronto reale e diretto con la realtà. Una raccolta di lavori che testimoniano i principali approcci al concetto di periferia e le relative traduzioni formali verso la storia, la cronaca, la contemporaneità.

Il duo di street artists francesi, Ador&Sémor, partecipa alla mostra collettiva attraverso una live painting durante l’inaugurazione: il loro lavoro s’ispira alle periferie parigine, a quelle banlieue che bruciavano nel 2005 e che sono rappresentate da segni marcati, graffiti suggestivi e ritmi underground. Il loro sguardo coglie con una vena ironica e a tratti beffarda, istanti di vita, tra gioia e lacrime, tra sogno e realtà, uomini e donne che abitano un universo urbano difficile. Il linguaggio vigoroso e personale di Ador&Sémor dialoga con l’estetica dark e pop di Michele Guidarini, un mix di penne, pennini, pennarelli, spray e collage, che gioca con le forme e le icone della vita quotidiana, per esprimere il disagio delle periferie e contrapporre amore e morte, tristezza ed euforia, dramma e comicità. I volti delle banlieue sono invece illustrati da Massimiliano Petrone, artista torinese, che decostruisce le immagini a favore di una precarietà della forma: i suoi lavori si focalizzano sulle persone che vivono le periferie ogni giorno, gente che possiede particolarità fisionomiche e tratti stravaganti, dal musicista, alla pin-up, al writer.

La contraddizione tra centro e periferia è ben evidenziata da Sanja Milenkovic, che dopo aver trascorso un periodo di residenza artistica a Parigi, si lascia ispirare dagli spazi e dalle folle: superfici immense e dilatate appaiono anonime, senz’anima, come contenitori di strutture omologate e ripetitive. Anche le persone diventano simili tra loro, si ammassano in aree apparentemente stereotipate, prive di riferimenti storici e culturali. Il concetto di realtà standardizzata torna con i lavori di Jacopo Prina, che concepisce le banlieue come luoghi di passaggio, in cui gli individui condividono in modo empatico la routine quotidiana. Il riferimento alle mappe permette una presa diretta delle realtà periferiche come viste dal satellite, definendo percorsi e itinerari, sintetizzati in linee e colori e oggetti che indicano la strada da seguire.

La periferia di Giulio Vesprini, artista marchigiano dalla naturale inclinazione all’architettura, è rappresentata da geometrie e linee che si fondono con gli elementi naturali; i suoi lavori si collegano alla tradizione della street art grazie ad un perenne studio del segno e all’elaborazione di strutture dal forte impatto emotivo. Le forme sono un gioco di visioni e l’ambiente si pone come punto focale: ecco creata una metafora del mondo intorno a noi, attraverso l’estrapolazione di frammenti della realtà, testimoni dei grandi temi di oggi. Operazione che attua anche Silvano Belloni nei suoi scatti fotografici, dove Parigi e le sue periferie sono ritratte in manifesti lacerati, graffiati e maltrattati, portavoce di realtà problematiche e contrastanti. L’artista si muove tra la spinta urgente per la ricerca di contenuti contemporanei e una rigorosa conoscenza tecnica ed estetica legata al mondo della comunicazione.

Banlieue delinea una mappa di simboli e linguaggi che punteggiano il nostro oggi: l’arte esiste per gli artisti come risposta immediata alla realtà, alla vita, alla quotidianità, al fine di rappresentare scorci di esistenza con il ritmo frenetico del nostro tempo.

Banlieue è sostenuta da Eau Thermale Avène, marchio dei Laboratoires Pierre Fabre che da sempre si prende cura del benessere delle pelli sensibili assicurando loro efficacia, sicurezza e benessere grazie a prodotti dermocosmetici venduti in farmacia, frutto di una ricerca dermatologica all'avanguardia.
Prosegue la collaborazione con l’Associazione ArtGallery di Milano nel comune obiettivo di promuovere i giovani talenti dell’arte contemporanea.

http://www.eau-thermale-avene.com/


Banlieue
Mostra collettiva
Un progetto dell’Associazione ArtGallery di Milano in collaborazione con l’Institut français Milano
A cura di Federica Morandi

Institut français Milano
Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 63, 20123 Milano

Periodo espositivo: 5 febbraio – 6 marzo 2015
Dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19
Vernissage: 4 Febbraio 2015 18.30 - 21

Associazione ArtGallery Milano
Via Orseolo 3
20144 Milano
T. 02 58102678
F. 02 45509797
info@associazioneartgalelry.org
www.associazioneartgallery.org

Institut français Milano
Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 63
20123 Milano
02 4859191
milano@institutfrancais.it
www.institutfrancais-milano.com

lunedì 19 gennaio 2015

THROUGH PAINTING - Marc Breslin, Ana Manso e Tiziano Martini alla Fondazione Rivolidue di Milano

La programmazione 2015 della Fondazione Rivolidue di Milano (via Rivoli 2) si apre con la collettiva, in programma dal 21 gennaio al 21 febbraio, di Ana Manso (Lisbona,1984), Marc Breslin (New York, 1983) e Tiziano Martini (Soltau,1983): Through painting.

Rivoli2 continua così la sua missione di promuovere e documentare il percorso di artisti emergenti, italiani e internazionali.

Marc BreslinAna Manso e Tiziano Martini sono tre artisti nati negli anni '80; provenienti da tre diverse parti del mondo, lavorano con il media pittorico in modalità distinte, accomunati dalla volontà di catturare sensazioni, emozioni, stati d'animo, tramite l'atto pittorico, lo spazio, il tempo e i luoghi che esso "abita".

Il processo pittorico è vissuto come sviluppo di passaggi che contemplano non solo l'atto formale ma il media stesso e i suoi rimandi ad "altro". Potremmo dire che il limite della pittura è per tutti e tre un punto di partenza.
Possono essere considerati, sotto alcuni aspetti, discendenti della pittura analitica: la pittura non deve più rappresentare qualcosa per essere legittimata, ma è sufficiente che parli di se stessa, che indaghi il rapporto tra l'artista e la tela e tra l'azione dell'artista e la traccia che di essa rimane.

L' indagine che essi affrontano contempla la relazione tra la pittura, lo spazio ma anche la "non pittura" come nel caso di Martini in cui le tele sono "dipinte" da agenti atmosferici esterni e l'artista interviene solamente nel bloccare un processo naturale in un momento preciso, il momento in cui è lui stesso a decidere quale "immagine" vuole che resti impressa e che quindi vuole offrirci.

Per Marc Breslin, artista residente a Los Angeles che lavora attra­verso la strat­i­fi­cazione su super­fici e materiali diversi, ilseminterrato della Fondazione diventerà una sorta di studio dove proporre una serie di nuovi dipinti e mostrare per la prima volta un video, Avalon Cruise, realizzato nell' Avalon Boulevard in South Los Angeles e che ci ripropone una visone speculare e inconsueta della città.

Ana Manso presenterà invece un wall painting pensato appositamente per il piano terra della Fondazione, in cui si inseriscono dei lavori pittorici. L'interesse dell'artista è focalizzato sul dominio dell'apparenza che nasce da questa relazione.




Fondazione Rivolidue.
La Fondazione Rivolidue nasce nel 2013 con lo scopo di promuovere, documentare e sperimentare, nell'ambito delle realtà culturali, il percorso di artisti e curatori, mettendo a disposizione uno spazio per far conoscere progetti e lavoro di ricerca e, al contempo, offrendo la possibilità di entrare in relazione con le diverse rappresentanze del mondo dell'arte e con il pubblico.
Rivolidue si trova a Milano nel cuore di Brera, accanto al Piccolo Teatro Strehler.
Lo spazio è collocato all'interno di un tipico palazzo milanese e si affaccia su di un cortile con una vetrata che lo caratterizza: 140 mq disposti su quattro livelli, di cui tre dedicati ad ospitare i progetti espositivi.

www.rivolidue.org


domenica 18 gennaio 2015

Wim Wenders : L'America raccontate in 34 fotografie a Villa e Collezione Panza, Varese.

Fino a marzo Villa e Collezione Panza, splendida dimora del FAI nel cuore di Varese, ospita 34 fotografie realizzate negli Stati Uniti tra la fine degli anni Settanta e il 2003 dal regista e maestro del Nuovo Cinema tedesco Wim Wenders, catturando strade, paesaggi, drive-in, supermercati mentre viaggiava alla ricerca di possibili set per i suoi film. 

Le immagini, di cui alcune di grandi dimensioni, sono allestite secondo un percorso che dialoga con il contesto della Villa. L’intera mostra è dedicata da Wim Wenders all'amico Dennis Hopper e a Edward Hopper, suo riferimento artistico. Un filo rosso accompagna il visitatore lungo l’esposizione alla scoperta della personale lettura dell’America del regista tedesco che con la sua macchina fotografica riproduce visioni che scardinano la normale percezione del paesaggio e fanno emergere l’essenza dei luoghi ritratti e la funzione letteraria e narrativa dell’immagine.

"Considero Villa Panza un luogo che rappresenta il cuore della cultura europea e al tempo stesso, grazie alla collezione Panza, l'unione tra l'Europa e l'America nella sua piena espressione. Non avevo mai pensato a una mostra dedicata all'America, ma questo luogo me l'ha ispirata e penso sia stato un grande privilegio poterla fare". (Wim Wenders)

WIM WENDERS. AMERICA
dal 16 gennaio al 29 marzo 2015
Villa e Collezione Panza, Varese.




Villa Panza

sabato 17 gennaio 2015

Tina Modotti al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri

Fino all'8 marzo 2015, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri ospita la mostra dedicata ad una delle donne fotografe più celebri al mondo, Tina Modotti.

“Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo… Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.” (Tina Modotti, Sulla fotografia).

Fotografa, attrice, musa di artisti e poeti, attivista politica,Tina Modotti è stata una delle personalità più eclettiche del panorama artistico del secolo scorso.

La mostra, realizzata da Cinemazero e curata da Riccardo Costantini, ripercorre l'intera vita di Tina e ne ricostruisce sia la sua straordinaria esperienza artistica – che la vide prima attrice di teatro e di cinema in California, e poi fotografa nel Messico post-rivoluzionario degli anni venti – sia la sua non comune vicenda umana.

Un cammino che educa l’occhio dello spettatore contemporaneo, riportandolo alla misura calibrata e meditata che caratterizza tutta l’opera della Modotti, cogliendo la forza caratteristica della fotografia: il suo non voler essere a tutti i costi “arte”, ma il suo dover essere qualitativamente valida per raccontare al mondo gli infiniti aspetti della vita.

CENTRO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA
SCAVI SCALIGERI
CORTILE DEL TRIBUNALE - VERONA
Mostra a cura di Cinemazero

Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri - Cortile del Tribunale (Piazza Viviani) - Verona
scaviscaligeri.comune.verona.it

giovedì 15 gennaio 2015

Orobie Film Festival - Dal 17 al 24 gennaio 2015



                    OFF: La montagna in città 

                               Serata inaugurale sabato 17 gennaio alle ore 20.30 - Ingresso libero

                                                 Tutta la vita di Messner in un film
              Performance teatrale in anteprima assoluta "Sesto Grado-Riflessi di montagna"
   Premio Montagna Italia 2015 alla sezione di Bergamo dell'Unione Operaia Escursionistica Italiana




Frame tratto dal film fuori concorso MESSNER: IL FILM di Andreas Nickel





La Soprano Silvia Lorenzi, fondatrice della Compagnia delle Chiavi che ha realizzato appositamente per OFF 2015 una performance teatrale in anteprima assoluta.


   PREMIO MONTAGNA ITALIA 2015
Per la nona edizione il Premio Montagna Italia viene consegnato in serata inaugurale alla sezione di Bergamo dell'UOEI-Unione Operaia Escursionistica Italiana alla presenza del Presidente Lorenzo Gaini.

L'Associazione ha compiuto nel 2013 cento anni di attività dedita alla montagna e soprattutto ai sentieri bergamaschi e all'organizzazione di escursioni.

I FILM IN CONCORSO PROIETTATI IN SERATA INAUGURALE



Frame tratto dal film SKY WALKERS di Claudio Pesenti



Frame tratto dal film ICEFALL di Joseph Areddy

Per maggiori informazioni visita il nostro sito www.montagnaitalia.com/OFF2015.html
Per scaricare il programma completo dell'iniziativa clicca qui
Fotografia ufficiale 2015 di Roberto Bianchetti : il Regina Margherita, posto sulla vetta della punta Gnifetti rappresenta il rifugio alpino più alto d’Europa a 4.554 mt. 





Un progetto promosso da


Ufficio stampa e comunicazione
In collaborazione con












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Orobie Film Festival Bergamo
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mercoledì 14 gennaio 2015

Vittorio Comi, Marianna Gasperini e Anna Turina creeranno un‘installazione on site dal titolo “Wine Way” a Agriturismoinfiera 2015

Una nuova edizione ricca di novità per Agriturismoinfiera, la rassegna dedicata alle aziende agrituristiche italiane che si terrà a Milano il 24 e il 25 gennaio 2015 presso il Parco delle Esposizioni Novegro.

Progetto innovativo di quest’anno: Agri-Arte un’area interamente dedicata all'arte contemporanea con opere ispirate alla natura. I tre artisti che interverranno Vittorio Comi, Marianna Gasperini e Anna Turina creeranno un‘installazione “on site” dal titolo “Wine Way”, prendendo spunto dalla riflessione sul rapporto uomo-natura-convivialità. La natura visitata in quanto luogo ancestrale dove riflettersi liberamente, un generoso bacino da cui attingere rinnovate energie psicofisiche, spunti creativi e, attualmente, sospensione dalla frenetica vita contemporanea. 

“Riappropriarsi delle sensazioni – spiegano Comi, Gasperini e Turina -  attraverso ciò che l’ambiente naturale offre per poi riscoprire genuinità e benessere nella gestualità, nella visione e nel sapore tramite un’ installazione in cui il vino, bevanda simbolo della convivialità per eccellenza, è non solo nettare, ma inchiostro alternativo col quale tracciare e, quindi, testimoniare, la propria presenza nello spazio e nel tempo.


Vittorio Comi
Fonda nel 1984 la “Vittorio Comi Plinko Password”, un laboratorio d’arte per la creazione di effetti speciali e allestimenti di scenotecnica per cinema, televisione, eventi, teatro, musei, mostre e parchi tematici. Nel 2008 decide di dedicarsi alla ricerca di nuovi materiali e di lavorare solo come artista.
“ Creo i miei lavori soprattutto con essenze erbose delle quali scelgo le caratteristiche estetiche e vegetative. Le mie esperienze artistiche di scultura, pittura e installazione confluiscono in queste opere senza la ricerca di una categoria precisa o della riconoscibilità di uno stile. Mi interessa invece l’immediatezza dell’arte e della sua lettura,  prediligo l’aspetto innovativo e a volte spettacolare dell’arte, le geometrie astratte, l’estetica minimale ed anche figurativa. La ricerca continua mi ha portato a lavorare con materiali sempre diversi, quelli che prediligo sono i capelli umani e gli alcolici.”

Marianna Gasperini
Forte di una splendida mano nel disegno e di un notevole senso plastico, la Gasperini costruisce passo dopo passi il suo singolare universo, un mondo in cui il corpo, soprattutto quello femminile, è indagato con sguardo ora dolcissimo ora brutale, ora con segno elegante e sinuoso ora con gesto aggressivo e inquieto.
Nella trasparenza del vetro Marianna sembra trovare la propria dimensione ideale. La sua materia d’elezione, coniugata con altri materiali, piegata a dialoghi inaspettati, plasmata in vetrofusione o a casting (tecniche tradizionali abilmente rivisitate dall’artista), si fa perfetta espressione del suo sentire; opere che nascono da un pensiero autobiografico che finiscono per diventare universali. Il corpo è sempre presente nella ricerca della Gasperini, fin dai suoi primissimi lavori. Le opere di Marianna sono tracce di corpi, segni lasciati nella materia: calchi che nascono da un corpo singolo per rappresentare un corpo collettivo.
Marianna per Agriarte esporrà anche la sua linea lemarienne e design in vetro, oggetti per la casa.

Anna Turina
Anna Turina (1973) affascinata dallo spazio come luogo da vivere sperimentando, lavora prevalentemente con il ferro sfruttandone i diversi aspetti, senza tralasciare altri mezzi in rapporto ai luoghi con cui è chiamata ad interagire. Caratteristica portante della sua ricerca è pensare al visitatore non come a uno spettatore ma come a un fruitore, chiamato a relazionarsi con l’oggetto artistico, "vivendolo in modo diretto, come esperienza reale e personale. A essere sollecitati non sono tanto i meccanismi percettivi quanto piuttosto le logiche esperienziali e la fantasia creativa di ciascun individuo".

Ad arricchire la maestosa installazione saranno esposte anche numerose opere dei tre artisti.

Per informazioni è possibile telefonare al numero 0362 1636218, visionare il sito www.agriturismoinfiera.it o la pagina ufficiale www.facebook.com/Agriturismoinfiera

martedì 13 gennaio 2015

Lo spessore della storia: artisti americani lontani dai riflettori

Sarà Philip Rylands, Direttore dal 2000 della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, a tenere la conferenza dal titolo «Lo spessore della storia: artisti americani lontani dai riflettori», in programma presso Fondazione Roma Museo - Palazzo Sciarra il prossimo 15 gennaio alle ore 18.00, in occasione della mostra American Chronicles: The Art of Norman Rockwell, aperta fino all’8 febbraio 2015.

Il mercato dell’arte è caratterizzato oggi dal predominio di alcuni artisti diventati, per così dire, iconici. Accanto a nomi mitizzati - celebrati in grandi mostre monografiche - ci sono molti artisti meno noti, eppure di grande qualità e coerenza. In America, nella seconda metà del Novecento, dietro figure come Pollock, de Kooning e Rothko, ci sono Charles Seliger e William Baziotes, che rinunciano all'Action Painting a favore del Surrealismo; Mark Tobey - anticipatore del cosiddetto «allover painting» e vincitore di un premio alla Biennale di Venezia - ma anche Rauschenberg; Jack Tworkov, che rimane all'ombra di de Kooning; Stuart Davis, «American Cubist» degli anni '30, che nel dopoguerra prosegue con una produzione propria distaccata dall'Espressionismo Astratto. E lontano dai riflettori rimase anche Norman Rockwell, uno dei più acuti osservatori e narratori della società statunitense, spesso citato con l’appellativo di «Artista della gente».

La conferenza, che vedrà anche la partecipazione di Danilo Eccher, Direttore della GAM di Torino e curatore della mostra insieme a Stephanie Plunkett (Chief Curator del Norman Rockwell Museum), sarà un’ulteriore occasione per conoscere l’artista Rockwell, la sua produzione, ma anche il più ampio scenario dell’arte americana del periodo. 

La mostra American Chronicles: The Art of Norman Rockwell, per la prima volta in Italia, è una retrospettiva sul percorso creativo di Norman Rockwell (1894-1978)  e presenta più di cento opere - tra dipinti, documenti e fotografie -  e la raccolta completa delle 323 copertine originali del noto magazine The Saturday Evening Post.

Il corpus delle opere è molto vario; alterna infatti la spensieratezza delle origini, racchiusa nell’espressione di un fanciullo che fugge per una marachella – come ad esempio in No Swimming del 1921 – a tematiche civili come il dramma dell’apartheid, rappresentato, ad esempio, dalla bambina afroamericana che, in The Problem We All Live With (opera del 1964), per avvalersi del diritto all’istruzione viene scortata a scuola dagli sceriffi federali.

La mostra American Chronicles: the Art of Norman Rockwell è promossa dalla Fondazione Roma, organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei e dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge, in collaborazione con La Fondazione NY e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma.

La partecipazione alla conferenza è gratuita, dietro presentazione del biglietto di mostra acquistato in qualsiasi data. Info e prenotazioni: T. 06.697645599

Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra
via Marco Minghetti, 22 - Roma
Informazioni e prenotazioni

lunedì 12 gennaio 2015

A occhi spalancati - Capolavori dal Museo dell'Impressionismo Russo

Jurij Pimenov - Cartelloni sotto la pioggia, 1973, 86,7х80,7

A occhi spalancati è l’'anticipazione, meglio l’'anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei “musei imperdibili” per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l’'apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. Qui, dal 13 febbraio al 12 aprile, in Palazzo Franchetti, il pubblico italiano e internazionale potrà ammirare 50 capolavori del futuro museo moscovita, il meglio del meglio della sua imponente collezione d’arte. Un “biglietto da visita” estremamente raffinato, per annunciare una collezione di sicuro interesse internazionale.

La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli. È un’indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all’estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell’arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa.

Tit Dvornikov - Al mare, 1912 circa, 61x50

Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia. Il momento di maggior fioritura dell’Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l’inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore.


L'’Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l’opera di paesaggisti come Fedor Vasil’ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovicev e Stanislav Zukovskij, tutti presenti in mostra – a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.

La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra – i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

Igor’ Grabar’- Paesaggio invernale, 1940-1950, 46,5х50
La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell’Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov, che non si possono certo considerare “impressionisti” in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.



Il Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo.


Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C’è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli. Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l’esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee.

Nikolaj Bogdanov - Bel’skij
Estate, 1911, 165х117
Come abbiamo accennato, quella di ”impressionismo russo” è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.



Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet)l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki). Lo scopo era quello di diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.


L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in Cto takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà diAbramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l’artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili. I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei.





Informazioni utili:

Sede della mostra: Palazzo Franchetti
Campo Santo Stefano, San Marco 2847, Venezia
Date: dal 13 febbraio al 12 aprile 2015
Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18
Chiuso il lunedì 
Ingresso: libero
Catalogo: Terra Ferma 




Ufficio Stampa

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049 663499, e-mail: gestione3@studioesseci.net; www.studioesseci.net